Calabria, rosa nel bicchiere. Appunti sulla musica popolare di Francesca Prestia

Calabria, rosa nel bicchiere. Appunti sulla musica popolare di Francesca Prestia

Francesca Prestia

Francesca Prestia (diploma di conservatorio in flauto, Laurea DAMS, studi molto inoltrati di composizione) è intellettuale di spicco nella Calabria dell’incipiente millennio; le sue «proiezioni» riguardano l’insegnamento e la composizione musicale, anche colta, lo studio delle tradizioni popolari e l'impareggiabile canto.

Questa fortunata mescolanza formativa si è poi intersecata con la coscienza civile di Francesca, con la  sua affascinante femminilità, con la «calabresità» naturale, con la sua innata vocazione al racconto musicato; sono così maturate primizie, verrebbe di aggiungere «di genere», che hanno assunto la forma di «ballata» e sono state dedicate a personaggi femminili (Maria Concetta Cacciola, Ilaria Alpi, Giuseppina Pesce, Francesca Morvillo) che, in cerca di liberta e di riconoscimento come autocoscienze, si sono scontrate, venendone travolte, non tanto con la mentalità arcaica della primitive associazioni criminali quanto con  la loro degenerazione gangsteristica e mafiosa.  

Questa vocazione a «cuntari» storie in canto si è sviluppata in modo naturale e ha portato Francesca Prestia a cimentarsi con un ambito, quello dei cantastorie, che, soprattutto nell’Italia meridionale, è stato, con la sola eccezione di Rosa Balistreri, appannaggio quasi esclusivo di cantanti <<masculi>>, Otello Profazio, da sessant’anni sui palcoscenici italiani (anche mass-mediatici) nonché nei luoghi di emigrazione calabrese in qualsiasi continente, in prima fila in tutti i progetti di rivalutazione della cultura popolare calabro-sicula  e lui stesso, ad un tempo, ricercatore e innovatore della tradizione, è stato il padrino per l'assunzione di Francesca nell'olimpo dei cantastorie.  

Deve essere stato un colpo di coda della dialettica hegeliana applicata al canto popolare se il più maschilista tra i cantastorie è diventato il promotore, il prestatore di testi nonché l'«incursore» del CD Donne del Sud, edito nel 2019 da Marasco Comunicazione e dotato di in equivoco titolo quanto all'archetipo: Anch’io // Francesca Prestia // canto // Otello Profazio (con incursioni estemporanee del medesimo).     

Dopo Donne del Sud Francesca Prestia è stata impegnata in un altro ambizioso progetto che si è concretizzato nel  maggio scorso: un libro a più voci con annesso CD, Storie di lotta e di anarchia in Calabria, a cura di Piero Bevilacqua e con una ricerca musicale di Francesca Prestia, come recitano titolo e sottotitolo in copertina, pubblicato dall'Editore Donzelli (Roma, Maggio 2021); questo ruolo di dea ex machina della  pubblicazione, anche della parte cartacea, viene riconosciuto sia nella premessa di Armando Vitale (p. VII) che nell'introduzione di Piero Bevilacqua (p. 4).

Nel CD compaiono dieci tracce, testi alle pp.207-229, corrispondenti ai dieci saggi del volume e legate da un filo rosso di pezzi musicali solo in minima parte già collaudati, come il «rap» di Giovanna Marini (traccia n.10) o la musica per Melissa di Otello Profazio (traccia 7); anche questi testi sono stati «riarrangiati» e «riarmonizzati» dalla musicista la quale si è poi assunto il non facile ruolo di trasformare musica solistica in musica polifonica e di scrivere e arrangiare (aiutata in ciò da Santino De Bartoli, Checco Pallone, Lucio Ranieri, Saverio Caripoli, Giuliano Macrì) la musica delle rimanenti canzoni, di scegliere i musicisti per ogni canzone e di creare tra di loro quell'affiatamento che ha dato risultati complessivi veramente eccellenti.

