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IL DIBATTITO. I Bronzi e la questione del Mezzogiorno

IL DIBATTITO. I Bronzi e la questione del Mezzogiorno

mrc       di GIORGIO ARCONTE – (rep) Questa Italia è nata male. E nonostante alcuni passeggeri momenti di splendore, è cresciuta malissimo, tant’è che non riesce a perdere il suo vizio primordiale in barba ad ogni elementare concetto di Nazione, ovvero la spoliazione e lo sfruttamento del suo Meridione. Parliamoci chiaro, probabilmente i garibaldini furono in buona fede, ma la corona sabauda e la massoneria inglese avevano ben altri progetti per quell’espressione geografica chiamata Italia. E così, compiuta l’epopea del Risorgimento, ecco che le fonderie di Mongiana (provincia di Vibo Valentia), eccellenza dell’industria siderurgica in tutta Europa, venivano chiuse ed i suoi operai trasferiti parte nelle neonate acciaierie di Terni, e parte nel già attivo complesso siderurgico ligure, in particolare nelle industrie dell’Ansaldo. Verrebbe spontaneamente da chiedersi: ma non potevano continuare a comprare il ferro in Calabria? Direi proprio di si, se solo avessero considerato anche il Sud come terreno nazionale e non semplicemente come colonia da conquistare e dalla quale acquisire manodopera a basso costo. La realtà fu, e continua ad esserlo, che le industrie inglesi e piemontesi-liguri non potevano tollerare un concorrente così forte e se ne sbarazzarono arricchendo e potenziando solo le loro economie, ed impoverendo ancora di più la Calabria ed i calabresi costretti all’emigrazione o al brigantaggio.

Oggi poco è cambiato da allora. Così mi viene da pensare un attimino alla proposta di spostare le statue dei Bronzi di Riace, veri e propri tesori per la città di Reggio Calabria, e mi chiedo: perché la gente non può venire qui, nella terra dei Bronzi, ad ammirarli ma dobbiamo portarli in giro un po’ per tutto il mondo? Ok, siamo assolutamente d’accordo: l’arte e la cultura sono di tutti ed i Bronzi sono patrimonio dell’umanità, ma non mi pare che le due statue siano mai state sequestrate dai reggini, chiuse in una stanza inaccessibile e vietata al pubblico. Vieni a Reggio, paghi un biglietto, entri nell’apposita sala del Museo Nazionale della Magna Grecia, ed ammiri la perfezione e la magnificenza dei due guerrieri di Riace. Al pari del Guernica, vai a Madrid, paghi un biglietto per entrare al Museo Reina Sofia e tutta l’umanità può ammirare questa opera grandiosa di Picasso nella sua terra.

Probabilmente e giustamente qualcuno fa notare che Reggio è difficile da raggiungere e che la città non offre grandi servizi al turista, e allora perché la riflessione e l’impegno non sono concentrati sullo sviluppo e la realizzazione di infrastrutture? Perché non si ragiona su come poter attrarre investimenti per la creazione di servizi nel settore turistico? Lo chiedo soprattutto al mondo della politica che è molto impegnato nello sterile e vuoto giochetto dialettico destra vs sinistra ma appare assolutamente incapace di immaginare e proporre un modello di sviluppo per la città. Quando non si sa sfruttare e valorizzare una risorsa, i Bronzi, questa diventa poi un problema e la cosa più facile da fare e sbarazzarsene con tante scuse poco convincenti. I Bronzi di Riace fuori da Reggio non sono uno sponsor per la nostra città e sono fonte sicura di ricchezza per chi li ospita. Certamente i nuovi possibili custodi dei guerrieri oggi saranno molto più bravi dei reggini a valorizzarne la bellezza, ad accogliere migliaia su migliaia di turisti ed a creare centinaia di nuovi posti di lavoro, ma tutto questo con la città di Reggio Calabria cosa c’entra? Una volta spostati i Bronzi da Reggio, semmai dovessero rientrare, davvero crediamo che verranno più visitatori in città se servizi ed infrastrutture continueranno a non essere adeguati? Sarò presuntuoso ma io credo proprio di no! E allora tanto vale lasciarli girare il mondo o continuare ad esporli a Milano. Così l’umanità avrà una maggiore opportunità ma sarà ugualmente ricca, così Milano (o le altre città che godranno della presenza dei Bronzi) sarà ancora più ricca, e così Reggio Calabria sarà ancora più povera economicamente e perderà un pezzo della sua preziosa identità. Un po’ come Mongiana e tutta la Calabria centocinquant’anni fa…