“Qui il 24 maggio 2005 non è successo niente”. Lo striscione spunta in via Sasso Marconi, a Siderno, la stessa via dove 365 giorni fa, a pochi giorni dalle elezioni, la politica sfilava in giacca e cravatta, marciando sul dolore di chi ha perso un figlio, un fratello e un amico: Gianluca Congiusta.Il 24 maggio del 2015, dieci anni dopo l’assassinio del giovane imprenditore sidernese, «non si stava facendo campagna elettorale», dicevano famelici di voti i candidati con lo sguardo puntato alle urne, bensì tentando di segnare «un solco profondo tra il buio del passato e la luce che può venire», come aveva chiesto dal palco papà Mario, nel giorno in cui si è scelto di ricordare le vittime delle mafie. In quel posto, teatro dell’omicidio di Gianluca Congiusta, dove colori, giochi e bambini hanno cercato di cancellare il sangue, per trasformarlo da luogo di morte a luogo di vita, domani non ci sarà nessuna manifestazione.
Undici anni dopo, ad elezioni digerite, questa commemorazione non si rifarà. Perché secondo il presidente del consiglio comunale di Siderno la famiglia Congiusta «dovrebbe scegliere tra l'intitolazione dell spazio dove venne ucciso Gianluca ed un centro sportivo che dovrà sorgere in località Mirto», spiega Mario. Come se l’uno escludesse l’altro. Ma così non è. In primis perché la legge sulla toponomastica – la numero 1188 del 23 giugno 1927 - non prevede limiti al ricordo e alla commemorazione. In secondo luogo, perché «il "centro sportivo Gianluca Congiusta" nasce già come progetto con questo nome e sarà finanziato con i fondi pon sicurezza del Ministero dell'interno, lo stesso Ministero che ha riconosciuto Gianluca come vittima innocente».
Già la commissione prefettizia che aveva guidato il Comune fino alle elezioni dello scorso 31 maggio aveva chiesto l’intitolazione dello spazio dove il giovane è stato ucciso. Ma secondo il presidente del consiglio, «che non ha competenze sulla toponomastica», dal momento che la legge prevede che sia la giunta comunale, tramite una delibera, a chiedere l’intitolazione, non si possono intitolare «due "cose"», spiega Mario, alla stessa persona. Una difficoltà che non è stata riscontrata a Bovalino, per fare un esempio, dove sia una via sia un campo sportivo sono intitolati alla memoria di Lollò Cartisano.
La manifestazione, in virtù dell’intitolazione promessa, era già pronta, organizzata da Libera, CambiaMenti e Gianluca Congiusta onlus. Ma dato il problema sollevato dal presidente Paolo Fragomeni, Mario Congiusta ha deciso di lasciar perdere. «Succede che, secondo una strana idea del presidente del Consiglio comunale di Siderno, in questo posto non è successo niente e non c'è nessuno che bisogna ricordare. Ritengo sia solo una sua bizzarra idea non condivisa dalla giunta comunale, unico organo di governo cittadino, competente nel merito – spiega -. A chi gliela facciamo? Ripetiamo sempre le stesse cose? Speravamo ci fosse un motivo nuovo per farla, non c’è e allora niente, non la faremo».
Congiusta, secondo gli inquirenti, è stato ucciso dal boss Tommaso Costa per nascondere il tentativo di estorsione ai danni dell’allora suocero, il 24 maggio 2005, giorno oggi dedicato a tutti i morti per mano delle mafie, quelli che hanno un nome e quelli che ancora non ce l’hanno. Lo scorso anno, da quel luogo di morte, era stato il leader di Libera, don Ciotti, lanciare un appello alla politica e ai cittadini, la prima troppe volte trincerata dietro vuoti protocolli etici, la seconda abituata a delegare. «Non dobbiamo cedere alla rassegnazione ma nemmeno indugiare nell’indignazione – urlò dal palco -. Non possiamo essere cittadini a intermittenza. Siamo qui per un atto di democrazia, per dare vita e libertà a tutte le persone. L’etica è diventata la nuova bandiera: abbiamo firmato i codici etici ma i codici non servono senza coscienze sveglie, perché non basta mettere delle firme, fare dei protocolli se poi non c’è una coerenza. Ben vengano quei protocolli, ben vengano quelle firme se c’è un impegno a mettersi in gioco. Perché l’etica deve essere scritta soprattutto nelle nostre coscienze, nei nostri comportamenti. Non è un obiettivo tra gli altri ma ciò che deve fare da sfondo ad ogni progetto, ogni investimento, ogni strategia. Parliamo meno di legalità e più di responsabilità. La legalità è uno strumento per raggiungere un obiettivo, non è nemmeno un valore, è un mezzo per la giustizia. Parliamo di legalità saldandola alla responsabilità». Un appello che sembra, però, caduto nel vuoto.