
Camminare per le vie della mia città è diventata una tortura, passeggio in una città in putrefazione, incattivita, puzzolente, assopita, perso è quel minimo di senso civico che era rimasto, cancellata è la voglia di risollevarsi, sguardi di persone che incrocio, arrabbiati, corrucciati, invecchiati; ci vuole coraggio a rimanere amici miei, ci vuole coraggio ad immaginarsi un futuro.
Passo da via Lia, quartiere della mia infanzia, uno stradone degno della Beirut bombardata, scie chimiche di escrementi che ti mozzano il respiro, isole “antiecologiche” di rifiuti degni delle favelas di Rio de Janeiro; aria di napalm letale simile alla guerra del Vietnam, scarafaggi frenetici e presuntuosi che ti tagliano la strada: tutto questo addolora, tutto questo non dovrebbe accadere.
Avete perso la dignità cittadini della Reggio antica, della città che voi dite di amare, voi odiate questa città, ditelo chiaramente, la disprezzate, siete pronti a violentarla ulteriormente come una puttana priva di dignità solo per avere un argomento da discutere con chi ha avuto il coraggio di emigrare.
Siete pronti a fare il tiro a bersaglio con le vostre buste piene di avanzi e che tirate dal finestrino, siete pronti ad arrabbiarvi con i fantasmi di una città che non è mai stata, quella culla di bellezza che in fondo tutti desideriamo.
Ho conosciuto anziani che non escono di casa e che vivono in prigione per non rischiare dolori d’anima e di polmoni, anziani che rischiano la morte e che devono fare testamento prima di uscire come il buon vecchio Marziale suggeriva agli antichi cittadini romani.
Siete vittime è vero, del narcisismo dei nostri politici, destra, sinistra, centro qui non c’è differenza, politici che si accarezzano la chioma al vento o urlano rosari e litanie e che non hanno mai messo il naso oltre Modena quartiere(ovviamente) per vedere dove si parla di futuro, di innovazione, politici vissuti nelle fortezze di casa propria che non hanno mai sporcato le loro mani con la terra, col sudore, col sacrificio.
Avete regalato le chiavi di casa vostra, per anni, secoli, a chi non si è mai interessato del destino dei vostri figli, quei figli di Reggio rimasti orfani, mutilati del proprio futuro, non avete capito, che la costruzione di una propria individualità, identità, parte proprio dalla cura di casa vostra, della vostra città, del vostro giardino nel quale portate il cane a pisciare e a cagare senza ritegno e rispetto.
Io per voi non provo più niente, non sento più niente, sta morendo ed affievolendo finanche quel senso di appartenenza che ho sempre provato e che ho portato con me come bagaglio prezioso in giro per il mondo.
Io per voi non provo più niente, non sento più niente nemmeno quella fragile tenerezza figlia della flebile speranza di un miglioramento.
Reggio è una città in putrefazione signori miei, Reggio forse è morta tra le vostre braccia.
*poeta e scrittore