E l’Unesco promuove la Dieta Mediterranea Patrimonio Culturale Immateriale

E l’Unesco promuove la Dieta Mediterranea Patrimonio Culturale Immateriale

 

dieta mediterranea

Dieci anni fa, nel novembre 2010, a Nairobi, in Kenya, il Comitato Intergovernativo della Convenzione Unesco sul Patrimonio Culturale Immateriale approvava l'iscrizione della Dieta Mediterranea nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale. L'Unesco riconosceva, in questo modo, il valore di pratiche stratificate nel tempo, trasmesse di generazione in generazione in molti dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo, sottolineando come la Dieta Mediterranea, definizione moderna per una pratica e una storia antichissima, fosse "molto più che un semplice elenco di alimenti”.

La Dieta Mediterranea promuove l'interazione sociale, poiché “il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze, canzoni, massime, racconti e leggende. Si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all'agricoltura nelle comunità del Mediterraneo".

Lo stile dietetico mediterraneo consiste in una cucina che utilizza molta frutta e verdura, cereali, noci e legumi, la maggior parte dei quali cucinati aggiungendo olio d'oliva, con un uso moderato di pesce, latticini, uova e carni, e un apporto limitato di alcol (per lo più vino rosso). Questo modello alimentare unico, frutto di un'interazione complessa e multi millenaria tra infinite varietà di risorse alimentari naturali disponibili nell'ambiente mediterraneo e l'elemento umano che lo ha abitato nel corso della storia, è diventato un punto di riferimento della nutrizione nel mondo.

Ma cosa sappiamo davvero di questo celebre modello alimentare? Scoperta nel corso di uno studio scientifico negli anni '50 come comune denominatore dei paesi di coltivazione degli ulivi intorno al Mar Mediterraneo, in particolare Grecia, Creta e Sud dell'Italia, da subito alla Dieta Mediterranea viene riconosciuta la capacità di abbassare, in quella zona geografica, anche di 2-3 volte l'incidenza delle malattie cardiovascolari, rispetto all'Europa settentrionale e agli Stati Uniti d'America. Oggi, nel Bacino Mediterraneo, le comunità "emblematiche" riconosciute dall'Unesco con finalità di salvaguardia e promozione della Dieta Mediterranea sono sette: per l'Italia Pollica nel Cilento (e proprio qui lo studioso americano Ancel Keys, negli anni '50, teorizzò i suoi studi sul mangiar sano italiano), per la Grecia Koroni, per la Spagna Soria, per il Marocco Chefchaouen, per Cipro Agros, per il Portogallo Tavira e per la Croazia le isole di Brace Hvar.

La Dieta Mediterranea si riferisce ai territori che circondano il Mar Mediterraneo, che in realtà sono caratterizzati da culture alimentari, preparazioni e stili di vita (culturali e religiosi) diversi tra loro: lo spazio semantico delle parole "dieta" (come stile di vita) e "mediterraneo" è infatti molto vasto. La definizione di Dieta Mediterranea è stata costruita in principio in maniera piuttosto lontana dalla storia e primordiale. Nei documenti che l'hanno proposta all'attenzione sono presenti sia rimandi all'antica Grecia che riferimenti per l'Italia meridionale contemporanea, senza però alcun accenno ai cambiamenti innescati dai prodotti arrivati dalle Americhe dopo il XVI secolo, o all'effetto delle migrazioni di vari popoli attraverso i secoli, come se l'attuale "abbondanza frugale" provenisse direttamente da un'antichità non segnata dal cambiamento.

La Dieta Mediterranea ha dimostrato di essere una forza che può innescare cambiamenti positivi, ponendo dei limiti all'invasione di alimenti ultra-trasformati e privilegiando un consumo alimentare vario ed equilibrato, con l'utilizzo di materie prime semplici, locali e stagionali.

Nel corso degli anni, però, attorno alla Dieta Mediterranea si sono creati miti e leggende che spesso ne hanno offuscato alcuni messaggi fondamentali. E arriva proprio dalla necessità di riunificarne le due grandi anime - quella nutrizionale e quella antropologica e sociale - la proposta di pensare a una nuova simbologia, adatta a rappresentarne la complessità e l'unicità. Nasce così il "Tempio della dieta mediterranea" presentato nel quaderno "Il Mediterraneo, il tempio della dieta" di Elisabetta Bernardi ed Elisa Ascione pubblicato a dicembre da Franco Angeli editore. Riconosciuto e insuperato modello architettonico, il tempio diventa l'emblema di questo stile alimentare, riunendo alla base i suoi aspetti sociali e ambientali e sulle sue colonne le 4 categorie alimentari: carboidrati, frutta, verdura e proteine.