La ricostruzione di Arturo Bova, presidente della commissione contro la ndrangheta del Consiglio regionale della Calabra, autosospesosi dall'incarico a seguito di un suo presunto coinvolgimento dell'inchiesta della Dda di Catanzaro, prosegue con alcune cronologie relative al suo impegno societario con alcuni parenti. "Nel 1999 - ha chiarito - mi venne chiesto da alcuni miei cugini di entrare in societa' con loro nel fitto e nella gestione di una attivita' di rivendita di materiale edile e giardinaggio affermata sul territorio. Con tre cugini costituiamo una societa' che prende il fitto d'azienda". "A causa di notevoli perdite nella gestione dell'azienda, e anche dei dissensi che ne scaturirono, e dopo inutili tentativi di salvare la compagine aziendale, non resto' altra strada che richiedere ai proprietari di riprendere l'azienda ancora prima della scadenza del contratto di fitto, pena il fallimento definitivo. La mia strada si incontra con quella della persona indagata non per avviare una societa' in affari, ma solo ed al contrario - ha sottolineato - per cedere definitivamente le quote ed interrompere un rapporto societario da me iniziato con altre e diverse persone". "Non trovando nessun acquirente della mia quota - ha poi dichiarato il consigliere - alla fine decisi di trasferirle a titolo gratuito pur di disfarmi di quella posizione che, ove ulteriormente protratta nel tempo e a fronte delle notizie di possibili indagini a carico di uno dei soci, mi poneva in una posizione di imbarazzo sebbene perfettamente lecita. E anche questa mia decisione veniva comunicata e resa nota a chi di dovere". "Oggi stesso sentiro' il Presidente del Consiglio regionale Nicola Irto e il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio per convocare una riunione di maggioranza. Solo dopo - ha concluso Bova - comunichero' ogni decisione sul mio futuro".
BOVA: "sono totalmente estraneo all'indagine DDA Jonny"
La ricostruzione di Arturo Bova, presidente della commissione contro la ndrangheta del Consiglio regionale della Calabra, autosospesosi dall'incarico a seguito di un suo presunto coinvolgimento dell'inchiesta della Dda di Catanzaro, prosegue con alcune cronologie relative al suo impegno societario con alcuni parenti. "Nel 1999 - ha chiarito - mi venne chiesto da alcuni miei cugini di entrare in societa' con loro nel fitto e nella gestione di una attivita' di rivendita di materiale edile e giardinaggio affermata sul territorio. Con tre cugini costituiamo una societa' che prende il fitto d'azienda". "A causa di notevoli perdite nella gestione dell'azienda, e anche dei dissensi che ne scaturirono, e dopo inutili tentativi di salvare la compagine aziendale, non resto' altra strada che richiedere ai proprietari di riprendere l'azienda ancora prima della scadenza del contratto di fitto, pena il fallimento definitivo. La mia strada si incontra con quella della persona indagata non per avviare una societa' in affari, ma solo ed al contrario - ha sottolineato - per cedere definitivamente le quote ed interrompere un rapporto societario da me iniziato con altre e diverse persone". "Non trovando nessun acquirente della mia quota - ha poi dichiarato il consigliere - alla fine decisi di trasferirle a titolo gratuito pur di disfarmi di quella posizione che, ove ulteriormente protratta nel tempo e a fronte delle notizie di possibili indagini a carico di uno dei soci, mi poneva in una posizione di imbarazzo sebbene perfettamente lecita. E anche questa mia decisione veniva comunicata e resa nota a chi di dovere". "Oggi stesso sentiro' il Presidente del Consiglio regionale Nicola Irto e il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio per convocare una riunione di maggioranza. Solo dopo - ha concluso Bova - comunichero' ogni decisione sul mio futuro".