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La Lunga Notte di Medea – Corrado Alvaro rivisitato Globo Teatro Festival

La Lunga Notte di Medea – Corrado Alvaro rivisitato Globo Teatro Festival

 La lunga notte di Medea  di ANTONELLA ARICÒ - È un incrocio di suggestioni, visioni, gesti, parole: “Lunga notte di Medea”, andato in scena al “Teatro Francesco Cilea” per la regia di Americo Melchionda come ultimo appuntamento del Globo Teatro Festival, si affida alla commistione di arti e stili. Il risultato è uno spettacolo dai segni emozionanti e originali. La rivisitazione del testo di Corrado Alvaro, a Reggio Calabria, si propone a un Teatro Comunale tutto esaurito, segno di una fiducia che il pubblico, fedele e presente per tutta la rassegna iniziata dall’agosto scorso, ha ritenuto di offrire anche per l’ultimo spettacolo. E l’empatia dello stesso pubblico con lo staff di attori non ha tardato ad arrivare: la Medea (interpretata da Maria Milasi), pur nell’originalità, si presenta così come Alvaro stesso l’ha immaginata - madre, straniera e sola - portando per mano gli spettatori dentro le fragilità intime di chi, esule, non possiede una terra. Di chi è ospite indesiderato e sgradito, assoggettato a pregiudizi e superstizioni; la Medea, insomma, che oggi potrebbe essere ovunque, in ogni angolo di mondo in cui si vive il dramma della condizione dello straniero.

Il conseguente infanticidio, (in scena lasciato solo avvertire tramite una sovrapposizione - seppur intensa - di emozioni), è quindi la conseguenza ultima di processi discriminatori che la abbandonano nel più totale e disarmante isolamento.

Sarà la nutrice Nosside, forte del ruolo interpretato dalla brava Anna Maria de Luca, che accompagnerà Medea in un agitato e visionario viaggio dentro la “lunga notte” in cui Giasone non accenna a tornare a casa perché già tra le braccia di Creusa, figlia di Creonte del re di Corinto.

Un’opera che si avvale di un percorso che si aggrappa fortemente al senso contemporaneo: le parti recitate si incrociano tra prosa e video e anche la musica di Aldo Gurnari dei Musicofilia valorizza il messaggio, seguitando a condurre la tragedia verso drammi reali e attuali. È di Creonte, interpretato da Hal Yamanouchi, il compito di calcare ulteriormente verso il concetto di esclusione: la durezza del suo ruolo è convincente ed efficace mentre affonda speranze e illusioni sottolineando quanto il mondo sia sempre meno propenso all’apertura e all’accoglienza. Alimentare le superstizioni e i pregiudizi del suo popolo verso il diverso, quindi, equivale alla conservazione del suo potere. Il concetto di Alvaro rinasce dentro la trasposizione teatrale di produzione delle Officine Joniche Arti - Globo Teatro Festival, e lo fa anche nella scelta dei costumi, curati da Maria Concetta Riso: se le donne portano addosso abiti antichi, gli attori sfoggiano con austerità un forte senso del contemporaneo; rivolto, ancora una volta, a tradurre l’ostilità antica in conflitto odierno. Lo stesso Melchionda, nei panni di Giasone, si propone antieroe codardo, riconoscibile dentro ogni uomo consacrato all’ambizione che preferisce annullare sentimenti e affetti.

E alla fine di questo cammino fatto di solitudine, paura, potere e ferocia, il pubblico si fa partecipe emotivamente, in un abbraccio finale tutto dedicato allo staff del Globo Teatro Festival.