STRAGE di PIAZZA FONTANA. 50 anni dopo 50 notizie per capire un po' meglio

STRAGE di PIAZZA FONTANA. 50 anni dopo 50 notizie per capire un po' meglio

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Volevo star zitto in questo anniversario rotondo. Leggere e guardare. Sono tanti i libri pubblicati per questo anniversario. Difficile mapparli tutti. Uno l’ho studiato con attenzione. E’ quello del giudice Salvini ,“La maledizione di piazza Fontana” che l’ha scritto con la collaborazione del giornalista Andrea Sceresini. Poi ho cambiato idea. Tutto sommato abbiamo resistito in quella guerra civile italiana prendendo parola e mobilitandoci. Ho scelto 50 notizie da diverse fonti. Sono la mia partecipazione civile a questi 50 anni attraversati dalla madre di tutte le stragi. Quella di piazza Fontana.

1 Piazza Fontana 12 dicembre 1969. Il toponimo del mistero. Alle 16,37, nella sede della Banca nazionale dell’Agricoltura a Milano, scoppia una bomba composta da sette chili di tritolo che spezza il filo della vita a 17 persone e ne ferisce altre 88.

2 A Roma alle 16,55 di quella indimenticabile sera nel passaggio sotterraneo che collega l’entrata di via Veneto con quella di via San Basilio della Banca nazionale del lavoro si contano 13 feriti. A Roma tra le 17,20 e le 17,30 deflagrano altre due bombe piazzate una davanti all’Altare della Patria e l’altra al Museo del Risorgimento a Piazza Venezia provocando 4 feriti.

3 Quella sera cambia il percorso del Sessantotto italiano. Strozzate le aspirazioni di pace, amore e libertà.  In tanti perderanno la condizione  d’innocenza giovanile. Il giudice Salvini scrive nei suoi atti: “Dinanzi alle stragi impunite salta psicologicamente in molti giovani ogni remora a usare la violenza estrema”.

4 Di guerra civile si era parlato  in un convegno pubblico all’hotel Parco dei Principi a  Roma organizzato dall’Istituto di studi strategici “Pollio”. E’ il 5 maggio del 1965.  A quel simposio partecipano generali, spie e neofascisti. Devono preoccuparsi di fermare i comunisti con ogni mezzo necessario. Tra loro ci sono il fondatore di Ordine Nuovo, Pino Rauti, Mario Merlino, un neofascista che sarà pronto a infiltrarsi nei gruppi anarchici, un giornalista del Secolo d’Italia, Guido Giannettini. Per il Sid, servizio segreto italiano dell’epoca, è l’agente Z.

5 Michele Galati, ex brigatista ha raccontato in forma privata al giudice Salvini, che nell’ambito di un’inchiesta su piazza Fontana, in carcere “interrogarono” con un coltello alla gola Guido Giannettini e Walter Beneforti, entrambi coinvolti nei servizi deviati di destra. Entrambi avrebbero detto: “Quello che sa tutto di questa storia è Tom Ponzi”.

6 La fonte Antiquario ha rivelato al giudice Salvini che Tom Ponzi, investigatore privato fascista e vicino ai servizi, sapeva della strage “ma non si aspettava un simile massacro”.

7 Racconta l’Antiquario a Salvini “Ci sono due bobine, due nastri super 8, che mostrano cosa accadde quel pomeriggio di fronte alla Banca dell’Agricoltura. La cinepresa si trovava sull’altro lato dello slargo… ed era azionata da uomini dei servizi segreti o da chi lavorava per loro. Ho potuto visionare personalmente circa mezz’ora di immagini, può capire da solo da chi”. Il riferimento è a Tom Ponzi oggi scomparso. Anche il suo archivio, acquisito dalla magistratura romana nell’ambito di un’indagine su intercettazioni illegali, è scomparso.

8 Deposizione del capitano del Sid Labruna aI carabinieri del Ros: “Se volete sapere qualcosa in più della strage di piazza Fontana dovete trovare l’archivio svizzero di Tom Ponzi, le bobine soprattutto. E' lì che dovete cercare” (10 novembre 1998).

9 Il pomeriggio del 12 dicembre 1969 l’avvocato Matteo Fusco di Ravello, un agente di alto livello del Sid, ebbe l’incarico di raggiungere Milano per bloccare gli attentati. Si precipita a Ciampino, ma in aeroporto sente la notizia della strage e torna a Roma. L’ordine di fermare la strage era giunto da Vito Miceli, capo del Sid, e dal questore Santillo. Ha dato riscontri sulla vicenda anche la figlia dell’avvocato Fusco.

10 Giorgio Zicari del Corriere della Sera. Il capocronista del maggiore giornale italiano ha rapporti riservati con uomini dei servizi. Normale per un giornalista. Sarà lui un uomo chiave con notizie esclusive sulla strage a far accreditare la pista anarchica.  Il suo direttore Spadolini gli concede carta bianca.

