A proposito di una polemica: Zoomsud, il dibattito, la trasparenza

A proposito di una polemica: Zoomsud, il dibattito, la trasparenza

ot     di ALDO VARANO - Il professore Giuseppe Gangemi ha scritto un articolo in polemica con le valutazioni del direttore di zoomsud con il quale ha e conserva un rapporto di amicizia e reciproca stima. E’ normale. Anzi è il segno positivo di una discussione. L’articolo è stato pubblicato con la visibilità che meritava. Zoomsud non ha l’obiettivo di “convincere” ma di offrire strumenti al servizio del formarsi di decisioni autonome di chi lo legge. E’ questo che consente l’accordo tra persone che hanno posizioni politiche e culturali diverse.

Nella polemica s’è inserita (forse) un’associazione che se la prende con Gangemi attribuendogli opinioni e retropensieri esattamente opposti a quelli da lui espressi e che scambia analisi descrittive e avalutative con giudizi di merito. Ho scritto “forse” perché la nota che ci è stata inviata è anonima, non controfirmata da qualcuno che se ne assume, nome e cognome, la responsabilità e ne garantisce l’autenticità come impongono sperimentate regole di trasparenza. Anche l’indirizzo del mittente è collettivo. Nessun ufficio stampa oserebbe inviare una breve nota anonima da un indirizzo mail usato da più persone; figuriamoci un articolo di 8000 battute, lunghezza più adatta ai saggi di attempati intellettuali che a dinamici movimenti; zeppo per di più di considerazioni e citazioni di e su persone che con la polemica non c’entrano nulla.

Fine della discussione, se la vicenda non fosse utilizzabile per riflettere sul modo di fare le polemiche in Calabria che per essere utili devono essere chiare, comprensibili, firmate; come quelle di Gangemi.

Ma procediamo con ordine. Il professore Gangemi (semplifico e gli chiedo scusa) sostiene che un mio articolo non è credibile perché ho utilizzato dati elettorali pregressi per ipotizzare quelli futuri. Operazione legittima, sostiene lui che è uno studioso dei fatti della politica (è docente del dipartimento di scienza della politica dell’università di Padova), solo se tra i due momenti non è intervenuta una modificazione significativa di quella che gli inglesi chiamano polity (semplifico ancora: i partiti e le loro basi sociali e culturali). Il professore ha pensato in principio che io avessi ragione avendo lui partecipato a un dibattito privo di vivacità e tensioni, con pochi giovani e tale da fargli pensare che in Calabria non si muovesse nulla. Ma successivamente ha assistito a un altro dibattito a Polia dove il quadro (è il suo giudizio) s’è capovolto: molti giovani irrispettosi; coraggiosi e scalmanati fino al punto da ignorare le argomentazioni di intellettuali e notabili anche interrompendoli; giovani orientati a chiedere il conto di tutto a tutti. Insomma, poco meno di una classe rivoluzionaria pronta a promuovere sommovimenti sociali, che il professore, più che percepire, io sospetto, in realtà desidera e spera si affaccino sul palco della storia. Chiunque abbia letto l'articolo del professore ha capito che lui considera quei ragazzi bravi, simpatici e tali da far mangiare i gomiti al vecchiume che impera. Da qui la sua conclusione che il mio ragionamento fosse azzardato dato che stanno maturando condizioni per scardinare gli antichi rapporti di forza. Non a caso il titolo dell’articolo pubblicato da zoomsud recita “Ma in Calabria potrebbero vincere i grillini” (possibilità non presa in considerazione nel mio articolo).

I giovani presenti a Polia, vivacemente descritti, avrebbero dovuto, come minimo, mandare una lettera di ringraziamento a Gangemi che li ha legittimati, mentre io avrei dovuto essere al centro di polemiche e censure. Infatti, quei ragazzi per il professore sono (sarebbero) il segno e la possibilità del cambiamento; i nuovi soggetti, lui dice, che potrebbero vincere piallando perfino il potentissimo Governatore, mentre io come “un asin bigio rosso e turchino” non mi scomodo e non capisco il loro impatto dirompente.

E’ accaduto invece il contrario. Abbiamo ricevuto in redazione una lettera lunghissima (quasi uno sfogo psicologico, a tratti intergenerazionale), anonima e piena d’insulti e ironie per il professore (e perfino per altri che con la polemica non c’entrano, come se l’obiettivo del testo fosse un altro) mentre io – il colpevole - sono stato per intero graziato.

Torno ora alla discussione tra Gangemi e me che è cosa più seria. E’ del tutto evidente che ci dividono almeno due punti: il giudizio politico sul M5S calabrese e quello sulla specificità del voto amministrativo (e regionale) in Calabria.

Rapidamente. Primo, in Italia, infuriano bolle mediatiche e guerre pubblicitarie su giornali, televisioni, web. Ma tra gli analisti c’è molta cautela: il M5S s’è affermato fin dall’inizio con percentuali da capogiro e furoreggia nei sondaggi lontani dal voto, ma non è stato ancora possibile verificarne tenuta e capacità (in tutte le elezioni amministrative di questi mesi è invece andato sotto). Nessuno, ciarlatani a parte, può dire come andranno le cose, almeno fin quando il voto europeo non darà indicazioni più corpose permettendo ipotesi e predizioni più ponderate e falsificabili.

Secondo, sono convinto che il voto amministrativo in Calabria sia per una parte larga una specie di investimento economico: io ti dò le mie azioni tu mi dai i dividendi. Il voto di opinione mi pare molto ridotto. Come giocherà tutto questo in una competizione comunale come quella al centro della mia analisi?

Ma a Gangemi voglio porre un ultimo punto senza alcuna ironia: è possibile aspettarsi innovazione, cambiamento e trasformazione da attori incapaci di comprendere perfino un testo come il suo che, al di là del mio disaccordo, aveva il pregio di essere assolutamente comprensibile e chiaro?