
di ANTONIO CALABRO' -
La notte, in spiaggia, lontano dai centri abitati, le stelle in cielo ancora più numerose, e poi la sovrana delle tenebre, la Luna, che si staglia sopra la linea dell’orizzonte come la pallina di un albero di Natale, e con la sua luce crea sul mare nero una strada di bagliori.
Il profumo ricorda alghe filanti, reti da pesca e gamberi crudi; l’allegria sulla sabbia soffice si diffonde iniziando dalle piante dei piedi, che prendono il tepore residuo del giorno dalla terra e lo trasformano in buonumore; lontani, sulla spiaggia, bruciano falò giovanili e appassionati.
Entrare nel mare nero, attendersi il freddo e restare invece ogni volta, ogni anno, da una vita, sorpresi per la temperatura dell’acqua, che percepiamo caldissima. Sembra d’immergersi in un brodetto.
Nuotare. Gettarsi sotto ad occhi aperti, sperando nella la luna e nel suo chiarore. Invece nulla. Nuoti ad istinto, affidandoti ai flussi naturali del destino. Vai al largo e ti fermi a braccia aperte a fare il morto, ultimo tra gli uomini, solo nel buio a tu per tu con gli astri, e viene naturale in quel grande teatro fare grandi pensieri. Pensare la morte e la vita, il senso e le beffe, la gioia e il dolore.
Immerso nello Jonio, a Mezzanotte passata, le stelle più vicine e la Luna maestosa a suggerire, non rimane altro da fare che chiedersi il perché, un perché tenero, affettuoso, affatto sgarbato, ma bisognoso di grazia, un perché assetato, infantile, amorevole.
Perché viviamo ?
Una domanda che non ha risposta. Ciascuno può darsi quella che gli pare. La domanda è molto più importante delle risposte.
Porsi questa domanda, immersi in una cornice di bellezza come il bagno a mezzanotte in una spiaggia deserta dello Jonio in compagnia degli amici e di una luna brutalmente bella, basta a dare un senso ad ogni cosa. Basta a far godere la gioia della nuotata, il tepore della sabbia sotto i piedi , il sorriso delle persone amate.
Perché viviamo ?
Lasciarsi andare dentro il riflesso della Luna, e rincorrere la propria umanità.
In una notte come questa, migliaia di anni fa, un uomo come noi si pose questa domanda.
Fu quel giorno che nacque la civiltà.