L’ANALISI. Ecco perché Pd e compagnia si stanno affogando

L’ANALISI. Ecco perché Pd e compagnia si stanno affogando

Polit

Maria Antonietta Ventura, candidata alla presidenza della Regione dal Csx, attraverso un percorso ai più sconosciuto, soprattutto in Calabria, incontrando nei giorni scorsi i partiti che avrebbero dovuto sostenerla, aveva spiegato: “Il tempo che abbiamo davanti non è poco, l'importante sarà usarlo al meglio per ascoltare i calabresi, soprattutto i più sfiduciati, quelli che negli ultimi anni hanno scelto di non votare. Non ritengo impossibile battere il centrodestra, mettiamoci insieme al lavoro e i risultati arriveranno".

Anche gli autori di questo articolo sono convinti che le prossime elezioni regionali, previste per il prossimo autunno, potrebbero presentare sorprese clamorose rispetto ai convincimenti attuali in cui tutto appare scontato. Ma questo giudizio ha radici diverse da quelle molto fondate sulla buona volontà e la disponibilità all’impegno a cui aveva fatto riferimento la (ex) candidata Governatrice del Csx poi “esplosa”.

Un terremoto che scombussoli e modifichi in profondità il panorama, anche in Calabria, potrebbe infatti scatenarsi come conseguenza del vero e proprio disfacimento del sistema politico che abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni ora giunto a risvolti clamorosi, come la massiccia e crescente astensione che segnala (non solo in Calabria e non solo in Italia) il fastidio degli elettori e la diffusa (e terribile) convinzione che anche lo sforzo del voto non valga la fatica.

Ma perché da una crisi così profonda emerga un’occasione nuova servono protagonisti, spinte, culture, sacrifici e coinvolgimenti profondi come quelli emersi al tempo della fondazione della Repubblica.

Invece, al momento, quel che resta dei partiti è lo scheletro consumato di gruppi di potere, sempre più rinsecchiti e fragili, e sempre più incapaci di fare storia per dar vita a un progetto. Un vuoto che viene malamente coperto da narrazioni sempre più drammatiche e laceranti che sostituiscono con un gioco di prestigio le responsabilità dei gruppi dirigenti sostituendole con analisi antropologiche di popolazioni incapaci di emendarsi.

La Calabria è il terreno privilegiato di questa deriva. E il Pd di questa regione, non si offenda nessuno, al momento è l’immagine più dolorosa di tutte le cose che un partito non deve fare se vuole affrontare e vincere uno scontro, anziché accontentarsi al massimo di rallentare la propria dissolvenza.

Inutile girarci intorno: le responsabilità di tutto questo non sono soprattutto dei calabresi che hanno, certo, la gravissima colpa di avere accettato e spesso di aver utilizzato la narrazione antropologica, cioè razzista, della Calabria per raccattare briciole mentre gli altri si abbuffavano.

In queste ore, in realtà, non siamo di fronte a un’altra pagina del caso Calabria, ma al cinismo di gruppi di potere nazionale (di tutti i partiti ed anche del Pd) che utilizzano questo territorio come riserva di caccia. Esattamente come i Borboni accentrati interamente nella Capitale napoletana, che usavano la Calabria, dove si arrivava via mare per assenza di strade, per le partite di caccia.

Qualche esempio. La sanità da dieci anni viene utilizzata soprattutto per diffondere una Calabria impresentabile e maledetta. Irredimibile. Ma da 10 anni la sanità calabrese è commissariata e viene gestita interamente dagli “sbrigafaccende” nominati dai vertici del potere nazionale di Cdx e di Csx. La sanità rappresenta oltre il 60% dell’intero bilancio della Regione che è, quindi, da dieci anni gestito dalla politica romana. Ma le vergogne, che emergono ogni cambio di Commissario, ricadono sulla Calabria e sui calabresi che sono le vittime, tranne la piccola percentuale di quelli che ci lucrano. Vittime addolorate che pagano, come dimostrano i terribili viaggi della speranza, da qui verso il resto d’Italia, quando si cerca di guarire da malattie importanti scoperte sempre con tragico ritardo dal sistema sanitario calabrese (specie dei calabresi più deboli).

