BOVA: "sono totalmente estraneo all'indagine DDA Jonny"

BOVA: "sono totalmente estraneo all'indagine DDA Jonny"
"Nonostante si tratti di una vicenda giudiziaria dalla quale sono completamente estraneo, ritengo che spiegare i fatti per come sono sia doveroso, quanto meno nei confronti delle persone che in maniera spontanea e affettuosa mi hanno dimostrato il loro sostegno". Queste le prime dichiarazioni di Arturo Bova, presidente della commissione contro la 'ndrangheta del Consiglio regionale della Calabria, ora autosospesosi dall'incarico, all'incontro con la stampa per alcuni chiarimenti in merito ad un suo presunto coinvolgimento dell'inchiesta della Dda di Catanzaro 'Jonny'. Il consigliere regionale dei Democratici Progressisti non ha inteso rispondere alle domande dei giornalisti, leggendo una relazione che ha poi lasciato in copia. "Sottolineo come il mio nome, non compaia nei brogliacci dell'inchiesta, nelle intercettazioni telefoniche o ambientali, nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia - ha ancora affermato Bova - ma compaia tra le decine e decine di migliaia di carte processuali, solamente in un allegato ad un sottofascicolo della gigantesca operazione 'Jonny', relativo ad una visura camerale". "La vicenda era un fatto noto agli inquirenti gia' da prima dell'inchiesta 'Jonny' e ancor prima di quella denominata 'Falcos', richiamata negli atti processuali della prima, e risalente all'anno 2009". "Ad oggi, a distanza di otto anni da quella operazione, nessun inquirente, nessun giudice, nessun magistrato ha mai chiesto di sentirmi - ha aggiunto il consigliere - io non sono e non sono mai stato indagato, non sono mai stato sentito da alcuna procura, non mi e' stato mai chiesto di chiarire alcunche' su questa vicenda. Nell'ordinanza 'Falcos' del 2009 mi recai personalmente dal Pm che era titolare dell'indagine per fornire ogni spiegazione, ove ve ne fosse stato bisogno, del perche' per un periodo di tempo ero stato titolare di quote societarie con uno degli odierni indagati".
La ricostruzione di Arturo Bova, presidente della commissione contro la ndrangheta del Consiglio regionale della Calabra, autosospesosi dall'incarico a seguito di un suo presunto coinvolgimento dell'inchiesta della Dda di Catanzaro, prosegue con alcune cronologie relative al suo impegno societario con alcuni parenti. "Nel 1999 - ha chiarito - mi venne chiesto da alcuni miei cugini di entrare in societa' con loro nel fitto e nella gestione di una attivita' di rivendita di materiale edile e giardinaggio affermata sul territorio. Con tre cugini costituiamo una societa' che prende il fitto d'azienda". "A causa di notevoli perdite nella gestione dell'azienda, e anche dei dissensi che ne scaturirono, e dopo inutili tentativi di salvare la compagine aziendale, non resto' altra strada che richiedere ai proprietari di riprendere l'azienda ancora prima della scadenza del contratto di fitto, pena il fallimento definitivo. La mia strada si incontra con quella della persona indagata non per avviare una societa' in affari, ma solo ed al contrario - ha sottolineato - per cedere definitivamente le quote ed interrompere un rapporto societario da me iniziato con altre e diverse persone". "Non trovando nessun acquirente della mia quota - ha poi dichiarato il consigliere - alla fine decisi di trasferirle a titolo gratuito pur di disfarmi di quella posizione che, ove ulteriormente protratta nel tempo e a fronte delle notizie di possibili indagini a carico di uno dei soci, mi poneva in una posizione di imbarazzo sebbene perfettamente lecita. E anche questa mia decisione veniva comunicata e resa nota a chi di dovere". "Oggi stesso sentiro' il Presidente del Consiglio regionale Nicola Irto e il Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio per convocare una riunione di maggioranza. Solo dopo - ha concluso Bova - comunichero' ogni decisione sul mio futuro".