La vita tra i banchi di scuola. Quando la bussola è un cellulare

La vita tra i banchi di scuola. Quando la bussola è un cellulare

In un momento segnato da una grave crisi della Scuola, Massimo Baldacci, autorevole esponente nel nostro Paese del problematicismo pedagogico, la riporta, con il suo ultimo libro (La scuola e la Costituzione, Carocci, 2025) al centro della riflessione pubblica. Esemplare testimonianza di questo contro-movimento è la discussione organizzata da Stroncature - nota piattaforma indipendente per la diffusione e promozio ne dei prodotti della ricerca scientifica e culturale - venerdì 28 novembre. Dialogheranno con l’autore Maria Chiara Michelini (ordinaria di Pedagogia generale dell’Università di Urbino) e il costituzionalista Antonio Cantaro di cui pubblichiamo alcuni stralci della Prefazione al volume, dall’evocativo titolo Un libro ricostituente.

«Come ogni autentica opera d’autore, il libro di Massimo Baldacci ha un “taglio militante” e, allo stesso tempo, densamente teorico. Merce rara in tempi di profondo e manifesto disorientamento, per dirla con le parole di Alain Badiou. E, come l’autorevole filosofo francese, Baldacci non si limita ad una perorazione di buoni sentimenti. Va alla radice, perché “un disordine manifesto diventa chiaro solo se lo si considera come un effetto dell’ordine da cui procede”. Il disordine manifesto è quello di una scuola che nella sua vita quotidiana ha smarrito la bussola del programma fondamentale di emancipazione civile e sociale contenuto nella “Carta degli italiani”. La Costituzione come «principio pedagogico», “aperta a tutti”, “di tutti”, “per tutti”, veicolo e artefice di una democrazia sostanziale (…)».

«Il disorientamento della Scuola è l’effetto di un ordine materiale della vita individuale e della convivenza collettiva che mette ai margini il ruolo dei docenti come “guide di un viaggio del pensiero” e chiede loro, al contrario, di tramettere prevalentemente soft skills (le cosiddette competenze trasversali) funzionali all’utilizzo di tecnologie che sanno tutto e, quindi, non conoscono niente. Una scuola pensata come un “asilo provvisorio al termine del quale si abbandonano i giovani alla babele delle opinioni e delle false apparenze”, lasciando loro come unica bussola non altro che l’imperativo di cavarsi dai guai in un modo o nell’altro, cellulare alla mano. Baldacci guarda in faccia questa sfida “mortale”. E dimostra, con grande efficacia e perspicacia, come questi processi di educazione informale socialmente diffusi abbiano la loro matrice in un nuovo modo di sentire e di pensare strutturato intorno al principio neoliberale di autoresponsabilità. Intorno, cioè, all’insociale, autistica, ideologia che postula che la responsabilità di ciò che ciascuno di noi ottiene nella vita - e la colpa dei nostri fallimenti - è solo di noi stessi».

«A fronte di questo disorientamento Baldacci delinea un progetto di riorientamento dal basso e dall’alto. Vivere la Costituzione è l’invito contenuto in ogni pagina, un invito a rifuggire laicamente da ogni retorica musealizzazione dei suoi principi. Condizione, affinché, la Scuola torni ad essere nella “prassi” quel potere insieme costituente e costituito iconicamente scolpito nella disposizione che recita che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Libere da poteri burocratici e da passivizzanti poteri privati che nascondono la loro totale irresponsabilità sotto il suadente e tecnocratico nome di governance. Libere affinché la Scuola possa coltivare la sua più nobile vocazione: essere, innanzitutto, una forma di vita, il principale veicolo di civilizzazione senza il quale non c’è nemmeno autentica modernizzazione».