ARMI CHIMICHE. L'ombra del rottamatore sul Porto di Gioia Tauro

ARMI CHIMICHE. L'ombra del rottamatore sul Porto di Gioia Tauro

PORTO       di VITO BARRESI - Adesso si che si potrà ben dire che anche per il governo Renzi è arrivato il giorno della rottamazione. E non di trucioli di nespole e noccioline tropicali quanto neanche di più araldiche e pacifiche province d'Italia, tosto rimesse in storica discarica, ma di un vero arsenale di armi chimiche, tanto pericoloso da far paura a mezzo mondo.  

Ecco allora che, dopo quasi sessanta giorni sulla tolda del governo del bel fiorentino, mesi calmi come un oceano in crociera, sopratutto per quella sua ministra calabrese così tenacemente voluta al proprio fianco, Carmela Lanzetta, appare all'orizzonte il primo scoglio in vista Mar Tirreno. Armi chimiche siriane destinazione Calabria, una minaccia che rendebbe perigliosi e persino 'tempestosi', il tranquillo scadere dei primi mesi di navigazione governativa dell'ex sindaco di Monastarece, messo in testa al dicastero degli Affari regionali.

Il 'che trattasi' riguarda proprio uno di quegli affari, altro che eufemisticamente, tanto esplosivo da allarmare l'intero scacchiere strategico globale: stoccaggio e distruzione di armi chimiche adoprate nello scenario di una brutale e sanguinosa guerra interna che ancora dilania l'intera Siria. Come è noto per la cronaca, nel campo lungo di un conflitto crudele e lacerante, che nel frattempo continua a offrire un rovinoso spettacolo di vittime, atrocità, profughi, repressioni e ritorsioni, è entrato al principio del 2014, d'improvviso, il Porto di Gioia Tauro. Nello stagnante sito commerciale calabrese da mesi è iniziato un conto alla rovescia per l'avvicinarsi in banchina della Cape Ray, il cargo americano dove saranno smaltite le armi più pericolose dell'arsenale chimico siriano.

Nel frattempo dal giorno della decisione italiana di garantire le bitte del megaporto reggino molte cose sono cambiate. Prima di tutto l'assetto di governo con l'uscita di Enrico Letta e l'avvento di Matteo Renzi che, e non si fa per dire, la stampa britannica descrive e illustra proprio con il nomignolo di 'demolition man'.

Del ministro Maria Carmela Lanzetta, nativa di Mammola, provincia di Reggio Calabria, classe 1955, adesso si sa tutto tranne quale sia, in questa specifica fase politica, dove è protagonista di vertice della 'rivoluzione renziana', la sua 'autorevole' posizione ufficiale sulla calabro destinazione delle armi siriane.

Se cioè raccoglierà, o al contrario si mostrerà sorda, per ragioni di un'intervenuta 'realpolitik', il cosidetto grido di dolore degli antagonisti, Compresi quelli istituzionali, comunali, provinciali e urbano metropolitani, in questi mesi a fianco di un ampio e popolare movimento di opposizione pronto a rimettersi in strada. Nella Piana in tanti attendono conoscere se vi sarà continuità o discontinuità tra le decisioni di Letta-Bonino e quelle di Renzi-Lanzetta. Una richiesta che di ora in ora si fa più pressante nell'imminenza dell'arrivo della nave ormeggiata nella base di Rota in Spagna, con a bordo due reattori al titanio per la neutralizzazione di iprite e precursori di sarin attraverso idrolisi. Per il momento il ministro Lanzetta non ha diffuso alcun commento. Mentre per il suo collega Maurizio Lupi, rimasto Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, niente è cambiato rispetto a prima. Bene Gioia Tauro, terminal per armi chimiche. Non si sa per l'ambiente ma almeno per il governo Renzi non dovrebbe esserci alcuna conseguenza.