LA RECENSIONE. Nel silenzio dell'anima, la seconda silloge della poetessa Silvana Costa (Trovatelli, LI)

LA RECENSIONE. Nel silenzio dell'anima, la seconda silloge della poetessa Silvana Costa (Trovatelli, LI)

costa

La Calabria, questa nostra „penisola nella Penisola“ - come la chiamo io - è la rosa più bella del Mediterraneo e, come tale, la vittima predestinata degli afidi più ingordi. Ma si intravede una speranza per il futuro, visto che essa sta imparando a raccontarsi - finalmente! - da sé.
Ed a questo flusso narrativo partecipa, con la sua seconda silloge, Silvana Costa, calabrese di Serra San Bruno (VV): una madre, un’insegnante, una donna che sa ricavare da ogni giorno la forza per continuare a vivere, ad operare, a spendersi in un mondo reso ormai molto faticoso da quella che sembra diventare sempre meno vita e sempre più una folle corsa verso l’abisso.

La poetessa serrese ha il grande talento di saper attingere a quella fonte che alberga dentro di noi e ci collega al nostro vero essere, trovandovi linfa per rinfrancare il cuore dal tormento interiore, l’inseparabile compagno degli animi sensibili. Ed allora lei scrive. „Per nutrire/ il cuore“. Per sentirsi „leggera/ come piuma/ al vento a primavera“. Per lasciare una traccia (un monito) in „questo mondo/ che vuole annegare“.
Scrive e piange, quando viene il tempo in cui „ogni goccia/ fa traboccare il fiume“, quando si trova stretta „tra desiderio di morte/ e voglia di volare“. E così facendo invita, con dolcezza e decisione, alla lettura del suo animo profondamente sensibile, pur conscia del rischio di venire derisa, delusa, ferita, perché lei sa quanta sofferenza possa derivare dal „toccare con mano/ l’inumano“!

Per questo, a volte, sceglie di rivolgersi alla Luna, all’astro solitario compagno dei poeti. Oppure canta il suo inno all’alba, ai raggi del sole, alle stelle, alla vita, prima di tornare sulla „squallida terra“ a consolare, con la sua opera, chi „si arrende/ al dolore“. Un canto che si fa altissimo nella lirica „A TE“,  versi che fanno commuovere nel profondo, per l’immenso dolore che Silvana Costa ha saputo cosi‘ pazientemente elaborare - e condividere - riemergendo „con nuovo vigore“.
La sua grande sensibilità sa trasformare la sofferenza in un percorso interiore che, attraverso la cortina delle lacrime, si fa sentiero di conoscenza, di illuminazione; le liriche che ne scaturiscono la poetessa le offre pacatamente a chi rischia di annegare nel gorgo del proprio dolore. Sono versi che volano alto, come „ali di gabbiano/ nell’immensità del cielo“, a sfidare le nubi voraci che „sembrano/ inghiottire/ il sole“, ma che poi lo „mostrano/ in tutto il suo splendore“!
Silvana Costa, figlia della Calabria, della Magna Grecia, del Mediterraneo, conosce il destino della donna, i timori che a volte l‘assalgono, le sfide da affrontare ogni giorno, il grande coraggio che queste spesso richiedono. E trova - nella Natura, nel rapporto armonioso con le sue creature, nel proprio scrigno interiore - le energie per continuare a vivere in un mondo che „visto/ dagli occhi/ di un bambino/ è un arcobaleno“, per costruire sogni e racchiuderli magari „in una bottiglia“, assieme a quel „mare/ che hai dentro“ e mandarli in giro per il mondo col loro prezioso messaggio: „far germogliare/ in te/ di nuovo l’amore“.

Fra mille dubbi, io ho una certezza: il prezzo da pagare per quello splendido miracolo che chiamiamo Vita è il dolore. Silvana Costa ha saputo trasformare il proprio in un pregiato dono che ora porge, con grazia e pudore, a quanti vorranno accostarsi ai suoi bei versi e ripercorrere, con lei, il cammino che l’ha portata alla conquista di una profonda sensibilità, senza la quale saremmo tutti più poveri.

*Silvana Costa, "Nel silenzio dell’anima", Ctl - Casa Ed. Trovatelli Livorno - 12 euro