PubbliOra Sas sulla vicenda dell'Ora della Calabria

PubbliOra Sas sulla vicenda dell'Ora della Calabria

(riceviamo e pubblichiamo):

Siamo giunti oramai all’undicesimo giorno di sospensione delle pubblicazioni de L’Ora della Calabria e se da un lato con grande piacere noto il clima di genuina solidarietà instauratosi nei confronti dei colleghi giornalisti e poligrafici di questa testata, dall’altro avverto con mio grande sgomento l’assoluta non considerazione per le sorti di un’azienda sorta nell’esclusivo interesse del giornale.

Provo a spiegarmi meglio. Ad ogni occasione, il direttore de L’Ora della Calabria, Luciano Regolo, recita a destra e a manca un suo personalissimo rosario. C’è lo stampatore Umberto De Rose, l’editore Alfredo Citrigno, il famigerato liquidatore Giuseppe Bilotta ed infine il da lui definito “socio minoritario” e “titolare” della concessionaria della pubblicità, Ivan Greco. Personaggi, tutti quanti, sempre a suo dire, da inserire, per l’inconsapevole opinione pubblica, nel calderone dei cattivi. Personaggi, ancora, che non vogliono bene a questo giornale e che si intrecciano, ognuno a suo modo, in una sorta di torbida storia fatta di ricatti, censure ed intimidazioni. Ebbene, caro direttore, vorrei fare presente prima di tutto a te ed in secondo luogo a tutti coloro che stanno seguendo con tanta apprensione questa vicenda, che la Pubbliora Sas, concessionaria esclusiva della pubblicità per la testata Calabria Ora prima e L’Ora della Calabria dopo, è nata nel settembre 2011 ed ha operato fino al 18 aprile scorso. Il nome stesso chiarisce la nostra mission aziendale: Pubbliora vuole significare ricerca della pubblicità ad esclusivo agio di un solo mezzo, tecnicamente detto, ovvero per un solo giornale.

Non c'è un titolare quindi, nel senso di padrone del giocattolo, bensì delle persone fisiche e quindi dei soci paritari (tre). Paritari, Regolo, non minoritari come piace a te pedissequamente evidenziare. Magari Ivan Greco e' colui che si è rapportato con i soggetti sopra citati, ma lo ha fatto in pieno accordo con gli altri titolari della società. Un passo indietro: chi ha fondato la Pubbliora? Sono stati due fra gli ex agenti del giornale che, animati da puro spirito imprenditoriale, accettavano in un lampo di lucida follia, l’offerta dell’editore del tempo ed in uno stretto giro di posta allestivano una struttura radicata in tutta la nostra regione. I risultati furono sotto gli occhi di tutti sin da subito, concorrenza compresa. Ed ora? Quasi nessuno ha realizzato che le dieci unità lavorative che fanno parte di questa azienda, si trovano quindi da una decina di giorni nella stessa situazione dei 60 ed oltre dipendenti della C & C Editoriale. Quasi nessuno, ribadisco, ha minimamente pensato cosa accadrà agli agenti ed agli amministrativi della Pubbliora nel momento in cui il giornale cesserà definitivamente le pubblicazioni. Da tutto ciò deriva in modo lampante che Pubbliora ha subito da questa vicenda un danno immenso, ma nonostante ciò mi colpisce il fatto che su di essa si posino esclusivamente dubbi di inciuci vari. Solo su una cosa, però, sono completamente d’accordo con Luciano Regolo.

L’ACCORDUNI da egli stesso denunciato, parte da molto lontano nel tempo, ben di più di quanto si possa immaginare e non risale quindi a questi ultimi giorni. Ieri mattina, mentre Regolo nella sede reggina, parlava ai microfoni delle tv locali, alla presenza di alte cariche istituzionali e parti importanti della società civile e religiose, il mio socio Greco mi girava una mail molto indicativa di come in un primo momento ci fosse da parte di tutti la volontà di andare avanti assieme in una maniera ben precisa ed ovvero praticando una necessaria razionalizzazione dei costi e della forza lavoro. La mail porta la data del 27 febbraio u.s. , ore 10.46, ed anche se non reca la firma del direttore, bensì proviene dall'account Alessandro Montesano, account utilizzato sempre dal Regolo per inviare le proprie comunicazioni alla nostra azienda, indica chiaramente quale avrebbe dovuto essere a sua unica ed insindacabile valutazione il rinnovato assetto del corpo redazionale. Nessun comportamento da riferire immediatamente alla commissione antimafia per carità, ma semplici strategie aziendali. Di questo e solo di questo si tratta, altro che ACCORDUNI, almeno per quanto ci riguarda. Ora, non capisco, né posso capire perché Luciano Regolo invii mail a nome di altre persone e non usi la sua personale (e' gratis), ma intendo spiegare a tutti che Pubbliora è stata messa in mezzo strumentalmente nel momento in cui le cose precipitavano, quando invece si era operato e si intende ancora operare nell'interesse della sopravvivenza dell'intera macchina giornale e, se permettete, anche di un'azienda trasparente e solida. Giù le mani da Pubbliora, quindi, perché anche noi siamo vittime e non carnefici.

AntonioVirduci
Pubbliora Sas