11  Indro Montanelli, giornalista di destra, sullo stesso giornale aveva invece mostrato fiuto e onestà scrivendo il giorno dopo: “Non è roba loro. Perché l’anarchico cerca il gesto esemplare non colpisce nel mucchio indiscriminatamente”.

12  il quotidiano “La Notte” tramanda ai posteri: “Ci si meraviglia che quattro ragazzini omosessuali buttino le bombe e compiono le stragi”.

13 Aldo Moro quella sera è a Parigi come ministro degli Esteri. Anni dopo nei tragici scritti vergati durante il suo sequestro scriverà: “Le notizie che mi furono date erano per la pista rossa, cosa cui non ho creduto nemmeno un minuto. La pista era vistosamente nera, come si è poi rapidamente riconosciuto”.

14 Scrive nella sua autobiografia l’ex ministro democristiano Emilio Taviani: “La responsabilità della strage di Milano è interamente dell’estrema destra e in particolare di Ordine Nuovo. Uomini tecnicamente seri, collegati con settori deviati dei servizi segreti. L’esplosivo fu fornito da agenti dei Servizi segreti americani”.

15  Il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat si era affrettato ad indirizzare un messaggio di congratulazione al questore di Milano Guida, per la pista rossa da lui seguita.

16 Giulio Andreotti da cavallo di razza al processo di Catanzaro sarà capace di proferire trentatrè volte la  risposta: “Non ricordo”. I ministri Taviani e Rumor fanno scena muta.

17 Su piazza Fontana sono state condotto cinque istruttorie, celebrati dieci processi. Nel corso della quinta istruttoria si è registrata una guerra tra magistrati di sinistra che ha visto contrapposto il giudice Salvini a Casson, Borrelli, Spataro e la procura di Milano. La strage di Piazza Fontana da un punto di vista giudiziario è impunita.

18 “Le indagini di Salvini sono illegittime. E’ incompetente per territorio. Avrebbe dovuto trasmettere gli atti a Catanzaro”: intervista del magistrato Fernando Pomarici al Corriere della Sera del 15 novembre 1995.

19 Il 10 gennaio 2001 al Plenum del Csm cade definitivamente l’accusa d’incompatibilità ambientale per il giudice Salvini.

20 La sentenza della Cassazione del 2005 decide che a pagare le spese processuali siano i parenti delle vittime. Il Consiglio dei Ministri accoglie la proposta  del presidente Berlusconi di assumere a carico del Governo le spese processuali.

21  In molti dimenticano spesso che quel romanzo criminale inizia prima di dicembre. Le prime bombe esplodono il 25 aprile a Milano alla Fiera e alla Stazione centrale. Sono molti i feriti. La polizia segue una pista anarchica. In agosto altri botti sui treni delle vacanze. Otto esplodono. Altri feriti.  La vicenda è ben ricostruita dal giornalista Paolo Morando nel recente libro “Prima di Piazza Fontana. La prova generale”.

22 Alla Banca dell’Agricoltura timer e fato favoriscono gli assassini. Il primo che entra in quello stanzone a portare soccorso è un prete. Si chiama don Corrado Fioravanti. Una ragazza con il braccio a brandelli gli si appende con l’altro sano alla tonaca dicendo: “Padre non voglio morire”. Nel suo racconto un bambino senza una gamba striscia sul pavimento.  Un uomo irriconoscibile nel volto dice al sacerdote: “Ho nove figli padre, aiutali”. Anche il giornalista Corrado Stajano è uno dei primi ad entrare nella Banca della mattanza. La prima notizia che apprende: “E’ scoppiata una caldaia”. Quella caldaia inventata che scoppierà altre volte nelle stragi italiane.

23 Ci vuole un colpevole. Lo trovano presto. Una Stato dal volto sicuro ed efficiente può sbattere il mostro in prima pagina. Si chiama Pietro Valpreda, ha 35 anni, è un ballerino di avanspettacolo, anarchico. Hanno messo una taglia sul mostro. Un tassista milanese va ad identificarlo in un identikit dove lo hanno messo in mezzo a dei poliziotti in giacca e cravatta.

24 Pietro Valpreda resterà in carcere per 1010 giorni consecutivi. Diventa il Dreyfus  del Novecento italiano. Ma questa volta non è un solo autorevole giornalista come era capitato ad Emile Zola che smontò la colpevolezza del capitano ebreo. Il “J’accuse” di questa storia è collettivo. Giornalisti d’inchiesta e militanti si mettono all’opera per smontare la versione ufficiale.

