APPUNTI (elettorali/5). Occhiuto ri-conquista la Regione mentre il Csx fa flop (annunciato)

APPUNTI (elettorali/5). Occhiuto ri-conquista la Regione mentre il Csx fa flop (annunciato)

occhiuto

UNO. Chapeau a Roberto Occhiuto che ha ri-vinto, ed ha ri-vinto bene, le elezioni regionali calabresi. Gli auguriamo buon lavoro perché se riuscirà a lavorare bene, e non sarà facile, sarà una bella notizia per i calabresi.
Con il suo 54,7% Occhiuto ha miracolosamente quasi raggiunto l’insuperato exploit (di una coalizione di Cdx) di due anni fa di Jole Santelli che aveva toccato il 55,29. Addirittura rispetto ai voti ottenuti dalla signora calabrese del Cdx Occhiuto ne ha perduti, soltanto, un po’ più un po’ meno di 18mila.

Il risultato del Cdx calabrese, è stato notato da molti analisti italiani, è controcorrente ed esprime una logica diversa e contraria a quella del voto nazionale. E’ vero. Ma è anche vero che se è voto diverso da quello nazionale è voto in linea col trend e alle abitudini del voto dei calabresi negli ultimi decenni.
E’ stato come se la spinta della precedente vittoria di Jole Santelli non si sia consumata ed estinta in meno di due anni e che quindi i calabresi, migliaio  più migliaio meno, abbiano restituito al Cdx il pallone finito fuori campo. Perfino il corpo elettorale è stato identico: con la Santelli 44,33; con Occhiuto 44,36; una modifica impercettibile e fisiologica (il crollo dell’affluenza alle regionali si è verificato dopo la presidenza Scopelliti quando Oliverio venne eletto con una drastica riduzione dei votanti che andarono per la prima volta sotto il 50%).

Insomma, in questa tornata elettorale le modifiche, quelle sì sostanziali, sono state all’interno dei due schieramenti non tra i due schieramenti.

Questo non diminuisce il valore della vittoria di Occhiuto che è riuscito a conservare il risultato della Santelli. In realtà, gli elettori del 2020, quando vinse la Santelli, non hanno trovato alcun motivo consistente per modificare il proprio orientamento. I danni di Spirlì e della giunta Santelli (non più diretta dalla Santelli), hanno causato alla fine la perdita irrisoria di meno di ventimila voti. Mentre dal Csx non è arrivata nessuna luce dopo il disastro Callipo.

La regola del "pendolo", che registra lo spostamento massiccio del voto calabrese ogni cinque anni da uno schieramento a quello opposto, purtroppo, resta ferma. Purtroppo, perché significa che la Regione Calabria, come istituzione, continua ad essere un corpo che non riesce a mantenere quel che teoricamente promette.

La Regione non riesce a migliorare la vita dei calabresi. Non ha potere di modifica. Indipendentemente da chi la governa. Lo strumento non è adatto alla bisogna. E’ così in tutta Italia dove le Regioni si limitano ad assecondare spinte e pulsioni che trovano. Se una Regione di suo va già bene può migliorare. Se va male, precipita. E’ questa, dal 1970, la storia delle Regioni italiane. Sono, piaccia o no al Leghismo, lo si è visto ampiamente al tempo del Covid, un peso e un ostacolo allo sviluppo dell’intero paese. Si limitano ad assecondare le condizioni economiche e sociali che trovano: alimentano egoismi territoriali, bloccano inversioni di tendenza. Diversamente da quanto è accaduto nella storia della Repubblica prima che venissero istituite. Questa volta l’esiguità del tempo dalla scomparsa della Santelli, ha impedito che la responsabilità dell’incapacità dell’Istituzione Regione venisse scaricata (ancora una volta) sul ceto politico scelto dai calabresi che quindi, con piccole modifiche, hanno rinnovato il loro voto e la loro fiducia. Di questo Occhiuto s’è avvantaggiato.

