La GALLICO-GAMBARIE e lo spopolamento della montagna. Le opportunità, le condizioni

La GALLICO-GAMBARIE e lo spopolamento della montagna. Le opportunità, le condizioni

gg     di DARIO MUSOLINO* - La costruzione del III lotto della Gallico – Gambarie pare giunta ad una svolta. Con la pubblicazione del bando di gara, l’avvio dei lavori per il completamento dell’opera, inizialmente frutto della spinta dal basso di soggetti come l’Associazione culturale 18 Settembre 2003 e il Comitato di cittadini, pare infatti ormai imminente.

Per chi conosce la vallata del Gallico e i suoi problemi la domanda chiave è una: può quest’opera arrestare il progressivo spopolamento dell’area?

Domanda ambiziosa che per avere risposte adeguate avrebbe bisogno di analisi valutative complesse che ovviamente non possono essere svolte in questa sede. E però qualche riflessione “a voce alta”, qualche ragionamento prospettico si può azzardare. Con l’auspicio che di quest’opera si discuta e si rifletta un po’ di più nel dibattito pubblico a livello locale, anche criticamente, come è naturale e lecito che sia.

Un’infrastruttura di trasporto di questo genere può avere effetti socio-economici molto ampi sul territorio. La sua costruzione infatti incide sulla mobilità delle persone, siano essi lavoratori, turisti, pendolari, ecc.. E impatta quindi sulle loro scelte residenziali, e anche su quelle localizzative delle imprese, nonché sui costi di produzione che esse sopportano (riduzione costi di trasporto), e sulla loro organizzazione produttiva (logistica). Nel caso della Vallata del Gallico, gli aspetti insediativi sono uno degli ambiti d’impatto (col turismo) che, più realisticamente e più significativamente, può essere nella fattispecie interessato. Vediamo meglio.

La Gallico-Gambarie è assimilabile a un’opera che contribuisce ad espandere le maglie della rete infrastrutturale urbana, fin nelle appendici più periferiche del territorio. Potenzierà infatti la connessione tra Reggio (oltre 180.000 abitanti e con Villa SG quasi 200.000) e la Vallata, mettendola a portata di pendolarismo giornaliero. E quindi equiparandola, in termini di tempi di percorrenza, ad altre zone limitrofe all’area urbana reggina in cui sono residenti numerosi pendolari. E’ normale quindi immaginare che i paesi della Vallata possano aggiungersi e diventare un “quartiere periferico”, satellite di Reggio, attraendo popolazione con sede di lavoro nell’area di Reggio, e trattenendo la pur poca popolazione attualmente residente (ca. 3.000 abitanti).

Santo Stefano, Gambarie, Sant’Alessio e Laganadi offrirebbero però qualcosa di nuovo rispetto ad altri “quartieri periferici” e avrebbero un vantaggio localizzativo in più: l’ambiente fisico, naturale, ovvero la naturalità dell’ambiente montano. Una dimensione della qualità della vita sempre più importante, in un’epoca in cui la ricerca di ritmi e stili di vita improntati al benessere psico-fisico è sempre più forte. Nelle Alpi spostamenti di popolazione residente dalle aree urbane nella pianura alle aree montane per godere di condizioni di vita più sostenibili, naturali e salutari, sono stati studiati e osservati, e chiaramente la migliore accessibilità ne è una pre-condizione fondamentale.

Questo potenziale ripopolamento a carattere residenziale della Vallata non può che impattare positivamente sui valori fondiari e immobiliari, a tutto beneficio, patrimoniale ed economico, delle popolazioni, e delle amministrazioni, locali. Secondo una vasta e consolidata esperienza di studi, infatti, le stesse modifiche sull’orditura della trama stradale (e la conseguente fusione di nuclei abitati esistenti) appaiono tali da determinare una rilevante trasformazione della geografia urbana dei luoghi, inducendo in particolare significativi spostamenti della distribuzione dell’appetibilità dei terreni e dell’attrattività nei riguardi delle attività.

