La riflessione su Livio De Luca, il calabrese che fa “rinascere” Notre Dames a Parigi

La riflessione su Livio De Luca, il calabrese che fa “rinascere” Notre Dames a Parigi

notre dame

Mentre ci si attarda a scoprire e riscoprire retaggi antichi (identitari, secondo alcuni), a invocare vocazioni archetipe (cui sarebbe bene rifarsi, a leggere certe posizioni) non può passare inosservata la notizia (che certamente non è l'unica) che diffusa dal Financial Times rimbalza (con tanto di note aggiuntive) sul magazine settimanale di Repubblica.

 Un giovane professionista calabrese, nato ad Amantea, in provincia di Cosenza, direttore presso il Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, architetto e ingegnere, Livio De Luca, ha proposto il progetto di resurrezione dal 'virtuale al fisico' della Cattedrale di Notre Dame a Parigi avvolta nelle fiamme il 15 aprile del 2019, e ora guida il 'contingente digitale' istituito presso il Ministero della cultura francese per  la 'missione della rinascita'.

Migliorare la simulazione di Notre-Dame con l'intelligenza artificiale sta accelerando il rilancio della struttura -è stato autorevolmente dichiarato- e: '... al di là della ricostruzione della cattedrale, la tecnologia adoperata ha grandi promesse per il futuro. Le antiche opere di architettura possono essere preservate virtualmente'.

E d'altronde, Livio De Luca non è nuovo a imprese del genere: il progetto Notre-Dame, infatti, è il culmine di passate missioni come quella di sette anni fa, quando ha mappato l'area di Pompei grazie a un semplice elicottero militare trasformato in fotografo robotico volante. 

Siamo in presenza, è del tutto evidente, di doti non rinvenibili in misura diffusa, ma si diceva non uniche: basterebbe soffermarsi non sui soliti cahiers de doleances o sulle ricorrenti nostalgie del bel tempo antico per leggere di intelligenze e applicazioni che la Calabria produce: alcune restano, magari sopite, qui da noi, in termini più ragguardevoli a farsi valere per il mondo.

Qual è l'assunto, allora, che tipo di considerazione si può trarre dalla storia di Livio De Luca e degli altri che, magari nati e formatisi in ambienti borghesi e spesso extraurbani, hanno guardato al futuro svincolandosi dalle retoriche del richiamo ancestrale alla terra e dell'emigrazione, intellettuale e non solo, come la maledizione che desertifica il mezzogiorno e la Calabria in particolare?

La conclusione, o pure la semplice suggestione, non è certamente quella dell'incoraggiamento a cercar fortuna altrove e dimenticare culle, radici e tradizioni, ma di non soltanto auspicare ma soprattutto favorire il ritorno da noi di giovani menti che sono cittadini del mondo: ciò potrà avvenire con l'agire politico mirato e, sopra ogni altra cosa, la creazione di condizioni ambientali e di contesto idonee, non già rifugiandosi nel passato.

E' di questi giorni, d'altronde, la polemica -che a volte acquista tratti espliciti e, come suol dirsi 'franchi', altre si trincera dietro il detto e il non detto- fra coloro i quali magari troppo brutalmente possono definirsi passatisti e gli interlocutori: i tradizionalisti, anche qui fin troppo schematicamente. Parlare della Calabria, del suo futuro, dei giovani, delle politiche necessarie, passa, inequivocabilmente, per lo scioglimento di questo dilemma: quanto tempo potrà restare in piedi senza che ciò non provochi, ulteriori, danni?