Di AURELIA ARITO - «La Calabria è schiava della 'ndrangheta e piena di gente che meriterebbe di essere isolata».
Con queste parole il procuratore capo Federico Cafiero de Raho ha disegnato la presenza di un fenomeno che si alimenta di paura e silenzio ed ha definito il rapporto tra la 'ndrangheta e la nostra regione.
Occasione per affrontare il tema l'incontro organizzato dal movimento Reggio Non Tace all'auditorium don Orione del Santuario di Sant'Antonio. Un dibattito pubblico e aperto alla cittadinanza con magistrati, forze dell’ordine e le scorte per dimostrare la vicinanza alle istituzioni che lottano contro la criminalità.
L'allarme a Reggio è ancora alto, cinque anni sono trascorsi dalle bombe alla Procura. Molto è stato fatto da allora, ma ancora è lontana la via d'uscita per cancellare il devastante fenomeno della società calabrese.
«L'incontro – esordisce Roberto Angelone di Reggio Non Tace - è un momento di confronto con la città su cosa sia necessario fare. Come movimento siamo scesi in strada più volte ed in tanti per rafforzare il rapporto tra cittadini e le istituzioni».
In sala gli uomini in divisa, fieri di indossarla perché segno della dignità del lavoro che svolgono, ai margini o silenti uomini della scorta, per loro parole di gratitutine ed applausi per il coraggio discreto.
Tanti gli interventi dei cittadini e dei rappresentanti delle istituzioni, tutti concordi nell'auspicare un risveglio della cittadinanza per sconfiggere la paura, seme della sottomissione alla criminalità. «Per quanto ancora - chiede il Colonnello Lorenzo Falferi - i cittadini di Reggio potranno schiacciare la propria dignità per la paura chiedendo al boss di turno aiuti? Bisogna fare una scelta di campo, anche a costo della vita».
Il senso di responsabilità da riaccendere non è solo quello delle istituzioni, ma dovrebbe riguardare tutti. «L'anno scorso la sala era gremita – esordisce il procuratore capo Federico Cafiero de Raho - forse si aspettavano un miracolo dal nuovo procuratore, ma i miracoli non li so fare. Non sono Gesù Cristo. Lui li faceva e lo hanno crocifisso. È passo dopo passo che si costruisce una società come ci aspettiamo Reggio diventi». Arriva da De Raho l'invito a fidarsi delle istituzioni ed a trovare la forza di denunciare per cambiare la storia. «Crediamo nella legge, - sottolinea - nello Stato e nelle persone che credono nei nostri valori. Dobbiamo difendere la nostra libertà fino in fondo. Cominciamo a denunciare, se tutti lo facessero la 'ndrangheta non esisterebbe».
La lotta alla 'ndrangheta è una guerra senza apparente via d'uscita. Il cambiamento non è capire quando finiremo questa guerra, perché non finirà fino a quando non la sconfiggeremo dentro di noi. Ne è convinto padre Giovanni Ladiana, del movimento Reggio Non Tace, che avanza una proposta: istituire una scorta civica per i magistrati, un paio d'ore, saltuariamente, come gesto simbolico di vicinanza alle istituzioni. «Siamo qui – risponde De Raho - non per avere la scorta da voi, ma per farvi da scorta: denunciate e cercare di salvaguardare sempre la vostra libertà. La scorta – conclude rivolgendosi alla platea - ce la fate venendo qui ad ascoltare, a parlare di 'ndragheta. La vostra partecipazione qui è il senso della nostra dignità».






