VIBO. Autobomba, la madre della vittima: i nostri vicini non sono persone civili

VIBO. Autobomba, la madre della vittima: i nostri vicini non sono persone civili
"Non ho paura. Non
l'abbiamo avuta fino ad oggi. Abbiamo fatto i nomi senza
paura". Rosaria Scarpulla, madre di Matteo Vinci, il
quarantaduenne morto con l'esplosione della sua autovettura
nell'attentato compiuto ieri a Limbadi (Vibo Valentia), fa nomi
e cognomi. Affranta dal dolore, ma con grande forza, l'anziana
donna, che attende anche di sapere se il marito vivra' dopo le
gravi ustioni riportate nell'esplosione, ha parlato ai
microfoni del Tgr Calabria, raccontando "anni di soprusi di
ogni genere".
Scarpulla racconta delle continue liti con Rosaria Mancuso,
sorella dei boss dell'omonimo potentissimo clan, il cui marito
e' stato arrestato subito dopo l'attentato per detenzione
illegale di armi da fuoco. Nessuna reticenza per quelle
continue liti legate ad un terreno che i Mancuso volevano
ottenere ad ogni costo: "In quella terra noi ci stavamo male -
afferma l'anziana donna - perche' i nostri vicini non sono
persone civili a cui si puo' parlare". Fa nomi e cognomi, cita
Rosaria Mancuso e il marito Domenico Di Grillo: "Siamo stati
sempre minacciati di andarcene di la', volevano quel terreno.
Lottiamo da anni, ci siamo opposti, subendo angherie di ogni
genere, ma non abbiamo ceduto e non cederemo mai per onorare
mio figlio che era innamorato di quel terreno. Il nostro - dice
senza manifestare timore verso i suoi avversari - non e'
coraggio, e' difesa dei nostri diritti, non li vedo come
persone, li vedo piu' bassi di noi. Non hanno merito a niente,
nemmeno di parlarne".