REGGIO. Il tram Zehender, Trapani-Lombardo e la borghesia stracciata

REGGIO. Il tram Zehender, Trapani-Lombardo e la borghesia stracciata

il tram      di FRANCESCO RUSSO - Il delitto c’è stato, ma nessuno in Città conosceva il colpevole.

“Il Tram a Reggio Calabria” è il volume di Antonino Meduri, pubblicato da Città del Sole e presentato la settimana scorsa a Reggio.

Si può leggere come un giallo del Mediterraneo, alla Montalban, alla Izzo, o come un romanzo storico ottocentesco. Dalle sue pagine si possono ricostruire tanti racconti. Un saggio corposo che può permettere ai ficcanaso di capire storie sempre negate o raccontate in altro modo.

Il Tram a Reggio Calabria è scomparso. Come nei migliori delitti manca il corpo del reato, non c’è più nulla del Tram.

Altri documenti, nel volume, chiedono di essere riletti più volte, i personaggi che ne escono fuori sono ancora in cerca di un autore che ne raccolga la vitalità prorompente. Vogliono rappresentarsi in una grande storia civile.

Una storia sepolta così profondamente da sembrare coeva dei Bronzi. Anzi, questi sono di ieri, solo qualche millennio. L’estinzione del Tram sembra antica di almeno milioni di anni, e per parlarne c’è bisogno di Spielberg di Jurassic Park.

Se il Tram a Reggio è scomparso bisogna chiedersi: chi è stato?

I fatti bisogna raccontarli a colpi di ascia, per stare nel web. Poi ognuno esprime i propri giudizi, tanto il libro è a disposizione di tutti.

C’è una Città che viene colpita da una catastrofe. Un terzo dei suoi abitanti muore. Forse il disastro naturale più grave sul pianeta nel ventesimo secolo. Lasciamo stare il comportamento dello Stato e dei suoi Rappresentanti.

La Città fa da sola. I suoi abitanti cominciano la ricostruzione con i propri soldi. È una città produttiva, al passo con le grandi città europee. Non solo i suoi abitanti la ricostruiscono, ma ne decidono il nuovo volto. Nasce la new town italiana. Niente palazzate, niente assi alla Haussmann pronti per i cannoni di Bava Beccaris. Nasce la Reggio bella e gentile. Case a due piani, quelle presisma di 3 piani vengono ribassate. Strade a misura d’uomo, isolati di nuova progettazione, ma con il cuore antico dei cortili. Una città di esempio per l’Europa. Le famiglie di Reggio, al passo con le siciliane, con gli Ingham, i Caviezel, i Caflish.

Sono passati solo 3 anni e la Città, con la sua borghesia con il suo popolo, decide di dotarsi di un sistema tranviario (31 gennaio 1912).

Attenzione: 1) solo tre anni dal disastro, 2) sistema tranviario interamente pagato dai cittadini, 3) sistema tranviario progettato a Reggio.

I protagonisti di questa pagina splendida della città devono essere ricordati in modo importante nella toponomastica cittadina.

Saltiamo tutti i passaggi, ognuno richiederebbe un approfondimento: presenza qualificata delle donne; definizione di rete; partecipazione sindacale; azionariato diffuso; domanda di mobilità più elevata dell’offerta e quindi prospettive di ulteriore potenziamento.

La sintesi è: la più avanzata ed illuminata borghesia cittadina, investe i propri capitali nel progresso della città.

Quando la società Tram chiede –nel 1918- altre risorse, portando il capitale da 600.000 a 3.000.000, la città risponde tutta ed immediatamente. Da pag 95 a pag 99 sono riportati i soci con le relative quote.

Il Tram a Reggio non è solo la borghesia dei soci, è il suo personale, il suo amministratore delegato, il suo direttore, i dirigenti, i tecnici, i tranvieri. Da pag 67 a pag 75 i loro nomi. Impossibile richiamarli tutti. Ma obbligatorio mettere il nome dell’ing. Rodolfo Zehender, progettista, direttore, anima di tutto il progetto; nell’agosto del 1922 si dimette per gravi problemi di salute generati dall’eccessivo lavoro. È necessario mettere anche il comm. Antonio Trapani Lombardo acclamato consigliere delegato nello stesso agosto del 1922, che continuò sino alla fine la sfida tecnica ed economica intrapresa dalla città.

Intanto il Paese cambia. Il fascio va al potere: l’autarchia, la chiusura alla competizione internazionale, a qualunque competizione; scienza e tecnica in seconda fila; Fermi espatria, Majorana scompare.

La tessera del fascio obbligatoria del 31: solo 12 docenti universitari su 1250 rifiutano di piegarsi al duce, perdendo la cattedra e la libertà (Boatti, Preferirei di no, Einaudi). Ci si avvia alle leggi razziali del 38 imposta al Paese.

Torniamo a Reggio. Può continuare a progredire un’iniziativa privata di livello europeo? Possono progredire conoscenze e competenze tecniche internazionali? Come fare con questa intelligenza collettiva? Con questa borghesia che investe i propri capitali invece di tendere la mano, che non tenta accrocchi, non chiede parcelle, non fa passerelle, non inventa furbate di bilancio? Con i piani di spesa che funzionano? Con nessun debito a carico del Comune? Con nessuno che aspetta i soldi pubblici? Con donne assunte che si fanno valere nel proprio lavoro, senza distinzione di genere? Il fascio può accettare tutto questo? Tutto liberal e democrat?

I fatti: nasce una società pubblica bus, pagata dal Comune in mano al fascio, in competizione con la società privata Tram. Il 1928 vede la nascita dell’Azienda Municipale Trasporti, e subito succede che “… è venuta stringendo intorno alla nostra linea,.. viene a seguire lo stesso percorso della tranvia”.

A questo punto non c’è partita.

Dall’azienda Tram, 23 marzo 1931 relazione del consigliere delegato al CdA “… quello degli autobus -come risulta dagli elementi forniti dal Comune- presenta una perdita rilevante, ….”.

Corriamo verso l’epilogo, siamo al 27 aprile 1931, verbale CdA azienda Tram “.. il podestà ha espresso l’intenzione di sopprimere la tranvia dal Corso Garibaldi, ed effettuare il servizio con gli autobus”. Gli autobus sono quelli del comune, evidentemente.

L’Azienda Tram si difende con le unghie e con i denti: nuovi investimenti, le rotaie per potenziare il sistema sono a Santa Caterina, tutta la città le vede posate in strada. L’Azienda cerca di far capire al fascio che il tram cammina a corrente elettrica, che è interesse del Paese mantenerlo dato che l’Italia e la Calabria sono ottimi produttori di idroelettrica, mentre il petrolio è acquistato all’estero, tanto che l’AMA trasforma i bus con i fornelli a legna. Ma non c’è niente da fare, il primo settembre del 1937 la gloriosa epopea del tram a Reggio cessò. Come in altre parti d’Italia si imparò che invece della competizione e dell’innovazione, era meglio trattare con lo Stato, in quel momento storico con il fascio.

Ormai tanta acqua è passata sotto i ponti, ci sono tutti gli elementi per una fiction, magari del tipo Perlasca o Ferrari, con Zingaretti e Lo Cascio o Castellitto. Magari la Regione potrebbe finanziare la produzione con Calabria Film Festival e ricordare questa pagina eccelsa di Reggio Calabria Europea. Magari.

Reggio Calabria 10 febbraio 2014