25 Il caso Valpreda dividerà l’Italia. Il Manifesto candiderà Pietro nel tentativo non riuscito di fargli ottenere l’immunità parlamentare. Sarà necessaria una legge ad hoc che prenderà il suo nome per farlo tornare libero. Il presunto mostro è il simbolo della carcerazione preventiva infinita di un italiano in attesa di giudizio.

26 La stessa sera che hanno arrestato Pietro alla questura di Milano hanno portato circa ottanta compagni della stessa fede libertaria. In larga parte aderiscono al Ponte della Ghisolfa.  C’è anche  un ferroviere. Si chiama Pino Pinelli. Il 15 dicembre, a tre giorni della strage vola dalla finestra dell’ufficio del commissario Calabresi per poi morire all’ospedale Fatebenefratelli. Con troppa fretta la versione ufficiale parla di un suicidio.

27 La verità giudiziaria dirà che l’anarchico Pinelli cadde dal balcone per “un malore attivo”. La definizione si deve al giudice di sinistra Gerardo D’Ambrosio.

28 ll 17 maggio del 1972 due killer uccidono sotto casa il commissario Calabresi che scambiava libri e confidenze con Pinelli. Un quarto di secolo dopo un operaio finito in disgrazia racconta ai carabinieri che con i suoi compagni di Lotta Continua hanno ucciso il poliziotto. Adriano Sofri prende il posto che fu di Valpreda. Ha scontato la sua pena, per cui continua a dichiararsi innocente scrivendo libri e articoli su giornali di successo.

29 Per capire quel clima bisogna leggere l’appello pubblicato sui giornali che accusa il commissario Calabresi di aver ucciso Pinelli. Ma soprattutto le firme. Tante. Qualche nome. Eugenio Scalfari. Carlo Rossella, Umberto Eco, Norberto Bobbio.

30 Adriano Sofri ha abbandonato la collaborazione con Repubblica nel momento che il figlio del commissario, Mario , ne assume la direzione. Mario Calabresi di recente ha incontrato a Parigi Giorgio Pietrosfefani, che lì vive da latitante, condannato come organizzatore dell’omicidio.

31 Il 9 maggio del 2009, Giornata della Memoria per le vittime del terrorismo, al Quirinale su invito del presidente Giorgio Napolitano, si sono incontrate per la prima volta Gemma Calabresi e Licia Pinelli che si sono scambiate reciproca solidarietà. Quello delle due vedove è uno dei rari gesti di riconciliazione nell’Italia delle stragi.

32 Ovidio Bompressi, condannato come esecutore materiale dell’omicidio Calabresi, ha ricevuto la Grazia dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. La famiglia Calabresi non si è opposta.

33 Valpreda è morto di cancro il 7 luglio del 2002. Aveva 69 anni. La sua esistenza è stata condizionata da quel 12 dicembre 1969.  Dovrà aspettare il 1987 per essere assolto dalla Cassazione per insufficienze di prove. Due matrimoni e un figlio chiamato Tupac Libero Emiliano. Certi uomini le loro idee non le rinnegano mai. Ha tentato di far l’attore e il rappresentante di libri.  Poi aprì un bar a Milano in zona Garibaldi. E’ stato anche un autore di libri gialli insieme al cronista Piero Colaprico.

34 Negli anni Novanta l'inchiesta del giudice Guido Salvini raccolse le dichiarazioni di Martino Siciliano e Carlo Digilio, ex neofascisti di Ordine Nuovo, i quali confessarono il proprio ruolo nella preparazione dell'attentato, ribadendo le responsabilità di Freda e Ventura.

35 Ha scritto Massimo Bordin “L’ultimo degli infiniti processi dedicati alla strage di piazza Fontana, giunto a sentenza definitiva, fa i nomi di due colpevoli che però non possono essere riprocessati per il sacrosanto principio del “ne bis in idem”. I giudici sbagliarono ad assolverli definitivamente. Ora Ventura è comunque morto (in Argentina), mentre Freda è impegnato a parlar bene di Matteo Salvini”. E fa tranquillamente l’editore di pubblicazioni naziste.

36 Nei mesi trascorsi in latitanza in Calabria prima di partire in Costarica, Freda era stato ospite di appartenenti alla ndrangheta messi a disposizione dei fratelli De Stefano da sempre vicini all’estrema destra. Altri esponenti della ‘ndrangheta avevano provveduto all’espatrio di Freda attraverso il confine francese.

37 il 12 marzo 2004, la Corte d’assise d’appello di Milano ribaltò il verdetto di condanna ed assolse il neofascista Dello Zorzi e gli altri due imputati «per non aver commesso il fatto». La Cassazione il 3 maggio 2005 rigettò il ricorso proposto contro tale sentenza, Diverse testimoni di estrema destra hanno dichiarato successivamente la responsabilità di Zorzi su Piazza Fontana

38 Dello Zorzi dal 1977 vive a Tokio. Fa l’imprenditore. Si fa chiamare Hagen Rod, nome giapponese che significa “Origine delle onde” ma che ricorda l’espressione tedesca “Hakenkreuz” croce uncinata.

