APPUNTI (Elettorali/1). Perché è troppo presto per fare previsioni?

APPUNTI (Elettorali/1). Perché è troppo presto per fare previsioni?

indecisione

UNO. E’ ancora troppo presto per far previsioni su come andranno a finire le elezioni regionali calabresi. Ancora non si sa neanche con certezza quando si faranno e in che condizioni si svolgeranno. Soprattutto, siamo dentro un tempo storico in cui la politica sarà sempre più condizionata da irruzioni e processi repentini connessi al disfacimento di un quadro politico obsoleto e ai tentativi di creare nuovi assetti perché il vecchio non regge più.
Da qui il trionfo della confusione che imperversa nel dibattito politico. Dietro c’è la furbizia e l’avventurismo di chi è convinto che la confusione crei spazi e opportunità. Ma questo non è sempre vero.

In questo quadro il Cdx dell’on. Occhiuto, che pure era partito con prudentissima e saggia lentezza, ha sbandato e facendosi prendere la mano è sceso in campo forse troppo presto. Ha giocato l’improvvisa candidatura del Ff Spirlì a presidente, proposto dalla Lega calabrese con irresponsabile fretta, a cui ha fatto seguito la netta bocciatura di Salvini (i suoi non l’avevano informato o siamo alla sceneggiata?) e la conclusione che Spirlì non si sarebbe candidato neanche per una minuscola legittimazione come consigliere semplice ma in cambio avrebbe ottenuto di fare il numero 2 della Giunta Occhiuto, sbarrando la strada a qualsiasi visibilità della Meloni e, soprattutto, di Wanda Ferro, forse la più amata dal popolo della destra-centro calabrese.

Anche De Magistris è partito troppo presto. Avrebbe potuto provarci con un blitz: una settimana prima, forse un mese. Ma un tempo più lungo e indeetrminato sta facendo affiorare la debolezza della sua messianica proposta fondata solo e soltanto sulla (presunta) fragilità etica degli altri (a partire da quelli che aveva scelto, vedi il caso Tansi) rispetto alla propria.

Ma a sbagliare più di tutti coi tempi sono stati Csx e Pd che hanno lanciato Nicola Irto, uno dei pezzi più pregiati della loro scuderia, già presidente del Consiglio regionale e il più votato alle precedenti regionali, ancor prima che si aprissero i giochi. Una mossa che ha confessato la convinzione del Csx, e soprattutto del Pd, di essere in questo giro fuori gioco e di doversi accontentare, con l’autorevolezza e la forza elettorale di Irto, per nascondere per quanto possibile una disfatta. Per fortuna del Csx il prescelto, resosi conto di come stavano le cose, verificato il quadro in cui era stato chiamato ad operare, ha rovesciato il tavolo dimettendosi da candidato Governatore (un inedito nella politica regionale calabrese) ed ha messo in moto e determinato un processo che, dopo complicate traversie, ha portato alla candidatura di Amalia Bruni che nella sua prima dichiarazione lo ha ringraziato. La Bruni è un animale sconosciuto tra i branchi della politica calabrese. Quindi, difficilmente valutabile. E’ conosciutissima, invece, nei settori alti della scienza medica internazionale. Difficile capire quanto e come inciderà elettoralmente anche se al momento ha cancellato dal diario di bordo del Pd il disastro Callipo.

Intanto, l’onorevole Magorno, anche lui candidato presidente, dopo aver tentato di dar vita a un’aggregazione di sindaci per conquistare la Regione, ha cancellato il proprio progetto. Magorno ha in realtà dispiegato una strategia con l'obiettivo che Iv sia presa in considerazione.

DUE. Insomma, nessuna delle persone fin qui citate ha la certezza di vincere le future regionali calabresi che, nel frattempo, sono state ficcate nel tritacarne degli scontri nazionali e dallo scontro nazionale saranno condizionate fin quando si svolgeranno. Il Cdx, che aveva il Governatorato in tasca, non lo ha più. L’accoppiata Occhiuto-Spirlì al vertice dello schieramento di Cdx varata da Fi e Lega (difficile immaginare sia stata cercata da Occhiuto) è stata un grave errore: cancella Fdi non solo in Calabria ma anche nel resto del paese. Una spina in più nello scontro Salvini-Meloni in corsa per la leadership del Cdx italiano. La Meloni non può accettare che quello che forse è in questo momento il partito più forte del Cdx in Calabria, venga ridotto a funzioni ancillari. Quindi, o la Lega (Spirlì o chi per lui) sparisce dalle teste di serie (e Salvini ingoia il rospo) o FdI sparisce dal Cdx calabrese. Difficili altre soluzioni. La on. Ferro è pronta a scendere in campo anche da sola. Alla fine ci si aggiusterà ma resteranno strascichi e ferite.

TRE. Curiosamente nessun analista ha fin qui fatto i conti col fenomeno politico centrale delle regionali della Calabria. Non si sa quanti saranno i calabresi che andranno a votare. Nelle ultime due tornate (Oliverio e Santelli) ha votato una minoranza (non era mai accaduto), meno della metà degli elettori: circa il 44%. Covid e logoramento della politica (è ipotizzabile) faranno diminuire ancor di più, e forse drasticamente, gli elettori (si pensi al recente voto francese) facendo crescere il peso del voto di opinione.

(Prima incognita). Quanto peseranno, e come, su questo elettorato ridotto, la presenza possente del governo Draghi e le spinte politiche e culturali che il Draghismo, al di là di volontà e scelte, ha già cominciato a innescare a favore dell’Europa indebolendo nazionalismi e sovranismi di ogni tipo? Siamo di fronte a un paradosso inedito; chi ha avuto meno rapporti con la politica che abbiamo vissuto e conosciuto prima del draghismo verrà probabilmente avvantaggiato.

(Seconda incognita) Il Csx in Calabria si presenta per la prima volta insieme al M5s che in tutte le elezioni regionali precedenti (da quando esiste) ha raccolto percentuali irrisorie pur avendo in Calabria e nel paese percentuali di tutto rispetto (secondo i sondaggi ora in rapida flessione). Resterà a casa anche questa volta, quel che rimane dei 5s che ha scelto di schierarsi?