Da quanto detto si evince che siamo fuori dal ruolo tradizionale del cantastorie, che storicamente e generalmente è stato un cantante che si accompagnava con la chitarra, e che la novità sarebbe impossibile senza le conoscenze tecniche e disciplinari della protagonista; la quale ha usato il suo estro per creare dal nulla le musiche degli altri pezzi, per scegliere gli strumenti musicali e il coro che hanno fatto parte dell'insieme: pianoforte, violoncello, viola, violino, flauto traverso, chitarra classica e folk, contrabbasso, mandolino, fisarmonica,percussioni.

Chiudiamo con brevi annotazioni sui testi delle canzoni: a parte quelli noti di Giovanna Marini e Otello Profazio occorre fare menzione del contributo del professor Giovanni Sole dell'università della Calabria; questi ha scritto le parole per Giuseppe Zàngara, anarchico calabrese fucilato in America il 20 marzo 1933 per aver attentato alla vita del presidente Roosevelt e ucciso per aberratio ictus il sindaco di Chicago, e quelle per le uccisioni senza processo inflitte dai vertici dell'esercito italiano ad alcuni soldati ed ufficiali della Brigata Catanzaro il 16 luglio 1917; in quest'ultimo testo l'autore è stato preciso nel riferire il numero degli fucilati sommariamente (28) laddove non sono stati presisi né l'autore del saggio dedicato alla vicenda né, tantomeno, l'introduttore del volume che è cattedratico di lungo corso.

Quello delle deficienze del libro, che appare molto al di sotto degli standard raggiunti dal CD, è un discorso da fare separatamente.

Riassumiamo quindi il senso di queste annotazioni proprio citando, fra i molti versi ben riusciti, il ritornello con cui Francesca Prestia apre e chiude la canzone Bella Giuditta dedicata a Giuditta Levato, la donna uccisa dallo scagnozzo di un agrario mentre cercava di difendere i seminati dei contadini dalle devastazioni del bestiame del feudatario.

Vicenda, quella di Giuditta Levato, cui è dedicato il capitolo più felice del libro dovuto alla penna magistrale di Romano Pitaro; al quale l'autore di queste annotazioni deve somma gratitudine perché ha fatto conoscere un particolare della vicenda da nessuno riferita nei settant'anni e più che ci dividono da quell'omicidio; crimine rimasto impunito ad onta di una magistratura ancora legata al ventennio fascista durante il quale aveva coperto stragi ben più efferate.

Quei magistrati non solo assolsero l'omicida ma, con sublime noncuranza o con dolosa determinazione contro la vittima, lasciarono o permisero che i resti della povera Giuditta fossero dispersi e non ne fosse identificato nemmeno il luogo della sepoltura. Né la povertà permise ai familiari di rivendicare quel corpo martoriato col bimbo in grembo che venne sepolto in luogo anonimo e rimase disperso come quello delle vittime nei processi per eresia o stregoneria nei secoli più bui dell'Europa cristiana: senza un sasso, avrebbe detto il poeta, che lo distinguesse dalle altre ossa che in terra e mar semina morte.

Connotati da tragedia classica che non sarebbero venute in mente neanche a Bertolt Brecht.

Torniamo ai versi di Francesca Prestia:

Bella Giuditta

Spiga rigogliosa

Petalo di Rosa

Rosa nel bicchiere,

Ove si condensano versi originali e riuscitissimi come il secondo, col rimando ai contadini deputati a far crescere le «spighe rigogliose» dal seminato devastato dalla tracotanza padronale; spighe che Giuditta con la sua lotta avrebbe voluto diventassero messi dorate e nivea farina per il pane dei «miseri deschi fioriti, di bambini» denutriti di Calabricata; o il terzo che rimanda alla fragilità di Giuditta «petalo di rosa» che, bisognosa di carezze da polpastrello delicato di mano amorosa o infantile, venne invece stroncata dalla fucilata assassina.

Infine il quarto verso, velata e non casuale citazione indiretta destinata agli intenditori di poesia, non solo calabra.  

Per gli altri, per i profani volenterosi, è sufficiente digitare sul loro Google «Rosa nel Bicchiere».

Troveranno di che ristorare la mente e il cuore.