Altro esempio. La Calabria registra in Italia il più alto numero di Commissariamenti comunali. Qui è stata Commissariata l’unica grande metropoli del Mediterraneo, Reggio Calabria. A cosa servono i Commissariamenti? Nessun commissariamento ha mai risolto i problemi per cui è stato invocato, come dimostra il fatto che decine di Comuni vengono commissariati a ripetizione per la stessa ragione, che quindi non è stata risolta dai Commissari. Così s’è creato, certo involontariamente, un giro e un ceto di “commissari” con doppio stipendio, quello di funzionario e quello di Commissario. Ma a sentire gli stessi ambienti che chiedono Commissari antimafia non pare che la ‘ndrangheta abbia smesso di crescere, anzi d’ingigantirsi.

Terzo esempio entrando a piedi uniti nell’universo politico. In Calabria il Pd è commissariato da circa tre anni. Un partito è, dovrebbe essere, per definizione, un corpo vivo formato da moltissime persone che discutono, polemizzano, trovano soluzioni portando al collettivo-partito la propria esperienza di vita, quella delle proprie famiglie, di amici e conoscenti, insomma il miscuglio vivace della società civile. E decidono, spesso votando e contandosi, sulla base di tutti questi input.

Un partito commissariato per più di qualche settimana è un “nonsense”. Invece, tutte le scelte degli ultimi tre anni circa sono state assunte da personaggi che hanno perfino difficoltà a parlare calabrese. A quali spinte e input avrebbero potuto rispondere? Ovviamente tutte le decisioni che contano e che sono state prese in Calabria, hanno risposto prima di tutto agli interessi personali e di carriera di chi ha dato ordini più o meno cervellotici e di chi li ha imposti al territorio, di questo si tratta. Oliverio avrebbero potuto e/o dovuto mandarlo via (o riproporlo) i militanti “resistenti” del Pd. Invece è stato liquidato in televisione dal segretario nazionale Pd a cui era stata fatta una domanda sull’argomento. Per rimediare è stato proposto, mai capito da chi, Callipo, ottimo imprenditore ma politico irrilevante. Anni fa aveva organizzato un rassemblement contro Loiero candidato del Pd del Csx. Successivamente, aveva sostenuto FdI e quando gli era stato rinfacciato dai militanti del Csx e del Pd calabrese aveva candidamente spiegato di averlo fatto perché in quella lista era candidato un suo nipote a cui è molto affezionato. Nessuno s’è chiesto: si può proporre come capo del Csx e ai suoi elettori uno che ragiona così? Ma Zingaretti voleva fare un’operazione immagine e il commissario napoletano del Pd ne ha approfittato per fare un favore a Zingaretti e farsi scattare qualche punto ancora per la propria carriera (napoletana). Un grande servizio al Cdx calabrese che, dopo la spartizione delle candidature tra diverse Regioni, decisa telefonicamente tra Berlusconi, Salvini e Meloni (anche da quell’altro lato i calabresi mettono bocca molto raramente) aveva potuto facilmente rimarginare gli scazzi tra i fratelli Occhiuto e Jole Santelli che, contro Callipo, vinse a vele spiegate).

E’ con questo quadro che Letta, nuovo segretario Pd, avrebbe dovuto fare i conti. Ma invece di mandar via i commissari esecutori dei potente di turno romano del Pd per riconsegnare partito e diritti sul Csx ai calabresi, ha fatto arrivare un altro commissario dalle Puglie, l’on. Boccia che ha partecipato al pasticcio Ventura (anche lei usata e stritolata non per la sensibilità che l’ha portata all’Unicef, ma solo per le sue radici pugliesi).

Insomma, la novità è questa: mentre prima in Calabria nel centro sinistra comandava solo la Campania ora la Campania deve tener conto anche delle Puglie.

Ma la politica non resta mai ferma. Il disfacimento dei vecchi assetti di Cdx e Csx, al cui interno nessuno è riuscito a dar vita a un progetto di rinnovamento, sembra agli sgoccioli. Non soltanto in Calabria e in Italia, come dimostra il voto francese che ha registrato un’affluenza al voto di un terzo scarso di elettori. Il momento della verità in Italia arriverà (forse) quando bisognerà decidere il nuovo presidente della Repubblica. Ma potrebbe arrivare anche prima, in Calabria, provocando situazioni inedite e non facilmente immaginabili. E magari un risultato a sorpresa.