ZES: primo obiettivo abbattere i tempi nei porti e rendere competitivo il Paese

ZES: primo obiettivo abbattere i tempi nei porti e rendere competitivo il Paese

Dopo 7 anni è utile fare il punto sulla questione Zona Economica Speciale. Quali sono gli obiettivi su cui si basa, e in che misura questi obiettivi sono stati perseguiti o drasticamente contraddetti. Gettare un fascio di luce è cruciale per capire da dove si è partiti, dove si è e dove si sta andando.

Nel 2013 viene pubblicato il documento “Doing Business 2014”, predisposto dalla World Bank. Il documento evidenzia un fattore decisivo per l’export di un Paese: il tempo per effettuare un’esportazione. Nel documento questo tempo viene analizzato nelle sue tre componenti: tempo per preparare i documenti, tempo per la movimentazione nei porti, tempo per la dogana.

Nel 2014 la Presidenza del Consiglio, sulla scia della World Bank, pubblica il rapporto “Iniziativa di studio sulla portualità italiana”. Nel rapporto viene data centralità ai porti transhipment, e Gioia Tauro è il principale porto italiano di transhipment. Il rapporto riporta i tempi per l’esportazione dai porti europei:
19 giorni per l’Italia;
9 giorni per la Germania;
7 giorni per l’Olanda.

Cioè in Italia si impiega due volte il tempo della Germania e quasi tre volte quello dell’Olanda.

Nel 2015, la Giunta della Regione Calabria, considerando centrale la questione porto, presenta la proposta organica di legge nazionale per la ZES, che viene spedita al Parlamento dal Consiglio Regionale. Uno degli elementi cruciali della legge è l’art 6 con cui viene costruito un pilastro per la ZES, affermando il ruolo decisivo dell’Autorità Portuale. È un pilastro fondamentale proprio perché bisogna dare poteri al Presidente dell’Autorità per abbattere i tempi per l’esportazione. Ai suoi poteri tradizionali, che riguardano la velocizzazione dei tempi delle navi, bisogna aggiungere poteri che riguardano le merci dentro le navi.

Con il Governo Gentiloni, De Vincenti Ministro per il Mezzogiorno, la proposta diviene legge nel 2017. Nel 2018 viene emanato il Regolamento che formalizza il ruolo dell’Autorità Portuale istituendo un Comitato di indirizzo con a capo il Presidente dell’Autorità. Si realizza un pilastro fondamentale delle ZES, rafforzando il ruolo dei Presidenti, permettendo di lavorare per abbattere i tempi che separano pesantemente l’Italia dai principali competitori europei: 10 giorni rispetto alla Germania e 12 giorni rispetto all’Olanda. Le Regioni approvano le ZES, prime la Calabria e la Campania.

Finisce il Governo Gentiloni, si fanno le elezioni. I Governi intervengono sulle ZES ridisegnandone alcune norme. Con il Governo Conte 2 vengono inseriti elementi discutibili, in particolare viene nominato un Commissario di Governo a presiedere il Comitato di indirizzo in una persona diversa dal Presidente dell’Autorità. La norma recide la possibilità di concentrare in una sola persona la responsabilità dei tempi delle esportazioni: invece di rafforzare i Presidenti, dotandoli di ulteriori poteri per abbattere i tempi, viene tolto il ruolo e quindi la responsabilità. La nuova norma rade al suolo uno dei pilastri fondamentali costruiti per gli obiettivi delle ZES. I porti italiani sono al centro del Mediterraneo, ne segue che le merci esportate dall’Europa verso l’Oriente impiegano “fisicamente” 5 giorni in meno se escono dai porti mediterranei invece che dal Nord Europa, ma se i tempi per esportare dai porti italiani sono mediamente 19 giorni e invece quelli dall’Olanda sono 7. Alla fine esportare da Rotterdam fa risparmiare 7 giorni rispetto ai porti italiani.

Oggi è necessario rimettere i Presidenti delle Autorità Portuali ai vertici delle ZES. I nuovi Ministri delle Infrastrutture e del Mezzogiorno devono decidere cosa fare: mantenere la norma e quindi rinunciare a porre in campo strumenti per abbattere i tempi, oppure togliere la norma e ricostruire uno dei pilastri fondamentali per ottenere i risultati dalle ZES. I porti del Mezzogiorno attendono risposte.

*Università di Reggio Calabria