LA POLEMICA. Lettera aperta al senatore Monti sulla mancata liberalizzazione dei vaccini e l'Africa

LA POLEMICA. Lettera aperta al senatore Monti sulla mancata liberalizzazione dei vaccini e l'Africa

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Egregio senatore Monti,

Ieri sera ho assistito con attenzione e rabbia alla trasmissione di Inonda. Sono un ex professore di física teorica dell’UNICAL. Immagino che Ella riceva molta corrispondenza e mi permetto di menzionarLe, anche se con qualche imbarazzo, le referenze dei professori Rubbia e Parisi, che Le potranno dissipare un possibile dubbio che sia un grafomane.

L’attenzione non richiede spiegazioni né giustificazioni. La rabbia sì.

È stato ricordato che 10 paesi hanno acquistato il 70% dei vaccini. E non lo si sapeva da tempo? Per mesi i primi dieci paesi avevano somministrato l’85% delle dosi e non erano i dieci paesi che oggi capeggiano la lista relativa.

Il Canadà aveva ordinato vaccini per quasi cinque volte la sua popolazione. I dati relativi all’Europa o almeno ai maggoiri paesi dell’UE sono appena minori. Il programma del presidente Biden prevede un terza dose generalizzata.

I richiami su quello che poteva succedere in Africa non si contano, ma ci si crogiolava nel fornire dubbie spiegazioni demografiche della bassa incidenza in quel continente. e si è anche in un principio anteposta la credibilità verso i cittadini europei, sottovalutando il rischio delle disuguaglianze regionali.

Ora ci si preoccupa della seconda variante di origine sudafricana, anche se l’argomento è borderline dal punto di vista scientifico. L’eventuale buco dei vaccini e la gravità dei suoi effetti non è ovvio siano direttamente proporzionali al numero delle mutazioni, anche se i dati sui contagi in quella regione sembrano invero indicare un’alta contagiosità della nuova variante. Tuttavia, anche chi è digiuno di statistica e genetica dovrebbe comprendere il nesso causale tra l’esistenza di un ampio bacino di suscettibili al contaggio, il suo sviluppo e l’apparizione di mutazioni del virus.

Si è parlato delle dosi che saranno sprecate, con qualche autoassoluzione in quanto l’Africa non sarebbe (ma è poi vero?) in grado di utilizzarle, ma in altra zona del mondo, poche settimane or sono, la California ha visto respinta la sua richiesta di fornirle al Messico (e il problema dei transfrontalieri rientra in quel criterio di utilità, prima che solidarietà, cui Ella ha fatto giustamente cenno). Impossibile. Sono un bene federale.

Si è parlato di donazioni, ma i criteri seguiti dal nostro paese non suggeriscono dubbi? Il 22 settembre scorso, il presidente Draghi ha annunciato non 15, ma 45 milioni di donazioni entro l’anno, offerta ridimensionata un mese dopo dal ministro Di Maio che la ha ricondotta a 15 milioni. Comunque, il 18 settembre i vaccini donati erano solamente 2.5 milioni, e donati a quali paesi? Il 60 % alla Tunisia, 12 milioni di abitanti con (8 ottobre) 4 milioni di cicli completi di vaccinazione e, per la quasi totalità del resto, il Vietnam, 90  milioni di abitanti, e 113 milioni di dosi somministrate. Non c’erano paesi con maggiore necessità? O altri criteri, che combattere la pandemia dove è maggiormente necesario, hanno determinato queste due scelte?

Un mese dopo si è giunti a 5.5 milioni, ancora con criteri che mi sfuggono, piccole donazioni a Iraq, Libia e Algeria, una donazione relativamente significativa allo Yemen, e di nuovo 800000 dosi al Vietnam, e 1.2  milioni all’Iran (80 miioni di abitanti), paese produttore di vaccini e con 53% della popolazione vaccinata completamente.

Ricorda la riunione del G20 ad AbuDhabi? Fu il lancio dello slogan “Nessuno deve restare indietro”. Quante volte ho letto questa frase! Se ben ricordo la lanciò il presidente Suárez, ma fece pera e la lista di coloro che la hanno usata allungherebbe troppo questa mia.

IL Sud Africa, con l’India, da oltre un anno ha cercato invano di ottenere la liberalizzazione di cui si è parlato ieri. Il contributo del nostro paese all’impedirlo è stato probabilmente maggiore di quanto si è detto nella trasmissione di ieri, forse per non essere tacciati oggi di traditori della Patria. La presidente von der Leyen è stata categorica nell’opporsi, e comprensibilmente si sono opposti, con moderazione, lo riconosco, i rappresentanti delle farmaceutiche, sostenendo l’impossibilità di produrre vaccini in altri paesi. Eppure l’esempio dell’India, di Cuba, della cooperazione Argentina-Messico suggerirebbero che non è così. La richiesta del presidente della Republica Dominicana a Moderna di autorizzare la produzione, pagando le royalties corrispondenti mai ha avuto risposta.  

Quando si scriverà la storia di questa pandemia si vedrà che l’analogia letteraria più pertinente è la Crónica de una muerte anunciada di García Márquez.

Tuttavia, dovrebbero preoccupare altre conseguenze degli errori di questi due anni. L’incapacità della WTO di rispondere positivamente alla richiesta di liberalizzazione, il fin de non recevoir che ha accompagnato i richiami del Direttore Generale della WHO, in particolare sull’opportunità di impegnarsi nel programa delle terze dosi, e quelli del Segretario Generale delle Nazioni Unite sono una minaccia alla credibilità del Sistema che, a mio avviso, è sottovalutata. Che il Mondo non se lo possa permettere, nella situazione geopolítica attuale, non richiede un’analisi particolarmente profonda.