LA RECENSIONE. Gaillourdet-Mario, Voci Linguaggi a confronto Termini francesi e del dialetto di Gasperina

LA RECENSIONE. Gaillourdet-Mario, Voci Linguaggi a confronto Termini francesi e del dialetto di Gasperina

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 L’Italia è, in Europa, la nazione più ricca di dialetti e la Calabria certamente una delle regioni più ricche dal punto di vista linguistico. Dal massiccio del Pollino allo stretto di Messina vi si parlano centinaia di idiomi e, a testimonianza delle dominazioni dei diversi popoli, o dell’incredibile isolamento nel quale è vissuta la Calabria, sono sopravvissute isole etnico-linguistiche come quelle dei Grecanici, degli Occitani, dei Valdesi e degli Albanesi. Centinaia sono anche le parlate locali che per la loro peculiarità e perché le loro radici affondano in tempi antichissimi, più di altre, hanno attirato l’attenzione di eminenti studiosi, tanto che è possibile dire che esse siano tra le più studiate nella dialettologia italiana, suscitando anche polemiche come quella tra i sostenitori dell'ininterrotta continuità della grecità (Rohlfs, Karanastasis, Hatzidakis, Kapsomenos, Caratzas ecc.) e quelli della neoellenizzazione (Morosi, Battisti, Pagliaro, Alessio, Parlangeli, Falcone ecc.).

Dal punto di vista geografico, le varietà linguistiche calabro-romanze si possono articolare indicativamente in tre aree dialettali maggiori: la sezione settentrionale (comprende i dialetti delle province di Cosenza e Crotone), la centrale (quelli delle province di Vibo Valentia e Catanzaro e della fascia più a sud di quella di Cosenza) e la meridionale (provincia di Reggio e frange limitrofe delle province di VV e CZ). In quest’ultima area rientra il Comune di Gasperina che, come tutti i paesi della Calabria, ha un dialetto con sue peculiarità, i cui termini sono stati registrati con amore e competenza da Gori Celia nel volume Parole ed altro del dialetto di Gasperina (Qualecultura-Jaca book, Vibo Valentia 2001).

Come nei dialetti di tutti i centri calabresi, anche in quello del catanzarese sono evidenti influenze linguistiche delle colonizzazioni, delle dominazioni e delle incursioni di diversi popoli che giunsero in Calabria nel corso dei secoli: vi si riscontrano termini derivanti dal greco antico, dal latino, dall’arabo, dallo spagnolo. Il lavoro contenuto nel volume Linguaggi a confronto, Termini francesi e del dialetto di Gasperina (CZ, Italia) con excursus stori letterari è frutto dell’impegno di una cittadina francese, Evelyne Gaillourdet, e di un gasperinese innamorato della sua terra, Mario Voci, che si sono addossati l’onere notevole di affrontare la problematica vasta e complessa dei prestiti del francese nel dialetto di Gasperina, appunto.

Impresa ardua quella che dei due nostri autori perché è nota la difficoltà dell’indagine linguistica applicata alla stratificazione dei prestiti nei dialetti, tanto che non è sempre possibile ricostruire con precisione, specie in assenza di documenti, la storia di ciascun vocabolo.

Il francese è una delle lingue che più hanno influito sugli idiomi della nostra penisola sin secolo IX, grazie ai commerci, ai pellegrinaggi e all’espansione degli ordini monastici che hanno determinato un reale spostamento di persone, giullari, soldati, pellegrini e religiosi verso Roma. La diffusione di francesismi assunse dimensioni più consistenti nei secoli XVII e XVIII, dopo l a Rivoluzione Francese con la propagazione delle idee illuministiche. In quel periodo la predilezione per tutto ciò che fosse francese si affermò nella gastronomia, nell’arredamento nell’abbigliamento (il termine “moda”, per esempio, è un francesismo) l’uso di termini francesi indicava l’adesione ai valori, sociali e culturali oltre che agli atteggiamenti intellettuali e mondani, irradiati dalla Francia in quel preciso momento storico.

Nel Mezzogiorno la presenza dei francesi si è alternata, nel corso dei tempi, con quella di altri dominatori, quindi l’afflusso dei francesismi nei nostri dialetti è stato di superstrato: essi si sono amalgamati con parole di altre lingue, spagnole per esempio, creando sovrapposizioni e talora ostacolando un attento studio delle origini etimologiche dei termini, considerando i loro rapporti e sviluppi in diacronia.

Già durante la dominazione sveva (1198-1266) l’Italia ha subito una certa influenza linguistica francese, tanto che nel trattato De arte venandi cum avibus di Federico II sono registrati molti termini tecnici diffusi poi nei dialetti meridionali (cfr. Giovani ALESSIO, Note linguistiche sul "De arte venandi cum avibus di Federico II" in ASP XVI, 1963). È quasi possibile affermare che non ci sia stata soluzione di continuità con l’acquisizione di prestiti linguistici definibili gallicismi (normannismi, francesismi antichi e provenzalismi) penetrati nel periodo della dominazione normanna e in quella angioina.

Più recentemente altri termini francesi si sono introdotti nelle nostre parlate durante il decennio di dominazione francese (1806- 1815).

Anche in questo caso l'assoluta certezza dell'assunzione diretta nei dialetti dell’Italia meridionale può essere data solo se la voce non è attestata in italiano o se la data d'attestazione nel dialetto è più antica di quella del corrispondente italiano. 


Da simili considerazioni non sono rari i dubbi di carattere diacronico e mi pare di poter affermare che questo lavoro non abbia la pretesa di risolverli: gli autori non si sono proposti di scrivere un trattato, scientificamente corretto, sui francesismi presenti oggi nel dialetto di un piccolo comune calabrese qual è Gasperina ma, quasi per diletto, spinti da curiosità culturale, hanno cercato di compilare un elenco di termini che, a loro parere, testimoniamo oggi un’importante pagina di storia, non soltanto linguistica, coscienti che molte questioni riguardanti l’etimologia, per le quali sono indispensabili ricerche soprattutto documentarie, resteranno ancora irrisolte e aperte ad ulteriori approfondimenti.

Appare chiaro che se il presente lavoro fosse stato condotto da linguisti professionisti avrebbe dovuto avvalersi di qualche manuale di linguistica e tenere conto di una fonte non trascurabile come il REW (W. Meyer-Lübke, Romanisches Etymologisches Wörterbuch, Heidelberg 1935). Di aiuto avrebbero potuto essere anche studi di linguisti del calibro di Giovanni Alessio e Alberto Varvaro e di altri studiosi, ma non ci troviamo davanti a pagine con pretese di precisione accademica e qualche incertezza non limita certo il valore della ricerca in esse contenuta, anzi la impreziosiscono per l’amore che da esse traspare e incoraggiano altri ad approfondire le conoscenze sulla storia, sulla lingua e, in una sola parola, sulla cultura del proprio paese che, per quanto piccolo e disabitato, ha sempre molto da svelare. Il prezioso contributo della dottoressa Eveline Gaillourdet è stato certo determinante per un appassionato di storia locale come Mario Voci e dimostra l’interesse che il “Bel Paese” riesce ancora a suscitare negli ambienti culturali d’oltralpe.

*Eveline Gaillourdet - Mario Voci
Linguaggi a confronto
Termini francesi e del dialetto di Gasperina (CZ, Italia),
con excursus storici ed etnografici
GrafichÉditore, Lamezia Terme, 2020. 79 pp., Euro 10,00