CINEMA. L'INCONTRO del regista calabrese Salvatore Romano

CINEMA. L'INCONTRO del regista calabrese Salvatore Romano

romano

Ha, forse, due limiti L’incontro, ultimo film di Salvatore Romano, regista nato a Taurianova, noto al grande pubblico in quanto ha diretto oltre cento puntate di Un posto al sole e che già alla Calabria aveva dedicato un film nel 2007, Liberarsi, centrato sui Moti reggini della rivolta del Boia chi molla.

Si tratta, infatti, di un’opera dalla forte impronta didascalica e recitato, bene (ottima la prova del protagonista, Giuseppe Marvaso), ma in una lingua italiana che sarebbe stata più intonata se meno “pulita”.

A fronte di questi limiti, il film di Salvatore Romano – girato a Mormanno e nelle zone del Pollino – ha il grandissimo merito di affrontare, con sobria intensità, il tema del dopo carcere: la difficoltà estrema di chi, pur avendo “pagato il debito” con la società, viene respinto ai margini e, magari, oltre i margini del burrone esistenziale. E di farlo – cosa estremamente inconsueta nell’attuale clima culturale – ponendo il messaggio cristiano del perdono, quello da chiedere e quello da ricevere, a partire da se stessi, come l’unica possibile via d’uscita dagli insopportabili pesi del passato, dalle ferite laceranti che rendono insostenibili le relazioni e i giorni.

È un film che si svolge per strada, in un viaggio lungo le strade di una Calabria di austera, struggente bellezza, su un camioncino che porta un grande Crocefisso (un richiamo, forse, ad alcune inquadrature di Corpo celeste di Alice Rohrwacher ambientato nel reggino), che è un cammino periglioso, un doloroso pellegrinaggio fatto di scalate e di inabissamenti dentro la propria anima.

Attraversare la sofferta fatica di accettarsi con tutti i propri errori e i propri fallimenti apre alla possibilità che, anche negli altri, avvenga il miracolo di un “addolcimento” del cuore e, tra poveri disgraziati – una volta si diceva poveri Cristi – possa accendersi un sorriso di fiducia e di speranza.