Obbligo di dimora confermato per il governatore della Calabria, Mario Oliverio. Così ha deciso il Tribunale della Libertà, che ieri si è espresso 24 ore dopo l'udienza e dopo un nuovo avviso di garanzia recapitato al politico con l'accusa di corruzione.
Il rallentamento dei lavori su Piazza Bilotti avrebbero determinato la nuova accusa a carico del governatore, che avrebbe agito «per un mero tornaconto politico». Un'ipotesi, ha commentato l'avvocato di Oliverio, Vincenzo Belvedere, «destituita di fondamento. Nessuna novità e nessun aggravamento di posizione, quindi. Anzi, correzioni improbabili (in corso d'opera) di tiro accusatorio, che denotano labilità indiziarie evidenti». Le ragioni che hanno mosso il presidente, aveva evidenziato il legale, «sono di esclusivo fine pubblico».
E mentre l'indagine si appesantisce con la nuova accusa, il governatore, ieri, è stato scagionato nell'ambito di un'altra inchiesta, quella su Calabria Verde - azienda forestale regionale. Il giudice per l'udienza preliminare, Paola Ciriaco, ha infatti prosciolto Oliverio e, assieme a lui, l'ex assessore regionale all'Agricoltura, Michele Trematerra, entrambi accusati di abuso d'ufficio, in merito all'assegnazione del posto di "comando" nel distretto di Serra San Bruno dell'azienda forestale regionale. Secondo l'ipotesi della Procura, Giuseppe Barilaro sarebbe stato nominato per far ottenere ai politici coinvolti, un ritorno elettorale nel territorio in cui lo stesso esercitava la carica di sindaco.