di BARBARA PANETTA (riceviamo e pubblichiamo) - Gentile direttore,
ho letto tutta d'un fiato la sua riflessione sulla vicenda legata all'intervento di Gian Antonio Stella sul palco di Sanremo e mi ha pervaso un senso di indescrivibile sollievo. Stavo iniziando a credere di essere una cattivissima ed insensibile locrese che non sa difendere la dignità del suo amato paese.
Ho ascoltato la prima volta Bregantini parlare del concetto di bellezza contrapposto alla bruttezza legandolo alla Locride a Napoli, qualche anno fa, quando già ricopriva il ruolo di Arcivescovo di Campobasso. Intervenne come ospite ad un incontro con duemila giovani del mezzogiorno, di natura tutt'altro che religiosa. Ne rimasi colpita e l'ho condiviso fin da subito, mi ha persino emozionato quella riflessione ascoltata lontana dalla mia terra. Mi è sembrato rendesse giustizia alla sua bellezza naturale e sottolineasse che si può cambiare, se solo lo volessimo. Lo andai a salutare non appena finì il suo intervento e quando gli dissi che sono di Locri, mi abbracciò più forte e mi chiese di portare a tutti il suo saluto. Gli sorridevano gli occhi dalla gioia e mi sentii orgogliosa per quell'emozione che il mio paese, la mia terra avevano lasciato nel suo cuore.
Sarà per questo che quando l'altra sera, distratta da twitter, ho sentito arrivare dalla tv la voce di Gian Antonio Stella mentre citava lo stesso concetto ricordandone l'autore come colui che è stato tanti anni Vescovo di Locri, ho sorriso.
Adoro il mio paese, la sua cultura, la sua storia e la sua natura, ma sono consapevole che è ben lontano dalla perfezione, come tutto il comprensorio e tutta la nostra regione, e questo mi ha sempre causato non poco dispiacere perché ritengo che basterebbe poco per superare alcune brutture. Almeno quelle più evidenti. Basterebbe che lo volessimo, appunto.
Mi sono trovata spesso davanti alle domande di chi per la prima volta visitava il nostro territorio e mi chiedeva "perché le abitazioni non vengono rifinite esternamente" e "perché farle così¨ grandi se poi non si ha la possibilità di completarle" ed ogni volta, amareggiata, ho cercato di arrabattare qualche scusa credibile per non dire che le abitazioni nella maggior parte dei casi non vengono rifinite perché non conosciamo fino in fondo il senso del bello, perché non abbiamo abbastanza rispetto per ciò che ci circonda, perché non sappiamo condividere la nostra positività. E allora come possiamo dar torto a Gian Antonio Stella che riprende Bregantini e dice che in un contesto brutto c'è il rischio di crescere brutti. Per evitare ulteriori superficialità, chiariamo che è la bruttezza dell'anima in un territorio imbruttito dall'uomo ad essere messa in discussione e non certo quella esteriore. Possibile che quotidianamente non ci passi altro davanti agli occhi per cui valga la pena indignarsi e solo l'esternazione di un giornalista scateni in noi un senso di rabbia talmente violento che ci porta ad offendere, ad accusare, a puntare il dito contro costui quasi a voler allontanare dalla nostra mente, prima che da quella degli altri, l'idea che quelle parole siano vere e che siano frutto di colpe tutte nostre?! Come possiamo pensare di contrapporre ad una verità talmente evidente i concetti di civiltà e cultura che ci hanno lasciato i nostri avi senza soffermarci sul fatto che non abbiamo saputo custodirne integro neanche uno di quei valori? Come possiamo immaginare che tacendo sulla realtà la stessa possa mutare e migliorare come d'incanto? Quando impareremo a riconoscere le nostre responsabilità e ad impiegare le nostre energie, quotidianamente, affinchè i nostri territori esternino la loro bellezza anche a chi con occhi nuovi li guarda? Quando smetteremo di lamentarci per colpe che sono solo nostre e che non facciamo altro che alimentare con l'ipocrisia di chi ritiene corretto insultare ed offendere un giornalista per aver espresso un'opinione che in fondo corrisponde a verità? Qualcuno dice "perché era in eurovisione". Certo, che le proprie colpe vengano divulgate in eurovisione brucia un po' di più effettivamente.