A dirigere la formazione sarà il pianista Emilio Aversano che ha acquisito notorietà per le sue maratone alla tastiera in cui presenta - tutti in una sera - alcuni tra i maggiori capisaldi della letteratura per pianoforte e orchestra. Campano di nascita, il maestro è titolare di cattedra da quasi 20 anni presso il Conservatorio di Vibo Valentia, svolgendo attività d'insegnamento anche presso il relativo polo didattico di Catanzaro, ed è laureato in Lettere Moderne col massimo dei voti e la lode. Gian Mario Benzing sul Corriere della Sera, all’indomani di un concerto del maestro, ha scritto: “Aversano è apostolo di una visione musicale imbevuta di cultura classica: quando parla di “tema con variazioni, cita Eraclito; per dire il lirismo di un “secondo tema”, comincia a recitare lirici greci in metrica... Così si stagliano il mi maggiore del suo Scarlatti, distesa iridescente, e la “quieta grandezza” del suo Beethoven: dove il tempo ha sempre respiro; i bassi scultorei della Tempesta sembrano colonne di un tempio, il Largo dei recitativi risuona misterioso come un’arpa eolia, l’Appassionata canta a distesa”.
CATANZARO. Venerdì 5 maggio chiusura della stagione al Teatro Politeama
A dirigere la formazione sarà il pianista Emilio Aversano che ha acquisito notorietà per le sue maratone alla tastiera in cui presenta - tutti in una sera - alcuni tra i maggiori capisaldi della letteratura per pianoforte e orchestra. Campano di nascita, il maestro è titolare di cattedra da quasi 20 anni presso il Conservatorio di Vibo Valentia, svolgendo attività d'insegnamento anche presso il relativo polo didattico di Catanzaro, ed è laureato in Lettere Moderne col massimo dei voti e la lode. Gian Mario Benzing sul Corriere della Sera, all’indomani di un concerto del maestro, ha scritto: “Aversano è apostolo di una visione musicale imbevuta di cultura classica: quando parla di “tema con variazioni, cita Eraclito; per dire il lirismo di un “secondo tema”, comincia a recitare lirici greci in metrica... Così si stagliano il mi maggiore del suo Scarlatti, distesa iridescente, e la “quieta grandezza” del suo Beethoven: dove il tempo ha sempre respiro; i bassi scultorei della Tempesta sembrano colonne di un tempio, il Largo dei recitativi risuona misterioso come un’arpa eolia, l’Appassionata canta a distesa”.