39 Tra gli avvocati di Zorzi c’è Gaetano Pecorella, già difensore della sinistra extraparlamentare e soprattutto difensore di parte civile nel processo di Catanzaro. Ha scritto il giudice Salvini “Dalla militanza in Democrazia Proletaria si è convertito al berlusconismo e passa così dall’altra parte della barricata non solo politica ma anche giudiziaria”.

40  Le uniche condanne per Piazza Fontana colpiscono gli ufficiali dei servizi segreti Gianadelio Maletti e Antonio La Bruna, accusati di aver aiutato Freda e Ventura a scappare all’estero. Maletti vive da anni in Sudafrica. La Bruna iscritto alla P2 è morto nel 2000. L'incontro col giudice Salvini lo convinse a collaborare con la magistratura e a parlare.

41 Gianadelio è figlio di Pietro Maletti, generale fascista, eroe della guerra d’Africa, responsabile della strage di Debra Libanos in Etiopia nel 1937. Centinaia di monaci massacrati all’indomani dell’attentato a Rodolfo Graziani. Le stragi ci sono sempre state.

42 Il generale Maletti in un’intervista del 2012, resa nota dal libro del giudice Salvini,  afferma che la bomba a piazza Fontana doveva esplodere a banca chiusa senza morti.  Gli esecutori violarono le direttive forzando la mano. Il piano era di destabilizzare l’Italia sul modello Grecia. Ma i morti  e la reazione civile di Milano bloccarono il colpo di stato. Secondo Maletti: “Nixon con ogni probabilità sapeva tutto, sapevano Giulio Andreotti e il presidente Saragat”.

43  Lei può dirlo, generale. Chi c’era quel giorno a Piazza Fontana? "I neofascisti erano in quattro, certamente avevano un’auto di supporto. Due entrarono in banca, gli altri due rimasero di guardia. E’ tutto ciò che posso dire”.

44 Il neofascista Digilio nelle sue dichiarazioni ai magistrati ha parlato dei suoi rapporti con il capitano David Carret della Marina Militare americana. Carret alla vigilia di piazza Fontana dice a Digilio di sapere molto bene che la destra italiana stava preparando una presa del potere da parte delle forze militari.

45 La cellula ordinovista che compie gli attentati godeva del sostegno del Sid. Gli agenti dei servizi segreti seguivano le loro mosse, le sorvegliavano le coprivano. I riscontri e le testimonianze dirette sono molteplici.

46 Sarà sempre il Sid a organizzare la fuga in Spagna del fascista Pozzan che aveva troppo parlato della strage e ad interrompere la collaborazione con Gianni Casalini, neofascista che aveva iniziato a parlare anche lui nel 1975 dei veri responsabili della strage.

47 Nel 1973 Giannettini incriminato fugge a Parigi. Si scoprirà successivamente che la fuga di Giannettini era stata coperta dal SID, di cui era collaboratore, e che in Francia continuerà ad essere stipendiato per diverso tempo dai servizi. Nel giugno del 1974, Giulio Andreotti, ministro della Difesa in un’intervista al Mondo indica Giannettini come collaboratore del Sid, sostenendo che era stato uno sbaglio non rivelare durante le indagini dei mesi precedenti l'appartenenza di Giannettini ai servizi.

48 A Catanzaro rischiavano di andare perduti i materiali guidiziari di questa Treccani della strategia della tensione. Nel capoluogo calabrese sono confluiti i risultati dell’istruttoria di Milano (la cosidetta pista nera) e quelli di Roma (orientata sui rapporti tra l’infiltrato Merlino e Valpreda) ai quali si aggiungono quelli dell’istruttoria condotta dalla procura di Catanzaro (orientata verso la strage di Stato con gli uomini del Sid Ginnastici e Maletti). Con lo storico Fabio Cuzzola,il giornalista Giorgio Boatti, il giudice Salvini e il Corriere della Sera siamo riusciti  a salvare e digitalizzare  i preziosi materiali.

49 La porta della storia è una Porta Stretta infilarsi dentro costa una spaventosa fatica c’è chi rinuncia e dà in giro il culo e chi non ci rinuncia, ma male, e tiri fuori il cric dal portabagagli, e chi vuole entrarci a tutti i costi, a gomitate ma con dignità; ma son tutti là, davanti a quella Porta. Da “Patmos” poesia di Pier Paolo Pasolini scritta tra 13 e il 14 dicembre 1969

50 Piazza Fontana è come l’Aleph di Borges. Una ricerca interminabile dei luoghi e personaggi narrati. Una partenza. Non trova un arrivo ma solo una direzione.