"È l'ennesima volta, nella pluridecennale storia della criminalità calabrese, che un bambino viene colpito - evidenzia il Garante - e ciò è sufficiente a sfatare il "mito" dell'intoccabilità dei piccolini in ambito mafioso, ma anche a sfatare la nomea di ‘onorata società’. Onorata di che?".
"Non v'è dubbio - continua il sociologo - che il lavoro della magistratura, delle forze dell'ordine, da solo non può bastare, se nella società non interviene un moto di indignazione collettiva, lontana da sterili proclami, che si tramuti in stile di vita, in cultura soggettiva e di massa capace di rifuggire da lusinghe e compromessi. Così non si può continuare. Una terra bagnata da sangue di un bambino è una terra che non può dirsi civile e che non ha futuro".
Il Garante conclude: "Ringraziando i medici e i soccorritori per le cure prestate al piccolino, che mi ripropongo di andare presto a visitare".