Il cinismo della burocrazia e il menefreghismo della politica bocciano MIMMO GANGEMI

Il cinismo della burocrazia e il menefreghismo della politica bocciano MIMMO GANGEMI

MG1     di ALDO VARANO - Se in futuro Mimmo Gangemi decidesse di raccontare la sua bocciatura alla Fondazione Film Commission della Regione Calabria scriverebbe una pagina di battute ironiche e divertite tra due “compari” seduti su una terrazza (parte fresca) sul mare o un uliveto: “Mi dispiaci, ma a Mimmu u futtiru chiddi da rreggioni”.

Sarebbe andata proprio così per lo scrittore espulso d’ufficio (nei fatti) da una Regione allergica verso chi non è “organico”: un vero e proprio riflesso condizionato di cui nessuno è titolare ma a cui tutti contribuiscono per bloccare i “diversi”. E’ scattato anche nella corsa per la prestigiosa poltrona di presidente della Fondazione film commission della Calabria.

Ce ne occupiamo perché è una spia di come vanno le cose da noi, anzi di come è costruita la Regione. Uno spaccato che illumina i mille perché del nostro eterno essere gli ultimi della classe.

Qualcuno viene “fregato” in continuazione nella corsa per le poltrone della Regione. E il modo migliore per fregarlo è eliminarlo a norma di legge, regolamento o prassi, tutte cose che in Calabria sono sottoposte a un forte potere discrezionale: della politica, della burocrazia, di un sacco d’amici.

Tutto normale, quindi. Ma forse questa volta, dopo lo scoop dell’Ora della Calabria firmato da Davide Varì e Alessia Principe che hanno raccontato la vicenda sulla prima pagina del loroi giornale, è utile qualche rapida riflessione. Perché Gangemi non è un calabrese qualsiasi ma uno scrittore affermato in Italia che, assieme a un gruppo di scrittori calabresi di grande rilievo, tira la volata a un fenomeno culturale che spesso s’incrocia coi territori ad alta sofferenza.

Gangemi, come testimonia la sua serena dichiarazione all’Ora, che oscilla, appunto, tra l’ironia e il divertito, non aveva chiesto quell’incarico ma quando gli era stato proposto non se l’era sentita di rifiutarsi da dare una mano alla sua terra. Lo scrittore, del resto, a giudicare dai suoi libri ha un attaccamento perfino privo di pudore per la sua regione. Nel cerchio più ristretto dei suoi amici più cari, poi, si è saputo dei suoi tormenti e delle sue incertezze (anche di quelle dei suoi amici) sull’incarico, delle sue inquietudini tra la consapevolezza che la scrittura a un certo livello è un lavoro a tempo pieno che non tollera distrazioni e la voglia di tentare di fare una cosa buona per la Calabria. Regione a cui, anche come scrittore, deve tutto perché non si può essere grandi scrittori senza identificazione e radici profonde in un pezzetto di terra.

Il Presidente Scopelliti pare si fosse convinto che Gangemi era la scelta giusta. Certamente aveva calcolato che nel mare di discredito che la Calabria, piaccia o no, registra in Italia, Gangemi sarebbe stato una buona notizia. Ed aveva ragione (la tentazione nei confronti dei Governatori calabresi sarebbe quella di aggiungere “una volta tanto”, ma qui non lo facciamo). Ma la Calabria è la Calabria e al resto del paese arriverà il segnale che lo scrittore è stato bocciato.

Il narrato è semplice. Il bando per quella presidenza è stato annegato in altri bandi. E’ uscito per quindici giorni sul Bur e sul sito della Regione. Non è finito pare su nessun giornale cartaceo o online. L’hanno visto solo due categorie di persone: quelli che guardano il Bur e il sito alla ricerca perenne di posti da afferrare con l’impegno dei loro protettori e quelli che di solito vengono informati di persona dai dirigenti della Regione con un sussurrato e complice: “Ma non lo dire che nessuno lo sa e non si deve sapere”.

Pare che Gangemi non sia inserito in nessuno di quei due elenchi occupato com’è a scrivere libri e lavorare alle fiction in cui la Calabria, promossa per la prima volta su Rai1 in prima serata grazie a un libro suo, viene osservata da 6 milioni e mezzo di telespettatori.

La dottoressa Sarlo, che ha gestito la vicenda, già al centro di altre che hanno colpito non favorevolmente l’opinione pubblica, dice che il bando è stato fatto tutto secondo le norme. Appunto! Non abbiamo informazioni contrarie alle sue.

Ma un interrogativo ci frulla in testa: perché questa volta, attorno a Gangemi, non c’è stata l’attenzione che di solito viene riservata all’ultimo dei questuanti organico al sistema di potere che domina la Calabria e deve afferrare una poltrona Regionale?

Il Presidente Scopelliti, l’assessore alla Cultura, quello al turismo, chi si occupa (o dice di occuparsi) della bistrattata immagine della Calabria, perché hanno lasciato fottere come non accade mai? Perché nessuna di quelle furiose contrapposizioni di quando bisogna caricare qualche maneggione su qualche Asl? Non vogliamo addossargliela a Scopelliti o a Caligiuri ma non sarà che hanno e si tengono una Regione (uso le categorie di Acemoglu e Robinson sui divari regionali) che invece di essere INCLUSIVA, cioè capace di valorizzare e includere gli interessi della collettività, è ESTRATTIVA, cioè funzionale soltanto a estrarre dalle carni della Calabria vantaggi riservati a clienti e ceti privilegiati?

Non sappiamo come andrà a finire ma non sarebbe male avere qualche risposta.