Questa serie di impatti peraltro, a loro volta può generare ulteriori e importanti effetti indiretti (crescita dell’imprenditorialità locale nei servizi, in particolare commerciali e ristorativi; rinnovo del patrimonio abitativo; ecc.), i quali, infine, attivando un circolo virtuoso tra attrazione di popolazione e miglioramento delle condizioni abitative e della qualità della vita, ribalterebbero in modo strutturale le attuali tendenze demografiche negative. E non va escluso ovviamente l’estensione di questi effetti virtuosi a un’area più vasta della Vallata del Gallico, grazie anche alla presenza di un grande attrattore come il Parco dell’Aspromonte.

Ma se tutto questo sulla carta può apportare benefici nel medio e lungo periodo, contribuendo ad arrestare lo spopolamento, è anche vero che vi sono condizioni determinanti perché ciò avvenga.

Ovvero, tre caveat vanno fatti.

Primo. Gli effetti in fatto di insediamenti residenziali della strada si basano sull’ipotesi che tutti i fattori che concorrono a determinare l’attrattività dell’area siano presenti. E mi riferisco per esempio alle infrastrutture e ai servizi di base, sanitari, scolastici, telecomunicazioni, commerciali, ecc. Le infrastrutture non portano da sole né sviluppo, né popolazione. Sono una pre-condizione, necessaria ma non sufficiente. Lo sviluppo è dato da un complesso di fattori che se non adeguatamente gestiti, possono non solo inficiare gli effetti potenziali delle infrastrutture di trasporto, ma anzi invertirne gli effetti (le aree connesse alle reti principali s’impoveriscono e si “svuotano” ancora più velocemente …). E in primis, uno dei fattori più carenti nella vallata, come più volte denunciato su questa stessa testata, sono i servizi di base.

Secondo. La sostenibilità. Tanto più l’infrastruttura sarà realizzata in modo sostenibile, in sintonia con l’ambiente e il paesaggio, e preservando il patrimonio storico-culturale esistente, senza fare devastazioni (minimizzando per esempio il consumo di suolo), tanto più ne beneficeranno i valori fondiari e immobiliari. I quali, alla lunga possono costituire una delle voci di impatto economico di segno positivo per le popolazioni locali (a proposito di ambiente: è veramente necessaria una grande rotatoria a Calanna? Le più ottimistiche previsioni di traffico giustificano una scelta cosi impattante dal punto di vista ambientale e territoriale? E ancora: i mulini, una delle testimonianze architettoniche paesaggisticamente e culturalmente più interessanti del passato della vallata, saranno preservati?). Quindi: sostenibilità dell’intervento e rispetto delle caratteristiche identitarie dei luoghi che, va sottolineato, costituiscono la condizione e l’elemento propulsivo, anche sotto il profilo economico, dell’operazione.

Bisogna poi minimizzare i disagi della durata della fase di cantiere, punto notoriamente critico delle politiche infrastrutturali in Italia. Secondo il DPS, in Italia la sola fase di realizzazione dei lavori (esclusi progettazione e affidamento) per opere viarie di questo genere dura mediamente 4 anni, e in Calabria risulta essere anche più lunga (fino a 5 anni).

Terzo. Poiché è un’opera i cui impatti saranno potenzialmente di ampia e considerevole portata, estendendosi all’area dello Stretto e all’Aspromonte, la sua realizzazione andrebbe accompagnata e guidata da una strategia di sviluppo. E qui sono in particolare le amministrazioni comunali, sollecitate e in accordo con quella provinciale e regionale, che devono avere iniziativa, non possono più essere le associazioni, pur encomiabili, a supplire.

Se si vuole che l’infrastruttura sia realizzata in modo che si integri virtuosamente nel paesaggio e nel territorio locale della Vallata; se si vogliono evitare scenari, pessimistici ma non inverosimili, di speculazione edilizia, come è accaduto nei decenni scorsi su tanta parte della costa jonica reggina; e se si vuole far sì che i paesi della zona tornino vivi, vivaci e in splendida forma (Podargoni un giorno potrebbe essere la Bova Superiore della Vallata? Ce lo auguriamo); se si vuole, insomma, che l’infrastruttura svolga appieno il proprio ruolo di ‘servizio ecosistemico’, allora bisogna che chi amministra la Vallata si sieda intorno a un tavolo e faccia uno sforzo condiviso, intelligente e lungimirante, di governo, di pianificazione e sviluppo del territorio.

*ricercatore CERTeT - Bocconi