L’ANALISI. Regionali: Dema e Tansi s’insultano. Spirlì vuole il posto di Jole. Irto torna in campo

L’ANALISI. Regionali: Dema e Tansi s’insultano. Spirlì vuole il posto di Jole. Irto torna in campo

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UNO. Nicola Irto torna ad essere il cavallo su cui punta con convinzione il Pd, non solo calabrese, ma anche quello nazionale che ha, al momento, stroncato tutte le manovre diversive (incrociate tra Roma e Calabria). Sarà presente all’incontro Letta-Conte.
   Tansi e De Magistris, intanto, bisticciano furiosamente. Tansi, insinua De Magistris, sarebbe instabile, gli mancano maturità, responsabilità ed esperienza politica. De Magistris, invece, secondo Tansi, vuole emarginarlo, gli frega i candidati, propone Lucano in tutte le liste mentre lui non lo vuole tra i piedi, specie con quella situazione giudiziaria in cui si trova. Sembrano i mitici ladri di Pisa anche se sulla refurtiva nessuno ha ancora allungato le mani.
   La Lega, preoccupata per i movimenti in corso, ha messo cappello sulla sedia di Jole, che sogna da quando è scomparsa, e chiede di trasformare la felice casualità (per lui) di Spirlì fortuito Ff (facente funzioni) della Santelli nella scelta politica dell’intero Cdx.

DUE. È un triplo colpo di scena. E riapre, anzi spiana, una situazione che fino ieri sembrava sonnacchiosamente aspettare che Roberto Occhiuto (attuale capogruppo di Fi alla Camera) scendesse in campo quale continuatore dell’esperienza della Santelli per completarne la mission.
   Com’è noto in Calabria alle regionali ogni legislatura i calabresi cambiano cavallo passando dal Cdx al Csx e viceversa. Non sembrava esserci alcuna ragione per spezzare il pendolo dopo la brevissima stagione della Santelli. Fi aveva già ufficialmente annunciato da Roma, con Tajani e Berlusconi, la candidatura Occhiuto.
   Che si riaprono i giochi significa che il risultato elettorale regionale non è più scontato, come fino qualche settimana fa, a favore del Cdx. Il Pd che appariva il tessitore dello schieramento meno robusto, perché indebolito dall’accoppiata De Magistris-Tansi recupera rapidamente credibilità per le guerre intestine destinate a sconnettere, o comunque a indebolire, lo schieramento di Dema-Tansi e il Cdx dove potrebbero addirittura scoppiare due differenti rotture: quella tra Salvini e Meloni e quella tra Fi e la Lega.

Partiamo da Dema-Tansi nei giorni scorsi apparsi veri competitor del Cdx e quindi possibile calamita di forze di sinistra del Pd e di parte dei 5s. L’accordo era nato da un’idea di Tansi che alle scorse elezioni era rimasto a terra per un soffio. La legge regionale calabrese prevede che tra i candidati presidente ne vengono eletti solo due: chi vince, il Governatore, e il secondo. Gli altri schieramenti, che non eleggono mai il candidato presidente, partecipano alla divisione dei seggi solo coi candidati al consiglio. Alle scorse elezioni Tansi, scoperto un vuoto della legge, che non vieta la contemporanea candidatura di un’unica persona a Presidente e Consigliere, si candidò per entrambe le cariche: Governatore della Calabria e consigliere da capolista a Cosenza. Insomma, consapevole che non sarebbe stato primo né secondo puntò alla conquista di un seggio da consigliere sfondando la soglia dell’8% che però non raggiunse.

Forte della lezione Tansi ha tirato l’amo a De Magistris per garantirsi i voti che mancano per un raggruppamento capace di sfondare l’8%. Ma De Magistris è una vecchia volpe rispetto Tansi. Ha proposto Lucano in tutte le sue liste e non ha mai escluso la propria candidatura in una lista (magari a Catanzaro con la scusa di attrarre voti) per diventare consigliere. Insomma, Tansi, fatti i calcoli, ha capito che invece di avere da De Magistris i voti per raggiungere l’8%, tra Lucano e De Magistris sarebbe rimasto a terra anche se lo schieramento superasse l’8 di un bel po’. La lite sarebbe scoppiata comunque col la presentazione delle liste. Ma Tansi, con la candidatura simbolo di Lucano, ha capito che avrebbe fatto solo il portatore d’acqua e s’è tirato fuori. Tansi e Dema prenderanno meno voti di quanti ne avrebbero conquistati insieme perché con la divisione si riducono le loro possibilità di vittoria e perdono il voto utile, cioè degli elettori che se non hai la certezza di vincere non ti votano.

TRE. La Calabria è una delle ultime roccaforti di Fi e del Berlusconismo. Ma la richiesta leghista di ottenere la presidenza della Regione con Spirlì non è un attacco a Fi. Salvini punta a una conquista rilevante per la Lega a Sud perché capisce che fin quando non riuscirà a sfondare a Sud non riuscirà in nessun caso a essere un leader nazionale. Convinto che in Calabria esistano tutte le fragilità e le debolezze che ne fanno una preda ha già provato a chiedere Banco a Reggio contro Falcomatà timbrando un candidato sindaco che, pur essendo di origini calabresi, per colpa di quel timbro ha perduto più pesantemente di quanto avrebbe potuto. Ora, e Salvini curiosamente non ne tiene conto, la sua richiesta è come ficcare le unghie negli occhi alla Meloni. In Calabria FdI ha quadri e tradizione importanti. Immaginare che la Meloni, che in Calabria potrebbe schierare autorevolmente la on. Ferro, e fin qui non l’ha fatto per non impensierire Berlusconi, possa fare spazio a Spirlì-Salvini che ha avuto il colpo di fortuna di sostituire la Santelli, ha solo due possibili spiegazioni: o è una provocazione contro la Meloni o è una perdita di lucidità di Salvini. Senza contare che anche Fi, che aveva già ottenuto la presidenza della regione Calabria in una precedente suddivisione, e si vedrebbe bocciare un suo candidato, potrebbe avere qualcosa da ridire. Vedremo.

QUATTRO. Irto che poche ore fa si era chiamato fuori rientra quindi in partita e guadagna punti anche di fronte ai 5s che possono scegliere tra fare la partita con Pd e altri pezzi di Csx o consegnarsi all’irrilevanza.