Michela Cogliandro: Mia madre mi spazzolava i capelli

Michela Cogliandro: Mia madre mi spazzolava i capelli

M Cogliandro        di LETIZIA CUZZOLA – 100 pagine di puro amore, incondizionato, ecco l’ultimo piccolo tesoro frutto della penna di Michela Cogliandro, delicato e prezioso come un bocciolo simbolo dell’amore filiale che lega per sempre le radici alle loro appendici profumate.

“Mia madre mi spazzolava i capelli”, pubblicato per Città del Sole Edizioni, ha il respiro dei romanzi firmati dal Romanticismo inglese, di quella letteratura mista di timori e pensieri tangibili che, soprattutto durante l’epoca vittoriana, hanno riempito il cuore di molte donne. Tra le righe è possibile leggere anche la rapidità del tratto con cui questa sorta di diario delle emozioni e dei ricordi è stato scritto, fugace ma permanente come solo i grandi dolori sanno essere.

Michela ripercorre gli anni felici, l’infanzia composta e allegra divisa fra la Calabria e i ricordi di Padova nei racconti della madre veneta, la dedizione di quest’ultima nel regalarle la serenità ad ogni costo e la libertà delle regole giuste. Ma come spesso accade, la vita quella vera, irrompe a stravolgere la quotidianità. Ha gli occhi della malattia che non lascia scampo.

La donna che Michela ha sempre amato visceralmente, interpretando carnalmente il legame che lega madre e figlia, è ormai l’ombra di se stessa, sfigurata da un male che non le lascia scampo. Davanti alla morte di un genitore, poi, ogni figlio torna alla nudità natale, indifeso e solo nonostante il mondo attorno.

La paura di vivere, di non riuscire a capire quale sia davvero la Vita e quale solo un’illusione di bellezza, un contenitore vuoto di speranze e ricordi. Ognuno di noi tenta di proteggersi dall’energia vitale o di aggrapparsi ad essa come può. Ma quanto è difficile comprendere l’Altro in questi suoi sforzi? Quanto è difficile riuscire a comprendere fino in fondo i gesti, le parole ed ancor più i silenzi di chi ci ha nesso al mondo?

La Cogliandro tenta di dare una risposta ai quesiti che le graffiano l’anima, la rendono fragile nei momenti in cui dovrebbe avere più forza. Diventa vittima e carnefice dei suoi stessi dubbi perché: “Perdere un’occasione d’amore non significa non farsi amare, ma abbandonarsi all’amore che vuole esprimersi, non dare all’altro la possibilità di ricevere il nostro amore, qualunque cosa ne voglia fare”.

È ammirevole la capacità con cui Michela Cogliandro sia riuscita a dar voce al proprio dolore, a trasformare l’intimità estrema del rapporto con la madre, abbia riaperto quei cassetti della memoria che si vorrebbero serrare. Un piccolo libro ma con un grande messaggio di amore.