LA STORIA. Quando Sant'Agata ne seppe due più del Diavolo

LA STORIA. Quando Sant'Agata ne seppe due più del Diavolo

agata

Riposa ancora, nei ricordi degli abitanti del borgo di San Salvatore, la leggenda secondo la quale Sant'Agata, protettrice del paesino e dell'antica motta sua omonima, fosse tanto bella quanto accorta.

Si dice addirittura che fosse così bella che anche il Diavolo se ne innamorò perdutamente, tanto da tralasciare gli impicci burocratici dell'Inferno, la direzione della sua fabbrica di pentole e la compravendita di anime per corteggiare a tempo pieno la dolce donzella.

Sant'Agata, neanche a dirlo, mai avrebbe ceduto a quelle diaboliche avances, sennonché Belzebù, che indubbiamente è sempre stato un maestro dell'ars oratoria, riuscì a strapparle una promessa: una volta terminato di cucire il corredo matrimoniale, la santa avrebbe dovuto prenderlo in sposo.

Dal canto suo Sant'Agata, che non aveva alcuna intenzione di passare le pene dell'Inferno (letteralmente!), si ingegnò e mise in atto uno stratagemma di omerica memoria: di giorno filava, filava e filava e di notte disfaceva, disfaceva e disfaceva, quanto bastava per poter prolungare all'infinito l'attesa del brutto bestio.

Ma al Diavolo non la si fa, e, quando scoprì il sotterfugio, per Sant'Agata si prospettarono giorni di fuoco! La santa donna, però, non si fece intimorire e rigirò la frittata a proprio favore, proponendo lei stessa una sfida a Mefistofele: si sarebbe concessa alle sue grinfie sulfuree solo se fosse riuscito a portare l'acqua corrente all'interno della motta; il tutto, giusto per aggiungere po' di pepe, entro il primo canto del gallo.

Il Diavolo ci pensò un po' su ed accettò con qualche riserva, fortemente spinto dall'idea di poter corrompere una donna di Dio grazie a quel patto faustiano: anche lui sapeva bene si trattasse di un miracolo, e i miracoli non erano esattamente il suo forte, ma decise di accettare comunque data la posta in gioco.

Venne la mattina del grande giorno, cornice dell'ansia tacita e trepidante della bella Agata, che snocciolava rosari chiedendo il favore di Dio, rimettendo il suo destino nella Sua sapiente volontà; ma il Diavolo, stranamente, non si palesò.

Passarono le ore e il sole illuminò le case e le vie della Motta; ma del padrone degli Inferi neanche l'ombra.
Si fece finalmente sera, ancora niente, e dunque Sant'Agata si rasserenò, addormentandosi felice di essersi sbarazzata di quel pessimo spasimante, che sembrava essersi arreso all'evidenza di non poter compiere neanche lontanamente un'impresa di quella portata.

Ma aveva fatto i conti senza l'oste, perché il satanasso era così indaffarato nella costruzione di tubi e carrucole e nella progettazione di quello straordinario ammasso di ferraglia che riuscì a mettersi all'opera solo a tarda notte, all'oscuro di tutti, deciso a beffare la santa proprio come lei aveva fatto con lui: e così, al chiaro di luna, cominciò a lavorare, issando condotti e tubature e scavando cunicoli nella roccia, così rapidamente che alle prime luci dell'alba era già quasi tutto pronto.

Sant'Agata, svegliata da quell'infernale baccano, quando si accorse di quello che stava accadendo trasalì: il lavoro era quasi terminato, il tempo di qualche rifinitura e sarebbe diventata la sposa di quel demonio.

Furono attimi di grande apprensione per la fanciulla, che già si immaginava lontana da quel Paradiso a cui agognava dal primo dei suoi giorni, ma la Provvidenza giunse in suo soccorso come una manna nel deserto: vide infatti un gallo che sonnecchiava stanco su un pilastro vicino a lei. La santa, masticando a denti stretti una preghiera, prese dal collo la povera bestia al punto di soffocarla, e il suo canto fu così forte da svegliare tutti gli abitanti della Motta.

Il Diavolo era tanto assorto nel suo lavoro che non si accorse neanche del trucco, e sentito il canto del gallo credette che fosse sopraggiunto il giorno, e che avesse dunque perso la scommessa. Adirato, a un passo dalla fine, decise di abbandonare il suo capolavoro incompiuto, e con esso tutte le mire nuziali che nutriva per Sant'Agata, sputando maledizioni di ogni genere mentre spariva in una coltre di zolfo.

Fu così che  Sant'Agata e la sua motta si liberarono del Maligno per sempre, ma anche della possibilità di portare l'acqua direttamente al paese.

Tutto è bene quel che finisce bene, direte voi, ma chiedetelo ai poveri santagatini, costretti a non avere acqua corrente per secoli per colpa di quello strano anatema diabolico.

P.S. A testimonianza del prodigio infernale incompleto, ancora oggi è possibile notare, nella collinetta di Suso, sita nel paese di San Salvatore, dei particolari cunicoli perfettamente cilindrici e delle forme tubolari, incastonate tra le rocce del rilievo, a formare una specie di impianto idraulico fatiscente abbandonato alla mercé dei secoli. Sta a voi, dunque, credere se questa storia possa essere vera oppure no.