PROVOCAZIONI. Una riforma elettorale per abolire le elezioni (e salvare il paese)

PROVOCAZIONI. Una riforma elettorale per abolire le elezioni (e salvare il paese)

sondaggi

 Se si vuole stare al passo con i tempi ed essere in sintonia con gli umori del paese si devono abolire le elezioni nella forma oggi conosciuta e codificata da leggi e Costituzione. La vera riforma elettorale è questa: i seggi devono essere assegnati ai partiti in virtù e rispettando i sondaggi. E ovviamente devono mutare con la variazione semestrale delle percentuali captate dagli istituti specializzati.

Solo così si avrà una maggioranza di governo connessa a quel che pensano gli elettori ed una modifica in tempo reale che tenga conto e si allinei alle opinioni dei cittadini.

Certo rimarrebbero due questioni: garanzie e certezze dei nomi dei parlamentari che entrano e successivamente escono e la certezza delle percentuali dei partiti, dato che i diversi istituti che compulsano gli elettori e confezionano i dati definitivi, non offrono sempre risultati coincidenti.

La prima questione non rappresenta un problema, già oggi il 75% dei parlamentari vengono nominati dai partiti (con il porcellum erano il 100%, con il mattarellum erano il 25%): quindi i partiti sono allenati ad indicare quelli che poi eufemisticamente abbiamo continuato a chiamare “eletti”. Basta affidare ai segretari il potere di designazione, sostituzione o scorrimento.

La seconda questione presenta una soluzione semplicissima: si seleziona e si affida ad un solo istituto il potere di rilevare le fluttuazioni di pensiero dei cittadini. Certo, rimarrebbero problemi legati alla veridicità, al controllo, ai dati personali sensibili etc etc. Tutte noccioline per una società che già oggi (figuriamoci poi in un prossimo futuro) non garantisce più niente e a nessuno elementari certezze e diritti di questo tipo.

Ovviamente, a voler fare le cose perbene, resterebbero da cambiare solo la costituzione e la legge elettorale: ostacoli che il parlamento è capace di ingoiare in un battere di ciglio. Del resto si tratta di archiviare pratiche ottocentesche e consegnare la democrazia vera ai cittadini consentendo loro di esercitarla non solo direttamente ma anche e soprattutto in tempo reale.

Solo questa soluzione consentirebbe alle istituzioni parlamentari un recupero della fiducia e della credibilità perse.

In verità un altro sbocco ci sarebbe, ma poco praticabile: riscoprire la funzione ottocentesca o novecentesca del ruolo dei partiti iniziando dalla loro democrazia interna sparita con il crescente ruolo assunto dai sistemi di nomina dei parlamentari. Per fare questo è sempre necessaria una modifica della costituzione per chiarire i termini esatti della previsione dell’art 49 della nostra carta. L’articolo, e soprattutto la sua interpretazione, non entra nel merito del sistema democratico interno ai partiti. La previsione costituzionale recita: “tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. L’interpretazione, sempre fatta anche alla luce del dibattito all’assemblea costituente, è sempre andata nel senso che “il metodo democratico è riferito alla competizione elettorale” e quindi al sistema democratico esterno ai partiti e non a quello interno. I padri costituenti si preoccupavano di evitare una ingerenza dello Stato nelle regole interne dei partite per garantire una cosiddetta democrazia interna  non protetta  e manipolabile dallo stato. Liberi partiti in libero stato.

Queste perplessità, all’epoca giuste, sono a mio parere superate ed anzi oggi si sono trasformate nello strumento per strozzare completamente la democrazia interna dei partiti, soprattutto dopo il crepuscolo della Prima Repubblica.

Oggi la democrazia interna può essere assicurata con un intervento chiaro e deciso che non lasci margine di ambiguità ed arbitrio né allo stato né ai partiti, intervento che deve essere codificato nel dettato costituzionale riammodernando l’art 49.  Io propendo per questa seconda ipotesi e però essa è irrealizzabile, perché nessun partito è disponibile ad essere governato da una vera democrazia. Quindi, essendo convinto che l’attuale sistema in un arco temporale non lontano crollerà, è necessario  avventurarsi verso una nuova frontiera inesplorata. In questo caso dovremo lasciare l’esercizio del governo a nuovi soggetti sconosciuti ai padri costituenti. Ai sondaggisti e ai padroni dei partiti.

*già deputato della Repubblica