L’INTERVENTO. Regionali: sconfitte le politiche senza visione

L’INTERVENTO. Regionali: sconfitte le politiche senza visione

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(Riceviamo e pubblichiamo) L’art. 48 della Costituzione, dopo aver individuato le categorie degli elettori e qualificato i profili tecnico-giuridici del voto, aggiunge, nella parte finale del secondo comma, che l’esercizio del voto “è un dovere civico”. Ciò nonostante, l’elettorato calabrese e reggino, sistematicamente travolto da oscuri interessi, puntualmente prospettati sul versante politico-istituzionale, attraverso strategie autoreferenziali, rinuncia ad esercitare tale diritto-dovere, pur di fondamentale centralità e rilevanza in qualsivoglia contesto democratico. Così l’idealismo riformista che tutela la comunità, gli emarginati, i poveri, gli esclusi e quant’altro, resta, ancora una volta, distante, glaciale ed indifferente.

Non va dimenticato che, sul punto, Gramsci definì l’indifferenza “il peso morto della storia”. Infatti, nel centrodestra, che festeggia la scontata affermazione di Occhiuto, eletto da una striminzita rappresentanza di elettori, domina, a Reggio, un parlamentare della Repubblica, divenuto immortale dopo l’elezione alla Camera, ed un altro eurodeputato di origine reggine, eletto altrove, che riscopre la propria calabresità in campagna elettorale, complottando per l’elezione di un candidato assolutamente in conflitto con lo spessore di altri compagni di lista.

Innegabilmente professionisti di qualità, gelidamente sacrificati sull’altare della tutela di uno status quo, esclusivamente funzionale a narcotizzare la politica reggina. Similmente, anche nella lista che ha conseguito due consiglieri, entrambi vanno abbondantemente oltre le diecimila preferenze, ma restano umili paggetti, manipolati da ambigui ispiratori gattopardeschi.

Nel centrosinistra, invece, naufraga l’ardito ed aristocratico progetto, avventatamente concepito dal “talentuoso” Sindaco della città, sempre più avvinto da ipocrisie accademiche, che aveva, con agile disinvoltura, pianificato l’elezione al Consiglio regionale di un assessore, agente della PS. Sostenuto ultra vires anche da un potentissimo sindacato, ispirato dal suo ex segretario nazionale. Risultato? Il poliziotto-assessore è stato agevolmente doppiato, con oltre diecimila voti, dal candidato eletto che era anche consigliere uscente.

Non dedico tempo e spazio all’infido, viscido ed ingannevole progetto, pur sostenuto da validissimi candidati, ma trainato dall’improponibile neo-colonizzatore campano. Oliverio? Un imprudente combattente. Sconfitta, quindi, su tutti i fronti, la politica senza visione territoriale, dominata da improponibili brame e subdoli obbiettivi, ipocrisie accademiche, pulpiti grotteschi, e ben perimetrata da desolante povertà culturale. In discussione restano le ipocrisie retoriche, cui si frappongono gli indelebili diritti, mai negoziabili, dei cittadini calabresi, ed in particolar modo di quelli reggini, il cui mercimonio ingigantisce la sempre più robusta macro-fauna politica che continua ad esibirsi sul palcoscenico del teatro dell’ovvio, rifiutando cinicamente qualsivoglia responsabilità.

 L’augurio, l’auspicio e la speranza è che vengano finalmente superati variegati immobilismi, titubanze ideologiche, rinuncia a qualsivoglia impegno pro-collettività, riscoprendo doverosamente la non più eludibile coscienza di tutti i cittadini. Elettori e non. Gli unici che possano autenticamente scardinare il potere ormai solidificato, combattendo contro ogni sacrario divenuto “emporio” efficiente soltanto agli interessi di pochi “eletti”.

*avvocato, già consigliere regionale della Calabria