Nella terra, in Italia in generale ed in Calabria in particolare, dove il lavoro è una chimera il solo rischio che quasi duecento persone possano perdere la propria occupazione è l’ennesimo allarme rosso che non può essere sottaciuto. Indipendentemente dalle dinamiche di mercato sulla commessa di Poste italiane per cui Abramo printing non risulta aggiudicataria, non è più tollerabile che ad ogni scossone aziendale i primi e gli unici a rimetterci siano solo e sempre i lavoratori e le loro famiglie. Uno scenario oramai generalizzato in cui nemmeno chi ha un contratto stabile può definirsi al sicuro. Viviamo nell’epoca in cui il tempo indeterminato è “farlocco”. Qualsiasi fluttuazione delle imprese produce l’inesorabile caduta dei lavoratori nella trappola del precariato. Una spirale che assume tanti nomi: collocamento in mobilità, riduzione dell’orario lavorativo, contratti di solidarietà fino ad arrivare ai licenziamenti. Prima che sia troppo tardi chiediamo un intervento deciso da parte delle istituzioni, politiche e di governo, affinché si faccia luce sulla effettiva regolarità della gara. Stando alle ricostruzioni comparse sulla stampa e fornite dall’azienda e dalle parti sociali, occorre fare chiarezza sulla presunta anomalia nell’offerta della Rti concorrente, in modo che si scongiuri non solo il sospetto di un’alterazione illegittima della concorrenza ma che possa essere garantita al contempo la piena trasparenza. I lavoratori non siano la vittima sacrificale in una terra già desolata e soprattutto non divengano agnelli sacrificali di una concorrenza senza regole. "
Gianmichele Bosco
Nicola Fiorita
Roberto Guerriero