Le sere reggine di Salvatore Quasimodo

Le sere reggine di Salvatore Quasimodo

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Basta, per qualche minuto, mettersi alle spalle la città con tutti i suoi problemi, e fissare l’orizzonte per riempirsi d’eternità. Visto da Reggio, l’orizzonte è una tavolozza di colori magici, un tratteggio di linee divine, un coro di silenzi dorati e musiche celestiali. Una meraviglia che imbriglia molte angosce, che smemora molti guai. Vale per tutti, figuriamoci per chi ha animo e parole di poeta.

Nulla lo dice e, tantomeno, lo conferma. Ma non mi sembra del tutto irragionevole pensare che in E’ subito sera ci sia anche l’esperienza dei tramonti sulla Sicilia visti da Reggio.

Quei versi, tra i più intensi del ‘900, facevano parte di una poesia più lunga, Solitudini, inserita in Acque e terre, la prima raccolta di Quasimodo, pubblicata da Solaria nel 1930: ventisette poesie composte tra il ’20 e il ’30.

E Quasimodo – di cui ricorre oggi l’anniversario della nascita (20 agosto 1901) tra il ’26 e il ’29 Quasimodo ha lavorato al Genio civile, a Reggio.

M.F.