La Leonida Edizioni pubblica Caci il brigante a cura dello scrittore platiese Michele Papalia

La Leonida Edizioni pubblica Caci il brigante a cura dello scrittore platiese Michele Papalia
Dalla prefazione a cura di Antonella Italiano

“[…] c’è un problema nella storia e nelle storie che riguardano il Sud: di essere state scritte sempre dai vincitori. E mai il popolo aspromontano, se pur coraggioso e ribelle, si è potuto

considerare un vincitore. Per secoli è stato al servizio del dominatore di turno, e per secoli ha aperto le porte al dominatore che bussava. E mentre i poveri rincorrevano il cambiamento, i ricchi speravano di mantenere privilegi e proprietà. Così su qualsiasi documento si studi oggi, esso ne viene fuori meschino, affamato e voltafaccia: selvaggio sotto alcuni punti di vista, agonizzante sotto tanti altri. Il “cosa sia accaduto” o il “come sia accaduto” non bastano a spiegare un evento. Per comprendere gli aspromontani è

fondamentale comprendere il perché le cose avvengano. Ma il perché non è immediato, non è un documento scritto, non è un evento preciso. non è l’azione, bensì il tempo prima di essa. È intriso nel tessuto sociale. Solo per questo “non c’è storia di platiese

o di Platì che possa essere raccontata da altro sangue”. Michele pazientemente recupera documenti e saggi. Raccoglie dalle testimonianze degli anziani gli indizi che portano al brigante. Associa ad ogni cosa un nome, un luogo, una leggenda. Altre volte parte dai nomi delle rocche e dalle leggende per associare ad esse la storia. Si muove, come un lupo, tra Platì e l’aspromonte alla ricerca dei mille pezzi che fanno l’anima di Caci, e

nessuno deve spiegargli come camminare tra i palazzi e le vie del paese, o sui passi e tra i boschi dello zillastro. Le strade di Caci, cucinata, borjes sono quelle di suo padre e di suo nonno. E la prosa si mischia tormentata alla poesia, le date vengono risucchiate dalle immagini, nessun giudizio sul bene o sul male, solo carne, sangue, terra […]”