L'ANALISI. Il Pd calabrese e la crisi delle primarie

L'ANALISI. Il Pd calabrese e la crisi delle primarie

 candidati     di ALDO VARANO - In Calabria, gli amanti delle primarie, hanno sottolineato una partecipazione in controtendenza (ottantamila?) rispetto al resto del paese. Un successo, hanno teorizzato.

Ma a me pare una bufala.

Ogni volta che in Calabria si registra un’anomalia in controtendenza rispetto all’Italia bisogna interrogarsi e, il più delle volte, preoccuparsi. Sono ormai grottesche le furiose ideologie di un tempo che trasformavano ogni anomalia politica calabrese in una geniale anticipazione della Storia (maiuscola) che proprio dalle nostre contrade aveva deciso di annunciare il futuro al resto del mondo. “De te fabula narratur”, dicevamo come tanti professorini certi di assistere a radiose anticipazioni dell’alba dell’avvenire.

L’onorevole Magorno ha denunciato pesanti anomalie elettorali nei seggi del vibonese, e non solo (tradotto dal politichese: imbrogli). L’avvocato Canale, via Comitati, afferrata la calcolatrice, ha valutato che a Diamante e Belvedere, i territori di Magorno, ha votato un elettore ogni 27 secondi (traducendo dall’ironia: imbrogli) e denuncia una macchia e uno sgraffio gravi alle primarie. Da Rosarno arriva la denuncia di ceffi inquietanti (che dalle nostre parti di solito significa ‘ndrangheta) che si sono presentati al seggio.

Talvolta, la maggiore affluenza (come il tasso di preferenze alle elezioni a Sud) è la spia di un rapporto elettorale distorto e malato e non l’annuncio di una festa democratica. Il nuovo segretario regionale del Pd, chiunque sarà, farebbe male a non tenerne conto.

Non mi piacciono le primarie, anche se le ho spesso praticate. Ma se un partito ha deciso di farle ha anche l’obbligo di trarre dal loro svolgimento valutazioni politiche corrette. Guardiamo alla Calabria dove il voto ha ingarbugliato le cose perché – imbrogli denunciati a parte - se è vero che nessuno ha vinto (o stravinto) come tutti si affannano a dire in queste ore, qualcuno ha intanto perduto, che è invece ciò che tutti nascondono.

Non ho avuto alcuna preferenza tra i candidati. Né ho pregiudizi sull’onorevole Magorno. Ma i fatti della politica sono spesso testardi.

Il fatto politico è che sulla carta non ci sarebbe dovuta essere partita. Magorno avrebbe dovuto piallare gli avversari. In Calabria lo aveva già fatto Renzi con Cuperlo. Magorno aveva in più dalla sua lo strascico del boom del nuovo leader del Pd. E lo aveva baciato la fortuna (che aiuta sempre gli audaci) essendo il voto caduto in un momento politico (e culturale) di straordinario apprezzamento del renzismo. Non a caso aveva buttato lì: “Ho chiesto a Matteo (Renzi, ndr) di fare in Calabria la sua prima uscita da presidente del Consiglio” (da far brillare gli occhi ai calabresi sempre pronti ad accogliere i vincitori). Invece, a quanto se ne sa a parecchie ore dalla chiusura dei seggi non ce l’ha fatta. La sua corrente maggioritaria sulla carta non gli ha dato il via libera. Più brutalmente perché fa capire meglio: non l’ha scelto, l’ha bocciato. Il parlamentino dei nominati calabresi – niente preferenze, tutti sconosciuti a chi li ha votati - si sostituirà a chi li ha eletti a propria insaputa e sceglierà il nuovo segretario che (forse) verrà fuori da un accordo di notabili, ognuno dei quali ha piazzato nelle liste bloccate un po’ dei suoi.

Conclusione: nessuno dei quattro candidati ha vinto ma intanto il candidato renziano è stato sconfitto. E se anche Magorno riuscisse a farsi nominare segretario dovrebbe ringraziare non il popolo degli ottantamila (presunti) elettori ma i notabili del Pd che (forse) troveranno l’accordo.

Però, lo so anch’io che è un paradosso, l’onorevole Magorno, pur sconfitto, è incolpevole. In Calabria i dc a un certo punto furono tutti fanfaniani, ma ognuno con la propria sottocorrente in furiosa competizione con le sottocorrenti degli altri. Quando Mancini diventò un prestigioso (e potente) leader, tutti furono manciniani, ma con sottocorrente irriducibilmente nemica di tutte le altre. Per non dire dell’epopea craxiana: tutti craxiani (Mancini, no) ma con la sezione “noi siamo i craxiani di…”. E’ la Calabria bellezza!

Il Pd in Calabria da anni è senza segretario perché i suoi notabili pur facendo parte spessissimo della stessa area o corrente, hanno le sottocorrenti che producono e sprizzano odio verso le altre sottocorrenti. Ed il fatto che il Pd sia in gran parte un partito di sottocorrenti contribuisce in maniera potente a spiegare il successo del centro destra in Calabria.

Ma ora (forse) il popolo del centro sinistra calabrese ha una speranza: che Renzi col martello pneumatico rottami tutti quanti: renziani compresi.