Venticinque maggio 2014, ad Avellino è ospite la Reggina. La squadra amaranto, prima di cambiare nome, milita ancora in serie B ma quella partita ha già il destino segnato. Sul rettangolo verde ci sono gli occhi di migliaia di tifosi ma nessuno può immaginare che ci siano anche quelli del clan camorrista Villella Grassi a vigilare. È questa la tesi della Dda napoletana, che ha messo a segno una nuova inchiesta sul calcio-scommesse e che ha portato all'arresto di dieci presunti affiliati del clan di Napoli. Sulla partita disputata dalla Reggina (oggi è Asd Reggio Calabria e nulla c’entra con l’inchiesta, ndr) ci sarebbe lo zampino di Antonio Accurso, che avrebbe consegnato 50mila euro al calciatore Francesco Millesi tramite l’ex calciatore Luca Pini. Quei soldi, si legge nelle carte, servivano «per corrompere non meglio identificati giocatori della Reggina per ottenerne la controprestazione ed allo scopo di favorire la vittoria dell’Avellino, in conformità all’accordo illecito, combinazione sulla quale Accurso Antonio per la Vinnella Grassi aveva scommesso 400mila euro guadagnandone 110mila».Non si sa, dunque, chi tra i giocatori in maglia amaranto abbia accettato l’offerta, che è costata una sconfitta per 3-0. Una sconfitta che per la Dda ha agevolato il clan Vinnella Grassi, di cui Antonio e Umberto Accurso erano all’epoca gli esponenti apicali, clan «che impiegava parte dei propri illeciti proventi in scommesse legali ed illegali legate ad eventi sportivi». È stato Antonio Accurso, nel frattempo divenuto collaboratore di giustizia, a raccontare tutto su quella partita. È il primo dicembre 2014 quando l’ex boss parla dell’ «acquisto» da parte del clan di due match: Modena – Avellino, giocata il 17 maggio 2014, e Avellino-Reggina, giocata il 25 maggio. Dichiarazioni confermate il 25 febbraio successivo, quando Accurso ha dichiarato di aver influito in prima persona sui risultati di quelle partite di serie B.
«Ci incontrammo di nuovo alla trattoria La Casereccia di Casoria, quindi è il 21 o 22 maggio, mio fratello si era appena dato latitante per la condanna per l’omicidio Faiello – racconta agli inquirenti -, eravamo io, Izzo, Millesi, Pini e Geremia. La partita successiva era Avellino-Reggina e Millesi si offrì subito, per 50mila euro, di intervenire con quelli della Reggina per garantire la vittoria dell’Avellino. Gli mandammo subito 50mila euro per il tramite di Luca Pini e la domenica mattina Millesi mandò il solito sms a Pini che disse a Geremia che potevamo giocarci 1 fisso sulla vittoria dell’Avellino. Scommettemmo circa 400mila euro, la partita finì 3 – 0 per l’Avellino e guadagnammo 60mila euro, anzi 110 mila sulle scommesse da cui andavano dedotti i 50mila già dati al Millesi. La sera stessa io venni arrestato e Luca Pini era in mia compagnia. La divisione di questi utili avvenne tramite Corcione; 30mila euro a me, ma mia moglie mi disse che si era persa una bolletta, 30mila a mio fratello, che poi divennero come per me 24mila, Corcione, Colurcio, Angrisano, Coppola, Geremia, Di Natale Fabio e Lucarelli Pasquale a Zanzara gli altri 30mila». Al triplice fischio finale, dal cellulare di Millesi partì un sms per Luca Pini, nel quale diceva che c’erano «ottime notizie» per la partita con il Padova, l’ultima in campionato. Ma l’accordo saltò per l’arresto di Antonio Accurso. L’incontro a Casoria, dunque, serviva per piazzare le scommesse «ed anche per la semplice ragione che i giocatori il giorno prima della partita o partono in trasferta o sono comunque in ritiro». La conferma per la vittoria dell’Avellino arrivò ad Accurso domenica mattina, dopo un sms inviato da Pini a Geremia qualche ora prima del match, disputato in serata. Le scommesse, dunque, vennero piazzate quella mattina all’agenzia Euro Bet di Casoria, dalla Snai della Pacchiana e dalle piccole agenzie Lotto.
La conversazione e gli sms intercettati, scrivono gli inquirenti, che in alcuni punti si trincerano dietro gli omissis promettendo un seguito alle indagini, «evidenziano in maniera netta la fretta ed il desiderio di avere la certezza sul risultato esatto dell’incontro Avellino-Reggina. Questo bisogno è dettato anche dalla necessità del clan di raccogliere ingenti somme di denaro in contanti per effettuare le giocate. Bisogna ricordare che il clan investì circa 400.000 euro in quella scommessa. Un importo di assoluto rilievo se si considera che si tratta di una “scommessa sportiva”». Ma non bastava la vittoria. Era il risultato, quel 3-0 secco, a fare la differenza. Pini, dunque, aspettò conferma anche di questo. «Sto aspettando anch'io .... Appena mi arriva il messaggio ti faccio sapere…», digitava sul suo cellulare. Era un continuo scambio di sms, di conferme e assicurazioni. Ma anche un eventuale dietrofront aveva un prezzo. «Accurso Antonio – si legge ancora - chiarisce che nel caso in cui il risultato della partita non dovesse essere quello garantito da Millesi, ovvero la vittoria dell’Avellino, il calciatore dovrà rimborsare ad Accurso i 350.000 euro che questi si è impegnato ad investire nella combine: “…Penso 99 x100 domani non dovrei avere problemi tu gli hai spiegato che se l’orologio è falso mi da 350 indietro risp…”», si legge ancora.
Pini, però, rassicurò tutti: Millesi si era accollato la responsabilità di risarcire quella somma in caso di risultato diverso da quello assicurato. «Pini specifica anche che nella stanza di Millesi ci saranno anche i “senatori”, riferendosi verosimilmente ai giocatori più anziani della Reggina avvicinati e “comprati” dal Millesi stesso». Il giorno successivo Pini avrebbe inviato un sms con un “sì”, indicato come una certezza. «Alle 9 precise domani mattina ti scrivo sì è quel sì vale più di una garanzia cioè che se l'orologio è falso ti da indietro tutto i tuoi 350 ok??... Mi ha capito benissimo ecco perché si è preso questa notte... e mi ha detto che domani nella sua stanza ci sono i senatori e ti confermato tutto preciso alle 9 del mattino e tu vai a fare il tuo gran lavoro... È ovviamente anche tu a quel punto devi confermare i 50 dell’orologio ok??? Tutto chiaro???».
Pini, però, rassicurò tutti: Millesi si era accollato la responsabilità di risarcire quella somma in caso di risultato diverso da quello assicurato. «Pini specifica anche che nella stanza di Millesi ci saranno anche i “senatori”, riferendosi verosimilmente ai giocatori più anziani della Reggina avvicinati e “comprati” dal Millesi stesso». Il giorno successivo Pini avrebbe inviato un sms con un “sì”, indicato come una certezza. «Alle 9 precise domani mattina ti scrivo sì è quel sì vale più di una garanzia cioè che se l'orologio è falso ti da indietro tutto i tuoi 350 ok??... Mi ha capito benissimo ecco perché si è preso questa notte... e mi ha detto che domani nella sua stanza ci sono i senatori e ti confermato tutto preciso alle 9 del mattino e tu vai a fare il tuo gran lavoro... È ovviamente anche tu a quel punto devi confermare i 50 dell’orologio ok??? Tutto chiaro???».