L’INTERVENTO. L’azzardo di Draghi al Quirinale

L’INTERVENTO. L’azzardo di Draghi al Quirinale

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Gli autosabotatori dell’Italia vogliono spedire il premier al Quirinale, per toglierlo da Palazzo Chigi e anticipare le elezioni. Tutto questo accelererebbe la presa del potere dei neo, ex, post fascisti e manderebbe in rovina la Repubblica. Una strada alternativa c’è, ma va costruita. Purtroppo Pd e Forza Italia non l’hanno capito e continuano a interpretare il ruolo di volenterosi complici dei populisti.

A sperare che Draghi lasci Palazzo Chigi per traslocare al Quirinale sono tutti coloro che hanno subìto la nomina dell’ex banchiere centrale a capo del governo per salvare il paese dalla pandemia e dal disastro economico creati dal coronavirus e dal Conte due. I sabotatori sono sia i sostenitori del governo Conte due e del mai nato Conte tre sia gli oppositori che hanno sperato di incassare politicamente il malcontento generale, senza dimenticare tutti quelli che hanno furbescamente finto di applaudire la scelta di Sergio Mattarella ma che in realtà hanno presto cominciato a rumoreggiare nel momento esatto in cui hanno capito che con Draghi non avrebbero toccato palla.

E, quindi, oggi sarebbero disposti a spedirlo al Quirinale sia Matteo Salvini sia Giorgia Meloni in perenne modalità Papeete al fine di anticipare lo scioglimento delle Camere e di incassare il consenso dei sondaggi, proprio adesso che sono ancora caldi. Sarebbe prontissimo a eleggere Draghi anche Giuseppe Conte per rivalsa tardo-adolescenziale e perché spera ancora di guidare alle elezioni le masse progressiste su gentile concessione del Partito democratico. L’idea tenta anche il Pd, o almeno la parte che conta del Pd, per nessun apparente motivo logico o razionale o politico se non quello di precludere ogni ipotesi riformista o liberal-democratica e di fare un dispetto ai padri dell’operazione che ha disarcionato Conte e portato Draghi a Palazzo Chigi.

Poi ci sono quelli che un tempo si chiamavano utili idioti. Si sentono dei gran furbacchioni, del resto sono capaci di scaltrezze tipo quella dello scorso anno a sostegno al referendum populista con cui è stato mutilato il Parlamento repubblicano e vilipesa la politica. Questa volta la trovata geniale dei compagni di strada del populismo è la seguente: eleggere a febbraio Draghi al Quirinale come una garanzia per quando i sovranisti vinceranno le elezioni.

  Non è ben chiaro cosa ne pensa Letta, impegnato nel collegio senese ma per la verità sarebbe quello più autorizzato per una grande battaglia per lasciare Draghi a Palazzo Chigi. Tace anche se nelle ultime ore ha dato segni di vita dicendo in un dibattito con la Meloni che Draghi governerà fino al 2023.

  Ma come non fa ormai su tante cose, ci vorrebbe una voce potente perché Mattarella resti ancora qualche anno. L’ha persino levata questa voce Roberto Benigni una settimana fa mentre ritirava il Leone d’Oro alla carriera al Festival del cinema di Venezia. E se lo dice Benigni non lo può dire anche Letta il taciturno, del resto toscano come il nostro grande Benigni? Suvvia, un po’ di coraggio segretario, sennò ci ritroveremo al Colle un uomo o una donna senza storia e futuro!