Io nuoto dentro l'anima e mi abbronzo da solo

Io nuoto dentro l'anima e mi abbronzo da solo

maregabbiano

di ANTONIO CALABRO' -

Il rapporto con il mare è sempre individuale. Ciascuno lo vive come gli pare, e nel modo d’interpretarlo esprime la sua natura più autentica, mettendo in evidenza il proprio modus vivendi e le propria idea di benessere.

Oggi ormai è dilagante la moda dei “Lidi”. Sdraio e ombrelloni in file regolari, musica sparata dagli altoparlanti, animazione, giochi, famiglie, gruppi di amici. Rigorosamente a pagamento, s’intende. Questo è il modo d’intendere il mare dei salottieri. Cioè di chi, in realtà, non ha nessun interesse per il contesto, e trova buona ogni occasione solo per conversare con gli altri. Per fare salotto, appunto. L’uomo è un animale sociale, quindi ben venga ogni occasione d’incontro. E poi, con i Lidi, non c’è più la fatica di portare tutta l’attrezzatura dei tempi andati. Basta il costume e una carta di credito, per avere tutto.

Ci sono poi gli altri, ormai la minoranza, che nei lidi non vanno. O perché non hanno soldi da sprecare, oppure perché hanno un rapporto diverso con il mare.

Ci sono quelli che vanno al mare per i bambini. Il sole e la vita all’aria aperta fanno bene. Verissimo.

Tenere famigliole col padre impiegato del catasto che improvvisamente si trasforma in eroe di un fantasy e in quattro e quattr’otto innalza un castello di sabbia con torrette e ponte levatoio; oppure piazza la canna da pesca e cattura i pesci per il sugo della sera; o gioca a calcio tentando improbabili sforbiciate finendo tra le onde, tra le risate dei veri eroi del mare, i bambini.

Ci sono quelli che vanno a mare per mangiare. Sono fantastici. Li vedi scendere con frigoriferi portatili e, pochi minuti dopo esser giunti, già aprire i vassoi con la parmigiana e i peperoni ripieni. Ma anche questo va bene. Può essere il mare, può essere la montagna, tutto è secondario rispetto ai piaceri del palato.

Tutto è lecito sotto il sole, se non arreca danno agli altri.

Il mare è una parte di me. Quella che mi lega con nodi doppi a questa terra. Nuotarci dentro è come nuotare dentro l’anima. Smarrirmi in un oceano di pensieri, al largo della costa, il sole potente in cielo e sotto il fondale sabbioso e familiare dello Jonio. Vedere dall’alto le stelle marine che giocano con i pesci. Sentirsi parte di un piano più grande di quello, minuscolo, delle nostre vite civilizzate.

Stare lungo disteso sulla riva, raccogliendo le onde e le loro parole ancestrali, perché a saperle ascoltare, le onde sono le più grandi narratrici di storie di ogni tempo. Osservare il pietrisco argentato, e dare un nome alle pietre roventi. Dimenticarsi di essere vivo, tra l’acqua e il calore del sole, sentirsi parte della complessità e allo stesso tempo cogliere il peso della solitudine.

Nel mare si ritrovano i respiri dei bambini. Si ritrova quella smania d’avventura, che galvanizza la vita, anche la più mediocre. Nel mare si fanno i conti con la propria nudità. Senza più niente a difenderci. Regredire allo stato primordiale. Stare bene, senza nulla di artefatto.

La mia pelle si scurisce, diventa secca e dura come il cuoio invecchiato. Il sale corrode e l’acqua consuma. Faccio nuotate placide come una balena pacifica, e quando arrivo al largo e guardo la costa, provo una sensazione simile a quella che dovrebbe essere la felicità.

E quando alla fine torno, mi areno sulla riva a respirare e in quel momento sono Ulisse, appena approdato nell’Isola dei Feaci, e mi sembra persino di vedere Nausicaa.

Amo il mare, il suo mistero, la sua bellezza inquietante, il suo profumo e tutto di lui. Ed il sole rovente il cui tocco per me è una carezza lieve e affettuosa.

Ciascuno interpreta l’Estate come gli pare; ed è giusto.

Io mi abbronzo da solo.