E’ il tredicesimo protocollo che viene sottoscritto dall’insediamento del Governo, facendo seguito a quelli già siglati con le Regioni Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Umbria, Puglia, Sicilia, Lombardia, Molise, Piemonte e Basilicata, mentre altri due, con le regioni Emilia-Romagna e Toscana, erano stati firmati dal ministro Cancellieri.
Il filo che li unisce è rappresentato dalla volontà di continuare a dare concreta attuazione ai principi contenuti nell’art. 27 della Costituzione che recita: “le pene…devono tendere alla rieducazione del condannato”. Il lavoro in questo senso rappresenta lo strumento principale, assieme allo studio, per favorire il processo di inclusione sociale e l’adozione di modelli di vita che facilitano il reinserimento sociale e riducono, come ampiamente dimostrato, i tassi di recidiva. E’ necessaria dunque, perché le azioni siano incisive, una sinergica collaborazione fra le diverse istituzioni e l’elaborazione di progettualità che offrano concrete opportunità di lavoro.
Le Parti, rinviando per il dettaglio alle due Appendici operative, con il Protocollo si impegnano a:
- elaborare iniziative nelle comunità dove siano presenti Istituti di pena, Uffici di esecuzione penale esterna e strutture della Giustizia minorile;
- definire attività trattamentali, progetti specifici, trattamento per i minori e inclusione socio-lavorativa per le persone già in esecuzione esterna;
Alle Parti il compito di individuare le risorse finanziarie fra i fondi nazionali, regionali o comunitari che siano nella loro disponibilità e monitorare la corretta esecuzione delle azioni avviate.
L’Accordo sarà valido sino alla conclusione della programmazione comunitaria 2014-2020.