DUE. Il voto calabrese, quindi, è rimasto estraneo e contrario al voto nazionale. Lo dimostra un paradosso: mentre in passato i risultati elettorali della Calabria non venivano presi in considerazione e/o analizzati da nessuno (tanto erano voti clientelari, familistici e mafiosi: una balla colossale cucita sopra e contro la Calabria, anche col contributo dei calabresi, che ha tolto peso politico ai suoi eletti di tutti i partiti) in questa tornata il voto calabrese è stato portato e venduto in tutta Italia dagli analisti  su tutte le prime pagine dei grandi giornali come il risultato di una strategia geniale che il Cdx dovrebbe seguire nel resto del paese.

E’ certamente vero che il Cdx vince in Calabria perché Fi stravince dentro la coalizione di Cdx assorbendo (anche) voti dalla Lega (che perde un terzo del proprio patrimonio elettorale, il 4%) e perfino quelli di  Fdi (che perde il 2% passando dal 10,86 all’8,70; perdita compensata in “immagine” perché Fdi diventa la seconda forza della coalizione sorpassando la Lega), ma è probabile che sul voto abbiano giocato componenti diverse da quelle sbandierate.

La confusione è probabilmente dovuta al fatto che i leader italiani del Cdx, per giustificare la sconfitta nel paese, hanno scaricato tutto sulle scelte delle candidature (sbagliate o ritardate) anziché fare i conti con le politiche promosse dalla Lega di Salvini e dai Fdi della Meloni (forse non adeguatamente contestate da Forza Italia) che sono la ragione della sconfitta in Italia del Cdx.

TRE. E il Csx? Non aveva molto spazio di ripresa. Ma è vero che non solo non c’ha veramente tentato ma addirittura ha ragionato e s'è comportato (sia pure con importanti eccezioni) fin dall’inizio come futuro perdente. Non si capisce come sia stato possibile che abbia avallato l’esasperato populismo di de Magistris, già clamorosamente fallito e bocciato a Napoli, come una scheggia della sinistra, favorendo perfino l’equivoco in cui sono caduti intellettuali calabresi prestigiosi che si sono assunti la responsabilità di nobilitarlo, nonostante De Magistris avesse più volte detto che chiedeva voti a destra e sinistra, argomento tipico del populismo di destra.
Ma le ragioni più di fondo della sconfitta del Csx sono nella storia e nelle vicende del Pd calabrese a partire dal momento del suo commissariamento avvertito come un giudizio drasticamente negativo della sua realtà, che ha incollato sul Pd l'immagine di inaffidabile. E partito debole e politicamente inadeguato al tentativo (difficile) di vincere si è rivelato. Ha prima accettato la trappola tesa a Roma a favore di Callipo (ottimo industriale ma politico incapace, anche se ha avuto il merito di capirlo e ritirarsi subito dopo essere stato eletto) e poi è entrato in confusione quando, per timore di Oliverio, che col Pd alla fine non è stato lucido e generoso, ha finito col rinunciare alle primarie. Alla fine, nonostante l'impegno, la passione e l'entusiasmo della prof Amalia Bruni, che ha accettato di afferrare la patata bollente, non mi pare si potesse far di più.

La conclusione è che mentre in Italia sembra emergere uno sforzo del Pd per riconnettersi alla storia e ai bisogni del paese, la Calabria resta fuori da questo progetto. Il Csx è andato al voto calabrese con la certezza della sconfitta. Ha così provocato una sorte di liberi tutti del proprio mondo. C’è ora chi argomenta che la frammentazione in tre blocchi distinti del Csx sia stata irrilevante rispetto alla sconfitta avendo conquistato Occhiuto oltre il 50% dei suffragi. Ma è un argomento fasullo perché la frantumazione ha tolto qualunque credibilità alla possibilità di vincere del Csx e, quindi, ha alimentato nell’elettorato, almeno in quello meno convinto e meno politicizzato, astensione dal  voto e disinteresse. Sarà interessante vedere come le forze di sinistra, a partire dal Pd, tenteranno di risalire la catastrofe in cui sono precipitate.