TERREMOTI e MEDITERRANEO

TERREMOTI e MEDITERRANEO

placca

La notte del 26 novembre del 2019 un terremoto di magnitudo 6,4 ha colpito l'Albania, causando vittime e danni. Epicentro  tra Tirana, e Durazzo. E’ stato per l’Albania il secondo peggiore degli ultimi 120 anni dopo uno più potente del 1967. In Italia, invece, la magnitudo record (superiore a 7) fu raggiunta dai terremoti di Calabria (1905) e Messina e Reggio (28 dicembre 1908).

Perché nel Mediterraneo c’è una concentrazione tanto alta di scosse sismiche?

Per capire bisogna tener conto della conformazione del nostro pianeta. Lo strato più esterno del pianeta è la litosfera composta da materiale rigido. Più sotto c’è la astenosfera, un ammasso di rocce vicino al punto di fusione, quindi rocce più facilmente deformabili. Più giù c’è il nucleo incandescente del pianeta. La litosfera è fratturata in quindici grandi zolle (o "placche"), più numerose altre zolle di dimensioni ridotte, che galleggiano sulla astenosfera, spesso ruotando su se stesse in senso orario o antiorario. Queste zolle possono avvicinarsi tra loro, allontanarsi o scorrere l'una accanto all'altra (zolle divergenti, convergenti e trasformi). Dove i margini di due zolle si allontanano nascono le dorsali oceaniche. Lungo questi "strappi" nella litosfera, causati dall'allontanamento delle zolle, s’insinua e risale verso la superficie materiale astenosferico (magma) che dopo il raffreddamento forma nuova litosfera.

Dove invece i margini di due zolle si scontrano, una delle due zolle finisce schiacciata verso il basso dall'altra e la litosfera che viene spinta in profondità - con l'aumento della temperatura - si fonde e forma nuova astenosfera. Se le zolle invece si limitano a scorrere una accanto all'altra, non si crea e non si distrugge litosfera. Lungo i margini di contatto delle zolle litosferiche è concentrata gran parte dell’attività sismica e vulcanica che si verifica sulla Terra. La geografia dei terremoti racconta quindi i confini tra le varie zolle.

Nel Mar Mediterraneo entrano in collisione - con movimenti che cambiano nel corso delle ere geologiche - la zolla eurasiatica e la zolla africana: le Alpi e gli Appennini in Italia sono nate appunto da questo scontro. Ma nel Mediterraneo non ci sono solo queste due placche. Un opuscolo informativo della Protezione civile italiana spiega che "la complessità dell'area mediterranea è probabilmente dovuta all'esistenza di una serie di microzolle interposte tra l'Africa ed Europa, con movimenti relativi parzialmente indipendenti da quelli delle due zolle principali". Tra queste possiamo citare la zolla adriatica, ritenuta responsabile ad esempio dei terremoti in Romagna del 2018 e 2019, la zolla egea, la zolla anatolica e quella araba.

Le gigantesche masse di roccia della litosfera, come abbiamo visto, vengono sottoposte dai movimenti delle zolle a sforzi enormi che si accumulano nel corso di migliaia e milioni di anni, e di conseguenza si deformano. Quando l'energia accumulata con la deformazione supera il punto critico di resistenza delle rocce, queste si fratturano e rilasciano l'energia accumulata. Per visualizzare il fenomeno possiamo pensare a un bastone che venga piegato fino a spezzarsi. La frattura avviene in profondità, sotto terra, in un punto chiamato ipocentro.

Da qui, attraverso gli strati di roccia circostanti, le onde causate dalla frattura (onde "di volume", longitudinali e trasversali) risalgono fino a raggiungere la superficie. Il tipo di strati rocciosi che incontrano le onde sono determinanti per l’intensità del terremoto: gli strati poco rigidi (terreni sabbiosi e ghiaiosi) assorbono le onde e riducono l’intensità, gli strati rigidi (rocciosi) trasmettono quasi integralmente le onde agli strati superiori, fino alla superficie. Raggiunta questa, in un punto che viene chiamato epicentro, iniziano a propagarsi le onde "di superficie". Queste sono di due tipi: le onde di Rayleigh e le onde di Love. L’effetto delle prime (semplificando) possiamo immaginarlo come quello di una pietra in uno stagno. Le seconde, più pericolose per gli edifici, fanno vibrare il terreno in direzione trasversale (a perpendicolo) e orizzontale rispetto alla direzione di propagazione delle onde.

 L’intensità dei terremoti viene comunemente misurata in termini di "magnitudo", cioè di energia meccanica sprigionata all'ipocentro. La scala di misurazione elaborata dal sismologo statunitense Charles Francis Richter e' quella piu' nota, ma non l'unica.

Il Mar Mediterraneo, dove si combinano i movimenti di due grandi zolle e di numerose altre zolle minori, e' una zona fortemente sismica. Il sito dello U.S. Geological Survey, l'agenzia del governo Usa che si occupa di geologia e terremoti, testimonia che in quest’area si sono concentrate le scosse piu' violente (magnitudo maggiore di 6) dal 1900 a oggi. Soprattutto nel Mar Egeo e la penisola anatolica, seguiti dai Balcani, dalla penisola italiana e dalla costa nord-ovest dell'Africa.

In Italia, dal 1900 a oggi, si sono verificati una quindicina di terremoti di magnitudo superiore a 6. I più gravi sono stati quello della Calabria del 1905 (7,2), di Messina e Reggio del 1908 (7,1) e dell’Irpinia (6.9). Ma l’intero Mediterraneo e' una zona fortemente sismica, per la compresenza di due grandi zolle (africana ed euroasiatica) e di numerose zolle minori. Negli ultimi 120 anni la maggior parte dei terremoti si e' concentrata tra Grecia e Turchia, ma anche i Balcani e l'Italia sono state interessate periodicamente da violente scosse. (fonte agi)