IL LIBRO. A Ecolandia "Storia dell'antindrangheta", Danilo Chirico, Rubbettino

IL LIBRO. A Ecolandia "Storia dell'antindrangheta", Danilo Chirico, Rubbettino

chirico

Nei giorni scorsi il Parco di Ecolandia ha ospitato una tappa del tour del giornalista Danilo Chirico che attraversa la Calabria per presentare l'ultimo suo libro, edito da Rubbettino, Storia dell'Antindrangheta, che racconta questa terra troppo spesso dipinta come "orfana di un movimento antindrangheta" , al punto da smarrire la memoria di una resistenza nemmeno troppo lontana nel tempo, quando i riflettori nazionali, era l'ottobre del 1991, si sono degnati di gettare una luce sulla marcia, lunga  kilometri che partiva  dalle officine Omeca  e giungeva ad Archi, un movimento di popolo che insorgeva contro la violenza della mafia calabrese.
Una presentazione atipica, perché capace di coinvolgere e interpellare.

La domanda che con forza è risuonata è non solo se una Calabria che resiste sia esistita, ma se ancora di quel fermento qualcosa è rimasto. A porla coloro il cui ruolo andava ben oltre quello di relatori, per essere testimoni e amici dell'autore. Storie segnate da scelte forti, pregne di difficoltà, di sconfitte, ma soprattutto di una volontà mai sopita nel continuare e continuare ancora a resistere. Anche in una amara condizione di solitudine e separatezza là dove dovrebbe esserci una lotta comune. Però queste donne e questi uomini sono segni e semi di speranza per la Calabria. Ancora ci credono con ostinazione e lo Stato li chiama questi sognatori dell'impossibile, per consegnare loro beni confiscati che nessuno vuole, per inventarsi qualunque cosa e sovvertire il corso degli eventi. Così il "cronista di provincia", come preferisce essere chiamato Michele Albanese, e il prete di Libera, don Ezio Stamile che non fa parte della schiera dei preti imboscati, come diceva don Italo Calabrò, si raccontano e rendono vivente il libro di Danilo. Le domande dell'autore che troviamo tra le pagine e le ragioni che lo hanno spinto a scrivere, tracimano, diventano carne e sangue, narrazione a più voci, sul fare della sera, senza microfoni né luci, davanti ad un affaccio straordinario sullo Stretto.

Questo desiderio di restituire le storie ai protagonisti è anche nel dolore composto e dignitoso, nella testimonianza di Vincenzo Chindamo, fratello di Maria, vittima bianca di ndrangheta, perché essere una donna libera che non abbassa la testa a Rosarno, non è tollerabile e di Maria sul luogo della sparizione, Vincenzo nella più atroce solitudine, trova solo tracce di sangue e ciocche strappate dei capelli di sua sorella.

Chirico nasce in quel quartiere di Archi, periferia Nord di Reggio, dove non c'era giorno che non ci fosse un morto ammazzato. Ma era troppo piccolo, spiega, "che c' erano persone che si battevano l'ho saputo dopo...". Non apparteneva alla sua generazione quella narrazione. Ma essere nato lì, cresciuto e andato fuori come cento altri giovani, non lo ha esentato dalla responsabilità di osservare la realtà e porsi domande. Il contesto è determinante, anche quello familiare, infatti, Danilo scrive nella dedica: "Ai miei genitori che erano in marcia il 6 ottobre1991".

Se la realtà attuale, rileva Anna Briante è anestetizzata, un libro può farsi sentinella che consente di porsi sulle tracce di cose che andrebbero perse. Questo è il pregio del libro, secondo la giornalista. È necessario scavare nel passato e nel presente, per contrastare l'assordante silenzio di una stampa che ha preso una deriva preoccupante. Il mondo dell'informazione sta finendo perché strumentalizzato, aggredito, sottopagato. Dove sta andando l'informazione? Le lobbyes stabiliscono che da Napoli in giù non c'è vantaggio a scrivere, non c'è corrispettivo in pubblicità, a meno che non si tratti di strage. A nessuno interessa sapere ciò che accade a Limbadi.

Storia dell'antindrangheta è la risposta ad una chiamata insopprimibile. Rispondere al bambino rimasto dentro, che come Danilo, ha sentito cose che non poteva capire, ma qualcuno gli ha passato il testimone e la marcia ha continuato a farla su altre vie che lo riportano a Sud. Per un fatto personale, "dove per personale s'intenda fortemente politico". Come Michele, che era troppo piccolo, per vedere nella strada del suo paese un morto ammazzato. Cresci, parti, resti,  non importa. Ciò che conta è portarsi dentro per sempre l'urgenza di capire, di raccontare il territorio, di fare memoria.