LA RECENSIONE. Del sangue e del vino, Ettore Castagna, Rubbettino

LA RECENSIONE. Del sangue e del vino, Ettore Castagna, Rubbettino

castagna

Ultimamente non leggo molto. Per via dei prezzi - racconto - che stan trasformando i libri in beni di lusso. In realtà, sono gli occhi che non possono più come io vorrei; quindi i ritardi sono inevitabili.
„Del sangue e del vino“, il libro d’esordio di Ettore Castagna, l’ho letto solo da poco, rimanendo molto colpita dalla danza leggera di un impasto fluido e per nulla artificioso di lingue, dialetti, filastrocche ed antichi canti che sa rendere amabili persino le espressioni salaci da osteria.

L’antropologo e lo storico, il poeta e il musicista operano insieme in un prezioso lavoro di cesello, per rendere plasticamente la cruda realtà ed al contempo tutta la magia della nostra terra.

Il risultato è una gradevole sorpresa che scorre davanti agli occhi come l’acqua dei nostri monti e sa commuovere fin nel profondo.

Mi piace immaginare che la nascita dell’opera sia avvenuta sotto lo sguardo benevolo di due numi tutelari come Corrado Alvaro (per la tematica) e Saverio Strati (per il linguaggio), mentre su tutto aleggia lo spirito di Don Lisander Manzoni che, intrecciando vero e verosimile, ha creato il nostro romanzo storico. Dal canto suo, Ettore Castagna non si (pro)pone come algida maestà in cima alla torre d’avorio, ma si fa umile lettore di se stesso, verificando passo per passo la serietà e la qualità di quanto scrive.

Prendendo l’avvio con l’arrivo, in un paese della Calabria Greca del Seicento, di Agati e Dimitri, una coppia di profughi provenienti da Creta ormai caduta in mano ai Turchi, il romanzo racconta la misera vita di pastori e contadini, fra enormi fatiche e le immancabili angherie e calamità naturali.

Protagonista assoluta è una Natura selvaggia e bellissima; descritta senza enfasi o artifici, essa permea le pagine, regalando al lettore la sensazione di venire avvolto in caldo abbraccio protettivo.  
Su questo sfondo si svolge la vita quotidiana a Selenu, come se il paese fosse ancora in pieno Medioevo, con una struttura di potere ben definita e che non lascia il benchè minimo spazio agli abitanti.
Un giorno, Nino, figlio di Caterina e nipote di Agati e Dimitri, si ribella ad un sopruso, provocando una meschina vendetta che richiamerà altra vendetta, fino al delitto ed alla caccia al „colpevole“ che verrà poi ucciso.

Il „sangue“ del titolo appare verso la metà del libro ed il „vino“ alla fine, ma all’Autore preme anticiparci il co-protagonista: l’infinito amore di una madre per il proprio figlio. Perciò egli inserisce, dopo ogni capitolo, un breve ma struggente messaggio della Madre che già conosce il destino di Vittima Sacrificale della propria creatura e richiama alla mente la Maria sotto la Croce di Jacopone da Todi e di De Andrè.

Il romanzo termina con la trasformazione del sangue del ragazzo in un ottimo vino che darà linfa e speranza all’intera comunità.
Sarebbe interessante valutare l’ipotesi di una lettura in chiave cristiana di questo finale. „Del sangue e del vino“ offre comunque molti spunti di riflessione sulla nostra storia, sulle tradizioni non ancora del tutto soffocate dalla modernità, sull’origine di certi „handicaps“ che limitano il nostro progresso - inteso in senso pasoliniano - e sulle possibilità concrete che ancora abbiamo di prendere in mano il nostro destino.

Concludendo, mi proietto mentalmente davanti a Gigi Marzullo, nel momento in cui pronuncia il suo ormai famoso invito: „Si faccia una domanda e si dia una risposta.“

D.: Come pensi di chiudere questa lunga e ritardataria (non) recensione?

R.: Intanto, ringraziando Ettore Castagna per aver dato finalmente voce al telaio che „cantava“ nella casa vicina a quella in cui sono stata bambina: attahè. attahè. attahè.  Aggiungo poi un’esortazione che finora - almeno credo! - non era stata mai accostata ad un libro: „Diffidate dalle imitazioni!“

Ettore Castagna, Del sangue e del vino, Rubbettino, 12 euro.