L’ANALISI. Elezioni, ma il vero vincitore è Mario Draghi

L’ANALISI. Elezioni, ma il vero vincitore è Mario Draghi

merkel

Sui perdenti, in questa tornata elettorale, c’è una certezza assoluta: ha perduto il centrodestra che s’è inabissato nella sconfitta più a fondo delle peggiori previsioni. Salvini e Meloni, tirandosi dietro il più cauto e incolpevole Berlusconi, hanno preso una botta che va molto oltre la perdita o la mancata conquista di qualche Comune. Il Capitano (ex?) ha provato a rilanciare avvertendo che ha comunque 2 sindaci più di prima. Ma l’istituto Cattaneo, curiosando sulla vitalità dei partiti nei 118 comuni in cui s’è votato (escludendo, quindi, le sei sfide dei capoluoghi), ha scoperto che in quell’area la Lega è al 7,7% e il Pd al 19.

Sui vincenti, invece, le certezze sono molto meno robuste e forse serve uno sforzo un po’ più complicato per capire chi è il vero vincitore, cosa sta accadendo nel paese e il perché di un voto che, al di là della elezione dei sindaci, sembra esprimere un valore politico nuovo, inedito rispetto agli ultimi anni. Insomma, un voto che sembra segnalare una svolta.

Letta, ovviamente, racconta la vittoria del Centrosinistra. Lo fa con energia dichiarandosi pronto a galoppare verso altre vittorie quando finirà la legislatura o quando si dovrà tornare anticipatamente al voto (ipotesi che Letta non ha alcun interesse a perseguire e infatti non persegue).

Ma nelle dichiarazioni del capo del Pd si avverte una eco di consapevolezza e problematicità quando spiega che gli elettori del centrosinistra “sono più avanti di noi. Si sono saldati e fusi, quelli del centrosinistra e della coalizione più larga”. Insomma, Letta prende atto che gli elettori dell’area più vasta del centrosinistra, quelli di confine e forse perfino oltre il vecchio confine, si sono autonomamente mossi, superando ritardi, timidezze, calcoli, indicazioni. Uno sforzo che è andato oltre la volontà dei propri leader verso la costruzione di un inedito successo politico che non era nelle corde degli esistenti partiti e dei dirigenti del centrosinistra. I cittadini hanno dunque risposto a una spinta, politica e culturale, più di fondo, inedita, che è forse andata oltre il vecchio recinto del centrosinistra. Si può dire che è scattata una speranza nuova, che è stato avvertito un progetto nuovo che ha operato nel paese unificando orientamenti al di là del dibattito che s’è svolto durante la campagna elettorale. (Controprova: a Roma e Torino dove la Raggi e l’Appendino hanno costituito un oggettivo ostacolo ad alleanze tra 5s e resto del centrosinistra, i candidati sindaci Pd nel ballottaggio, pur senza la formale né sostanziale indicazione del M5s, hanno assorbito parte rilevante di quel che restava dell'ormai evanescente M5s).

L’Europa e il covid vanno perciò considerati come i protagonisti e i “federatori” assoluti degli orientamenti e delle suggestioni a cui si sono aggrappati i cittadini-elettori. Non è un salto logico, quindi, sostenere che il vero vincitore delle elezioni sia stato il governo Draghi che, limitandosi ad assolvere gli incarichi che gli sono stati affidati, è stato percepito come il leader che ha combattuto e piegato meglio degli altri la pandemia e che al contempo, senza mai una polemica diretta, ha schiacciato le culture e le tendenze nazionaliste a cui la destra del centrodestra si è aggrappata nella convinzione che muovendo da lì fosse meno complicato conquistare il paese. Insomma, è stato Draghi a muovere contro il Covid e a far percepire a tutti gli italiani l’assoluta necessità di agganciare il progetto Europa come leva fondamentale per fare uscire l’Italia dalle sue antiche debolezze e dalle sue nuove contraddizioni.

Nel dibattito il ruolo di Draghi è stato fin qui sommerso dal racconto del crollo, chissà perché ritenuto “devastante”, dell’affluenza ai seggi. Nessuno ha tenuto conto che il “Due turni e ballottaggio”, prevede fisiologicamente la scelta dell’astensione al secondo turno (e talvolta perfino al primo). E’ scattato un fantasioso “allarme democratico” utilizzato soprattutto dai perdenti per giustificare la sconfitta e depotenziare il valore del risultato. L’Italia, invece, dovrà abituarsi ad affluenze man mano più oscillanti e talvolta più basse. Se vuole evitarle nelle Comunali (legittima scelta politica) deve modificare l’intero meccanismo e impedire doppio turno e voto disgiunto che col passare degli anni più sarà meglio compreso più farà crescere l’astensione come possibile scelta politica.

La ritrosia degli analisti politici a sottolineare il successo di Draghi e il suo ruolo determinante nel risultato elettorale è inoltre probabilmente connessa al retropensiero, più o meno consapevole, di non danneggiarlo. Difficile che col passare delle settimane non si materializzino contro Draghi altre strategie a partire da quella che poggia sul Promoveatur ut amoveatur. Improbabile che la destra del Centrodestra si lasci sfuggire l’occasione delle prossime presidenziali.  

*già pubblicato sul Dubbio di Roma del 20.10.21