Ancora una volta in Calabria, dopo due giorni dal voto,, per la scelta questa volta del segretario regionale, gli iscritti ed i calabresi, che si sono recati alle urne, non sono nelle condizioni di sapere chi è il segretario del Pd. E’ vero che non ci sono milioni di cittadini che si stracciano le vesti in attesa di conoscere il vincitore, ma è certamente vero che da noi ogni primaria ha una coda di polemiche e di brogli, veri o presunti, che non si addicono ad un partito “democratico”. Il principale competitor, quello che era sicuro di farsi una passeggiata, certo del sostegno della stragrande maggioranza di Deputati ed ex, di consiglieri regionali ed ex, dell’apparato del partito regionale e nazionale, per adesso è rimasto al palo, anche se continua a dichiarare di aver già vinto. Il sistema delle primarie costringe spesso i competitori, per accaparrarsi qualche consenso in più, a fare dichiarazioni che lasciano il segno nelle persone, che prima ancora di conoscere i risultati avvelenano i pozzi con dichiarazioni a dir poco provocatorie? Come si può pensare a gestioni unitarie quando gli uni non riconoscono gli altri? Chi si sente garantito dal fatto che la commissione regionale esaminerà le carte dopo due giorni dal voto? Chi può sentirsi garantito se i verbali e le carte, per ben due giorni, rimangono in mano a pseudo organismi provinciali nei quali il 100% dei componenti sono, alcuni candidati nella lista di Magorno, ed altri suoi fedeli sostenitori? Chi può sentirsi garantito se, almeno nel seggio di Catanzaro Lido, il presidente ha tentato, non riuscendoci, di comporre il seggio con due dipendenti della struttura speciale di un noto consigliere regionale oltre ad essere lui stesso a libro paga dello stesso consigliere? Chi può sentirsi garantito nel constatare che in un paese di 5000 anime votano, in uno o due seggi non fa differenza, circa 1600 persone ed in una città come Catanzaro, di circa novantamila anime, vanno a votare circa un migliaio tra iscritti e cittadini? Ci sarebbe da domandarsi ed intervenire, con analisi approfondite, nel constatare che ad ogni primaria partecipano sempre meno iscritti. Nel mio circolo meno di un terzo, ma di contro si impegnano fior di personaggi pubblici, grandi intercettatori di voti clientelari, espulsi dal Pd, che hanno sostenuto uno dei quattro candidati dimostrando il loro peso elettorale nelle primarie? Nella nostra provincia e nella città di Reggio, senza questi , i risultati sarebbero stati di gran lunga diversi che non avrebbero consentito a qualcuno di gridare alla vittoria dichiarando che adesso il segretario “deve tenere conto del nostro contributo determinante”. Qual’è questo contributo e a chi può essere assegnato se, come nel mio circolo, dove gravitano due consiglieri regionali, un consigliere comunale ed una pletora di pseudo dirigenti a sostegno di Magorno, hanno votato appena 215 elettori, che sono meno della metà delle precedenti primarie per il segretario provinciale e nazionale? Sentirsi soddisfatti della percentuale conquistata nella provincia di Catanzaro, che rimane Renziana, non serve sicuramente a “riannodare i fili antichi” con chi non riconosce organismi nominati solo attraverso forzature delle regole, consumati con il contributo determinante di due personaggi che, anzichè fare gli arbitri, hanno giocato apertamente e palesemente da una parte? Un partito veramente democratico deve riflettere su questi ultimi 15 mesi nei quali abbiamo chiamato per ben quattro volte i “cittadini” al voto per scegliere i nostri organismi dirigenti. E’ un atto democratico se il mio segretario Provinciale, Regionale e Nazionale lo scelgono persone che con il mio partito non hanno nulla a che spartire perchè palesemente e pubblicamente iscritti ed elettori di partiti concorrenti al Pd? Ecco, finita la sbornia di questi 15 mesi, che hanno consentito a Renzi la conquista della Presidenza del consiglio dei Ministri, mi auguro che il gruppo dirigente del Pd, a tutti i livelli, si soffermi un attimo a ripensare se questo sistema di primarie può continuare ad essere lo strumento democratico per la scelta dei gruppi dirigenti dell’unico e vero partito del Paese.
Antonio Tarantino