IL SUD DEL SUD. Il ponte è sparito. Ma il problema mobilità tra Calabria e Sicilia resta urgente

IL SUD DEL SUD. Il ponte è sparito. Ma il problema mobilità tra Calabria e Sicilia resta urgente

Stretto     di FRANCESCO RUSSO* - Il 19 novembre 2013 il Parlamento europeo ha approvato due risoluzioni:

Risoluzione legislativa che istituisce il meccanismo per collegare l'Europa (parte 2); Risoluzione legislativa per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (parte 3).

Ci sono dei problemi irresolubili: le malattie invalidanti, la morte, le guerre. Altri sono solubili ma incuria di anni, grovigli d’interesse, sconoscenza di tecniche adeguate, li fanno sembrare irresolubili; cioè da accettare come sono perché non c’è soluzione, oppure da far gridare al miracolo se si trova. Tra questi c’è certamente l’Attraversamento dello Stretto.

Fino a ieri, lo Stretto produceva fiumi di inchiostro e tsunami di parole. Tutta la guerra termonucleare ideologica si basava su Ponte SI/Ponte NO. Le risorse che erano sul tavolo tra vere ed ipotetiche, tra private e pubbliche erano di una decina di miliardi.

Il 19 novembre 2013 il Parlamento Europeo approva due risoluzioni sul futuro della rete dei trasporti europea e nemmeno una parola viene spesa per l’Attraversamento. Solo un cenno, nel nuovo corridoio 5, all’adeguamento della Ferrovia da Napoli a Reggio, ed all’adeguamento da Messina a Palermo. Ponte scomparso con una gigantesca rimozione.

La perplessità nasce dal non vedere alcuna parola ufficiale, in Italia, in Sicilia, in Calabria. Scomparso il Ponte è scomparso anche l’Attraversamento. Eppure i numeri sono sempre lì. A conflitto ideologico assopito, rimane il problema principale: la Mobilità nello Stretto, l’Attraversamento. La questione non è, e non sarebbe mai dovuta essere, Ponte si/ Ponte no, ma bensì mobilità nello Stretto. Lo Stretto è uno dei nodi più importanti dell’Italia e dell’Europa, ma non viene data alcuna indicazione specifica nelle due risoluzioni UE.

Lo Stretto è e rimane uno dei collegamenti marittimi più importanti dell’intera Europa. Dati al 2008 dicono: 2.200 auto al giorno per direzione, 35 carrozze passeggeri al giorno per direzione, 50 bus, 4000 pedoni. Tra traghetti privati e pubblici, secondo wiki, i passaggi dei camion ammontano a 800.000 l’anno con 2.3 milioni di auto. Da stime riportate sulla stampa nel 2012 con i traghetti privati sono passati 650.000 mezzi pesanti. Recenti stime di flussi sui mezzi di attraversamento veloce contano più di 20.000 passeggeri al giorno.

Per l’offerta basta segnalare che i pass per i mezzi pesanti rilasciati a Messina, nei periodi di saturazione delle piste e dei piazzali dell’imbarco di Tremestieri sono più di 29000, e dimostrano che Tremestieri non regge. Messina e Villa si sono dotati di ticket ambientale, quindi neanche i loro tessuti urbani reggono.

È urgente prendere atto che lo Stretto è una delle strozzature europee più gravi e bisogna costruire un progetto adeguato e risolutivo.

È necessario attivare un’azione di monitoraggio dei traffici per aggiornare cosa accade sullo Stretto. È altresì necessario valutare cosa accadrà nel futuro per il traffico dei mezzi pesanti e dei vagoni ferroviari, per le autovetture, e per la mobilità dei pedoni tra le due sponde.

Nello stesso tempo vanno monitorate le azioni sull’offerta in corso di realizzazione: la sistemazione degli svincoli di Messina e di Villa, il potenziamento degli approdi di Tremestieri e la Via Don Blasco a Messina, la variante ferroviaria di Cannitello e l’area polmone con la sua destinazione a Villa e tutte le altre opere.

Bisogna realisticamente considerare che lo scenario Ponte si è, quantomeno, spostato in avanti, con tutti gli elementi finanziari ed economici connessi alla gara, che rimangono nel presente.

È quindi necessario valutare quali opere sia utile realizzare per ottenere un sistema sostenibile per tutti: per gli utenti dell’attraversamento; per le collettività interessate sia come opere lato mare e lato terra; per passeggeri e merci alle varie scale, dal territorio ristretto di Villa e Messina a quello più ampio di Reggio, della Calabria Meridionale, di Catania e della Sicilia Orientale. E servono nuovi servizi marittimi e ferroviari, a partire dal corridoio merci, e bisogna esigere che le FS operino da subito a tal fine.

Bisogna subito mettere sul tavolo di Roma e di Bruxelles proposte chiare e condivise, ricercando il miglior punto di equilibrio generazionale e di sostenibilità sociale, ambientale ed economica.

Negli ultimi anni si sono affermate a livello internazionale conoscenze e competenze che consentono una trattazione scientifica dei trasporti. Purtroppo la diffusione di tali modelli a livello decisionale-politico è ancora scarsa, soprattutto al Sud dove c’è ostilità perché la strumentazione scientifica limita le priorità arbitrarie nel finanziamento delle infrastrutture. L’utilizzo di metodi scientifici garantisce il cittadino dall’arbitrio e consente di perseguire le ipotesi di sostenibilità dello sviluppo e di equilibrio generazionale. Il ruolo dell’Università, quando la conoscenza dei singoli sia attestata dall’ANVUR e dalle agenzie internazionali e non dalla politica, è ancora più importante perché tendenzialmente estraneo a interessi finanziari connessi alla realizzazione di una soluzione o di un’altra.

È importante che a questo processo partecipino tutti gli attori sociali. Oltre le Università del territorio interessato hanno ruolo importante le Autorità Portuali, i Sindacati, le Associazioni Datoriali, le Associazioni Ambientaliste. Sono decisivi: l’attenzione della stampa e dei media; un confronto continuo con le associazioni dei trasportatori e con quelle dei pendolari; una forte interazione sociale collettiva che converga ad una decisionalità.

Docente di Trasporti e Logistica, UniRC